Hors-saison di Stéphane Brizé, la recensione

“Mi spaventa il futuro perché non so pensare che cosa ne sarà di me” Un altro mondo (2022)

Carrellate su file di case anonime, scogliere grigie, alberghi con arredamenti kitsch e mare che si staglia verso l’orizzonte. Il nuovo film di Stéphane Brizé è fatto di elementi semplici e comuni, quasi noiosi, ma in cui tutti ci riconosciamo. Uno strato di malinconia come se fosse polvere avvolge tutto il film. Un uomo che non ha la forza di reinventarsi e una donna che non sa ammettere con se stessa che poteva avere di più. Mathieu, attore famoso, si nasconde dopo un insuccesso lavorativo, durante la bassa stagione, in un resort in una piccola città della Francia, dove il tempo sembra fermo e le giornate sembrano tutte uguali. Nel culmine della sua frustrazione, noia e smarrimento per il futuro, ritrova la sua vecchia fiamma Alice che abita lì.

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VERGINE GIURATA di Laura Bispuri (2015)

vergine giurata

Dopo essere stato presentato in concorso all’ltimo Festivla di Berlino, arriva nelle nostre sale Vergine giurata, il film che segna l’esordio alla regia di una giovane italiana, Laura Bispuri, autrice con già all’attivo diversi cortometraggi che ha deciso di approdare sul grande schermo con un lavoro girato a basso budget e dall’alta componente multietnica.

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Berlinale 2015: VERGINE GIURATA di Laura Bispuri e 13 MINUTES di Oliver Hirschbiegel

vergine-giurataVERGINE GIURATA di Laura Bispuri (concorso)

C’era molta curiosità dietro Vergine giurata. Il film infatti segna l’esordio alla regia di una giovane italiana, Laura Bispuri, selezionata nel concorso tedesco con un lavoro girato a basso budget e dall’alta componente multietnica. Effettivamente la pellicola ha diversi spunti di interesse anche se piuttosto immatura sotto alcuni aspetti. Prendendo le mosse dall’omonimo romanzo di Elvira Dones, la Bispuri racconta una storia dalla forte componente drammatica del tutto incentrata sul tema del ritorno. Hana infatti è una ragazza albanese costretta a estreme limitazioni sociali a causa della comunità maschilista e retrograda in cui vive. Per riuscire a cercare una svolta nella sua vita, presta un giuramento di verginità che la metterà sullo stesso piano degli uomini. Dieci anni dopo però, la donna sentirà il bisogno di tornare indietro, di riappropriarsi della sua identità, delle sue relazioni affettive e del suo corpo. Il corpo, appunto, è il vero protagonista della vicenda, “interpretato” splendidamente da Alba Rohrwacher (da lodare anche per lo studio linguistico a cui si è sottoposta prima delle riprese). La Bispuri mette in scena un apparato umano mutilato, limitato, afflitto, con cui la protagonista si sente a disagio, si sente nuda.

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HUNGRY HEARTS di Saverio Costanzo (2014)

HungryHearts poster del filmC’era una volta una ragazza italiana di nome Mina (Alba Rorhwacher) che, in trasferta a New York per lavoro, incontra nel bagno di un ristorante cinese Jude (Adam Driver), un poveraccio in preda a un violento attacco di diarrea (per la serie, chi ben comincia è a metà dell’opera). Ovvio che il restare intrappolati insieme in una squallida toilette faccia scattare la scintilla: fidanzamento, lei rimane incinta (inizialmente, non è troppo convinta ma tant’è, l’amore supera ogni ostacolo) e i due si sposano. Nasce il bambino e lei dà di matto: ossessionata dalla pulizia interiore ed esteriore, rischia di far crepare di fame l’infante, nutrendolo esclusivamente con oli vegetali, semi e avocado. Il tapino Jude, sull’orlo di un esaurimento nervoso, chiede l’aiuto di dottori, assistenti sociali, genitrice e chi più ne ha più ne metta. Tragedia in agguato. Ecco la trama dell’ultimo film di Saverio Costanzo, Hungry Hearts, presentato in concorso alla 71ª edizione del Festival di Venezia e tratto dal romanzo Il bambino indaco di Marco Franzoso.

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LE MERAVIGLIE di Alice Rohrwacher (2014)

locandina-le-meraviglieAccolto da dodici fantomatici minuti di applausi alla proiezione ufficiale di Cannes ma disprezzato dalla stampa francese, che lo ha relegato all’ultimo posto nella classifica che somma tutti i voti assegnati dalle testate d’oltralpe, Le Meraviglie  di Alice Rohrwacher era atteso con una certa curiosità sulla Croisette. L’opera precedente della regista toscana, infatti, era quel Corpo Celeste che, nel 2011, pur con una certa programmatica ridondanza, aveva lasciato intravedere i frutti, ancorché acerbi, di un possibile giovane talento autoriale made in Italy. Un esordio che dimostrava una discreta forza visiva, dove forma e contenuto dialogavano con sicurezza, e che, nonostante qualche simbolismo di troppo, denotava  un innegabile coraggio registico da parte della minore delle due sorelle Rohrwacher. Un coraggio totalmente assente in questa sua seconda prova, che sancisce, purtroppo, un decisivo passo indietro nella breve carriera della regista.

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VIA CASTELLANA BANDIERA di Emma Dante (2013)

Recensione Via Castellana Bandiera - Everyeye Cinema

Sbarca in sala sulla scia della partecipazione alla 70^ Mostra del Cinema di Venezia, dove ha portato a casa una meritatissima Coppa Volpi conquistata dalla grande Elena Cotta: opera prima della regista e drammaturga teatrale Emma Dante, Via Castellana Bandiera è uno degli esordi più interessanti e promettenti del recente cinema italiano.

Talento viscerale del palcoscenico con le opere spiazzanti e controverse della sua compagnia Sud Costa Occidentale (all’estero la adorano quanto da noi resta ancora poco conosciuta), nonché regista di una splendida edizione della Carmen di Bizet messa in scena alla Scala di Milano, la Dante porta sul grande schermo l’omonimo romanzo da lei scritto. E sceglie di debuttare dietro la macchina da presa con l’universo a lei più congeniale: i quartieri popolari della sua Palermo, con i muri abbacinati dal sole e un’umanità spicciola e carnale.

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