MOLIERE IN BICICLETTA di Philippe Le Guay (2013)

moliere-in-bicicletta-locandinaDopo il trionfale successo ottenuto in patria, dove ha totalizzato oltre un milione di spettatori, e la calorosa accoglienza raccolta al Torino Film Festival, il nono lungometraggio di Philippe Le Guay arriva nelle sale italiane con tutti i presupposti per intercettare i favori di un pubblico âgée affascinato da una commedia dal fascino letterario che, con pungente ironia e sguardo disincantato, intreccia arte e vita in un raffinato gioco di specchi, rendendo omaggio al mondo del teatro e alla fragilità dei suoi protagonisti.

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L’IMAGE MANQUANTE di Rithy Panh (2013)

 «Io ero venuto al potere per portare a compimento la lotta, non per uccidere la gente. […] Sono forse una persona selvaggia? La mia coscienza è pulita».

(Saloth Sar, conosciuto come Pol Pot)

 

 

Costretto a lavorare per diversi anni nei campi di lavoro dei Khmer rossi, i guerriglieri comunisti cambogiani, il cineasta Rithy Panh, nato a Phnom Penh nel 1964, ha sempre sentito il bisogno di confrontarsi con un passato di indelebile tragicità, imponendosi come il cantore dei drammi che la sua terra ha attraversato sotto il folle e spietato regime di Pol Pot. Tra i più importanti documentaristi viventi, Panh riuscì a fuggire dalla Cambogia nel 1979, raggiungendo la vicina Thailandia prima di trasferirsi a Parigi, dove si laureò all’Institut des hautes études cinématographiques.

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GRAND PIANO di Eugenio Mira (2013)

 Scelto per chiudere la trentunesima edizione del Festival di Torino, Grand Piano rimane quello che le sinossi introduttive o i poster pubblicitari lasciavano intuire, ovvero un film con uno spunto curioso. Basta. La vicenda prende le mosse con i giusti ingredienti per incuriosire molto lo spettatore. I primi 20 minuti della pellicola divertono, appassionano e ci immergono pienamente, facendoci immedesimare bene nel protagonista. Un famosissimo pianista, ritiratosi dalle scene, torna in concerto dopo cinque anni di silenzio, ma a preoccuparlo di più non sarà l’emozione della performance, bensì la minaccia che trova scritta sugli spartiti una volta iniziato a suonare: “sbaglia una nota e morirai”.

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31° TORINO FILM FESTIVAL: TUTTI I PREMI

31 TFF coverGiunge al termine anche quest’anno la prestigiosa kermesse cinematografica torinese, confermandosi un festival di altissimo livello qualitativo, non solo per quanto riguarda le opere in concorso. Le lunghe file anche alle proiezioni del primo mattino, il fermento durante tutto il periodo della manifestazione, l’entusiasmo degli addetti ai lavori e, soprattutto, la calorosa risposta del grande pubblico, sono la dimostrazione tangibile di un pieno successo di cui il direttore del festival Paolo Virzì, che quest’anno ha raccolto l’eredità di Gianni Amelio, può sicuramente andare fiero.

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IL SUPERPAGELLONE DEL TFF 2013

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Alla fine di questo 31° Torino Film Festival, non poteva mancare il nostro superpagellone. Un’edizione complessivamente interessante, con diverse sorprese, alcune delusioni e qualche gustoso colpo di fulmine. Tra i film più amati, il vampiresco Only Lovers Left Alive del grande Jim Jarmusch, il film dei Coen Inside Llewyn Davis e il toccante doc cambogiano L’image manquante. Eccovi tutti i voti della redazione di I-FILMSonline in trasferta!

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LA PLAGA di Neus Ballús (2013)

 Tra tutti i titoli presentati nel concorso torinese, una posizione di rilievo la occupa sicuramente La plaga (la piaga), pellicola d’esordio della regista catalana Neus Ballús (classe 1980). Ritratto sociale di taglio semidocumentaristico composito e sfaccettato che non si presenta come un affresco collettivo bensì come un quadro di esistenze ai margini lineare e toccante, il film mette in scena cinque storie intrecciate nella canicola spagnola di fine estate: un wrestler moldavo che lavora come bracciante, un agricoltore che coltiva cibo organico, una prostituta sola nella campagna alla periferia di Barcellona, un’infermiera filippina e l’anziana Maria (alla cui memoria il film è dedicato), donna con gravi malformazioni fisiche attaccata alla vita e alle proprie radici.

