The Apprentice di Ali Abbasi, la recensione del film su Donald Trump

di Valeria Morini

Nell’anno delle elezioni americane, un film su Donald Trump è abbastanza scontato, ma non per questo la realizzazione di The Apprentice è stata facile, tra boicottaggi interni, difficoltà nelle riprese e, ovviamente, la reazione tutt’altro che positiva del magnate e politico, che ha bollato il film come “falso” e “diffamatorio”. Il biopic diretto da Ali Abbasi – regista iraniano naturalizzato danese, già autore di Holy Spider – si sofferma sull’ascesa di Trump (Sebastian Stan), legandola soprattutto all’influenza della sua eminenza grigia, il controverso avvocato Roy Cohn (Jeremy Strong).

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Holy Spider di Ali Abbasi, la recensione

Holy Spider di Ali Abbasi: recensione - Indie-eye – Cinema

“Donna, vita, libertà!” (il grido dei manifestanti contro il regime iraniano)

Il cinema iraniano negli ultimi anni ha sfornato film eccellenti e potenti come Un eroe di Asghar Farhadi e Gli orsi non esistono di Jafar Panahi, film in chiara opposizione con il governo della Repubblica islamica di Khamenei, film che raccontano la realtà iraniana in un maniera molto cruda e che ci ricordano, per il piglio e l’onestà della trasposizione, in chiave moderna, i film di denuncia italiani degli anni ’60 e ‘70. Il film di Ali Abbasi si spinge ancora oltre come crudezza, toccando il tema, poco trattato e che sicuramente il regime iraniano non vorrebbe far emergere, della prostituzione e della marginalità sociale. Parlando di una società dove bisogna allinearsi a una morale comune, dove non c’è spazio per la devianza sociale e dove se si sbaglia non si viene riaccolti dalla società.

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