SPONGEBOB – FUORI DALL’ACQUA di Paul Tibbit (2015)

spongebob

Dopo aver conquistato il consenso del pubblico americano (il film ha ottenuto un discreto successo al botteghino statunitense) arriva finalmente sui nostri schermi SpongeBob – Fuori dall’acqua, secondo lungometraggio dedicato alla spugna di mare più famosa del mondo dei cartoon.

 

Come già era successo per il primo episodio, SpongeBob – Il film (2004), gli ideatori della pellicola decidono di non prendere minimamente le distanze dalla serie animata e dai suoi connotati. Così, almeno per i primi tre quarti del lavoro, SpongeBob – Fuori dall’acqua ripropone tutte le caratteristiche di quello che potremmo definire un episodio allungato: la trama è sempre la stessa (il temibile Plankton brama la ricetta segreta dei gustosissimi panini sfornati dalla spugna gialla ed è pronto a tutto pur di rubarla), i protagonisti sono (ovviamente e giustamente) i medesimi che conosciamo ormai da tempo e, soprattutto, l’ironia adottata non cede il passo a facili compromessi cui un lavoro ideato per il grande schermo sarebbe potuto scendere.

Si ride durante la visione e lo si fa in maniera intelligente. Questa è la migliore qualità del team creativo della serie, che già durante gli episodi televisivi aveva dato prova di saper conciliare al meglio una satira adulta e pungente a richiami decisamente più infantili mirati ad accontentare il pubblico di riferimento. Dunque, in SpongeBob – Fuori dall’acqua, accanto a gabbiani canterini, pirati da strapazzo e una morale scontata e sempliciotta, ecco spuntare in filigrana una parodia al cinema post apocalittico, una satira riuscitissima sugli effetti delle droghe e sull’esistenza di Dio, ecc.

Tuttavia, ciò che di gran lunga non funziona all’interno del film è l’intera parte finale piuttosto frettolosa, poco originale e a tratti banale. A causa di ragioni prettamente commerciali (sfruttare al meglio gli effetti del 3d, richiamare l’attenzione al mondo dei supereroi e proporre qualcosa di diverso che possa stuzzicare l’appetito di una più vasta fascia di pubblico), da quando il team di creature marine si sposta in superficie per combattere il cattivo Barba Burger (un irriconoscibile Antonio Banderas) e riportare ogni cosa al suo posto, il film si avvale di scelte davvero banali, ripetitive e forzate denotando una certa mancanza di idee nel saper conciliare le esigenze di mercato alla creatività che da sempre contraddistingue le avventure del personaggio.

Voto: 2/4