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LA BATAILLE DE SOLFERINO di Justine Triet (2013)

È il 6 maggio 2012, una data epocale nella recente storia francese: François Hollande viene eletto Presidente e l’elettorato socialista, dopo aver atteso il risultato delle votazioni davanti alla roccaforte del partito in Rue De Solférino, esplode in tutta la sua gioia. Ma per Laetitia (Laetitia Dosch), cronista televisiva inviata tra la folla a documentare l’evento, nonché donna e madre incasinatissima, la giornata avrà risvolti personali ben più complicati. Il turbolento ex marito Vincent (Vincent Macaigne) cercherà in tutti modi di far valere il suo diritto a vedere le due figlie, finendo con lo scatenare un guaio dopo l’altro.

La regista Justine Triet, già documentarista e autrice di corti, esordisce con La Bataille de Solférino nel lungometraggio di finzione, mescolando sapientemente la storia di una famiglia in frantumi con la Storia, cosa pubblica e fragilità private. Il risultato è un’opera davvero riuscita, intensa, matura e ben recitata da un cast in stato di grazia.

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A WOMAN AND WAR di Junichi Inoue (2013)

Nel Giappone brutalizzato dalla Seconda guerra mondiale tre personaggi incrociano le loro esistenze. Una prostituta frigida cerca il piacere che non ha mai conosciuto; uno scrittore fallito non riesce a concepire la desolazione in cui è precipitato il suo Paese e profetizza la fine della guerra e la sua morte imminente; un reduce mutilato del braccio destro è perseguitato dagli orrori commessi al fronte. Junichi Inoue, dopo svariate collaborazioni in veste di assistente alla regia e un episodio del film antologico A Hole in Underpantsesordisce in concorso al 31 Torino Film Festival con il lungometraggio A woman and war, ritratto di una nazione martoriata e inconsapevole che ha perso i suoi punti di riferimento, identificati dal mondo occidentale nel decoro, nel pudore e nell’adamantino codice d’onore che regola la sfera civile e quella militare.

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UGLY di Anurag Kashyap (2013)

Arriva da Festa mobile, sezione particolarmente ricca di perle, una delle più entusiasmanti sorprese di questo 31˚ TFF. Parliamo di Ugly, pellicola di nazionalità indiana diretta da Anurag Kashyap. Ovvero, il regista, tra l’altro, del torrenziale Gangs of Wasseypur (2012), monumentale epopea che attraversa cinquant’anni di storia della criminalità organizzata hindi e ha riscosso un enorme successo di critica e pubblico.

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THIS IS MARTIN BONNER di Chad Hartigan (2013)

Con il Sundance Film Festival, la celebre vetrina del miglior cinema indipendente americano, il TFF ha un rapporto privilegiato, tanto che un mucchio di titoli passati sugli schermi di Park City fanno capolino (spesso per la prima e unica volta) alla manifestazione torinese. In Festa mobile, spicca quest’anno il film che ha vinto il premio del pubblico Best of Next: This is Martin Bonner è firmato dal giovane (classe ’82) Chad Hartigan. Uno che è appena alla sua opera seconda, ma ha talento da vendere.

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RED FAMILY di Lee Ju-hyoung (2013)

 Red family, la famiglia rossa. Ovvero quattro spie nordcoreane che fingono di avere legami di consanguineità, infiltrate nella Corea del Sud per punire i disertori in fuga dal loro paese. Costretti dal governo di Pyongyang ad uccidere, pena la morte dei loro cari, si ritrovano ad avere rapporti di vicinato con una famiglia vera e disgraziata, minata da debiti e continui e feroci litigi, libera però di provare sentimenti e lasciarsi andare alle emozioni. Il contatto provoca la crisi: in preda ai dubbi, i punitori saranno costretti a fare i conti con le loro coscienze e con la presunta “giustizia” veicolata dai capi.

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SANGUE, NERD E COSPIRAZIONI NELLA SEZIONE AFTER HOURS DEL TFF

 AU NOM DU FILS di Vincent Lannoo

Scritto da Simone Soranna

Se non altro, è da ammirare il coraggio di quest’opera tutta belga. Una sorta di black comedy basata su una semplice storia di vendetta che però tratta temi davvero scottanti come la pedofilia all’interno del clero e l’estremismo di alcuni fanatici religiosi. Lo spunto di base si dimostra molto interessante sia per lo stile grottesco di alcune scene (lo stesso regista Vincent Lannoo afferma che i momenti di vendetta sono trattati in maniera “gioiosa” proprio per mostrare come tale nefandezza sia priva di senso) che per l’attenzione dedicata al personaggio protagonista interpretato in maniera molto credibile da Astrid Whettnall, una donna fortemente credente che prova a far vedere la luce a chi invece non crede e che finirà per ritrovarsi suo malgrado acciecata completamente dalla sua rabbia. Il film però non scava come dovrebbe su questi temi divagando un po’ troppo e perdendo la bussola soprattutto nel parodiare le diverse facce del fanatismo cristiano. Lannoo arriva dai videoclip e dalla pubblicità e si vede. Questo stile lo aiuta nelle scene più bizzarre ma lo ostacola in quelle più drammatiche dove un tocco più umano e meno freddo avrebbe sicuramente giovato.

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BELLEVILLE BABY di Mia Engberg (2013)

 Presentato nella sezione TFFDOC del 31 Torino Film Festival, Belleville Baby è un’operazione di indiscussa originalità. E discutibile realizzazione. Tutto comincia con una telefonata tra la regista svedese Mia Engberg e il suo ex fidanzato francese Vincent, grande amore di giovinezza, che si appalesa dopo anni di oblio causati da un lungo periodo trascorso in carcere. Da lì si dipana una lunga immersione nei ricordi dei due, che ricostruiscono la liason indimenticabile e tormentatissima vissuta nel quartiere parigino di Belleville tra una ragazza normale, aspirante videomaker, e un giovane criminale amorevole ma irredimibile.

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LAST VEGAS di Jon Turteltaub (2013)

 Curioso pensare come il film che ha aperto l’odierna trentunesima edizione del Torino Film Festival abbia in comune con il suo predecessore (ovvero Quartet, pellicola di Dustin Hoffman che aprì la medesima manifestazione ma l’anno scorso) non solo il genere divertente e rilassato della commedia, ma anche l’età presa in analisi e il numero dei suoi protagonisti. Là venivano raccontate le disavventure di quattro anziani musicisti costretti in una casa di riposo, qua le peripezie di altri quattro anziani amici che si ritrovano dopo diversi anni per festeggiare un addio al celibato a Las Vegas.

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LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE di Pif (2013)

 “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.”

Paolo Borsellino

         – Papà, ma la mafia è pericolosa?

         – No, figliolo, la mafia è come un cane. Se lo lasci stare, non ti morde.

La nascita di Arturo (Pif) coincide con l’elezione di Vito Ciancimino a sindaco di Palermo: da quel momento la sua vita è legata a doppio filo agli avvenimenti che vedono il dilagare della mafia in Sicilia. Tra l’amore per l’irraggiungibile Flora (Cristiana Capotondi) e l’ossessione per Giulio Andreotti, unico apparente baluardo di stabilità in un contesto dominato dal caos, la consapevolezza di Arturo crescerà giorno dopo giorno fino agli attentati ai danni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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LE DEMANTELEMENT di Sébastien Pilote (2013)

 Dopo essere stato presentato alla “Semaine de la critique” del 66° Festival di Cannes e al Toronto International Film Festival, approda in concorso al Torino Film Festival il secondo lungometraggio di Sébastien Pilote (classe 1973), autore canadese il cui talento è emerso già dopo il suo lungometraggio d’esordio, Le vendeur (2011), che ha riscosso consensi unanimi al Sundance Film Festival e a Torino, dove vinse il premio Fipresci. Cineasta sensibile alle problematiche sociali contemporanee, portate sullo schermo in quasi cento reportage televisivi di grande pregio, Pilote, con la sua ultima pellicola, ha confermato una rara sensibilità nel comporre un toccante ritratto esistenziale segnato da una vibrante identità cinematografica, sospeso tra desolazione del presente e speranza nel futuro.

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BLOOD PRESSURE di Sean Garrity (2012)

 Nicole Trestman (Michelle Giroux) è una quarantunenne insoddisfatta della sua esistenza grigia e monotona, fatta di casa, cucina, famiglia. Il matrimonio logoro, il rapporto problematico con i figli, il lavoro umiliante non fanno che aumentare di giorno in giorno la sua frustrazione, fino a quando una lettera, la prima di una lunga serie, arriva a movimentare la quotidianità: uno sconosciuto dimostra di conoscere alla perfezione ogni abitudine, ogni comportamento, ogni piccolo gesto della donna. All’iniziale perplessità subentra il desiderio di saperne di più.

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BLUE RUIN di Jeremy Saulnier (2013)

 Tra i primi titoli presentati in concorso al 31 Torino Film festival, Blue Ruin, già a Cannes 2013 nella sezione Quinzaine des Réalisateurs dopo vari passaggi ai festival internazionali (Toronto, Locarno), è il secondo lungometraggio del direttore della fotografia Jeremy Saulnier, statunitense che ha esordito alla regia nel 2007 con Murder Party, commedia horror già cult nel circuito indipendente americano.

I fasti non si sono ripetuti.

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