Cannes 2014: Palma d’oro a “Winter Sleep”, Grand Prix tutto italiano a “Le meraviglie” di Alice Rohrwacher

La Palma d’Oro al Miglior Film nella 67^ edizione del Festival di Cannes parla turco: il massimo riconoscimento tributato sulla Croisette è andato a Winter Sleep di Nuri Bilge Ceylan. Il regista ha finalmente conquistato uno dei più importanti premi internazionali, dopo essersi segnalato negli anni scorsi per opere come Le tre scimmie e C’era una volta in Anatolia.

Ma anche l’Italia ha da festeggiare: la giuria presieduta da Jane Campion ha infatti regalato il Gran Prix  ad Alice Rohrwacher per Le meraviglie. Il Premio della Giuria ha invece registrato un ex aequo, che curiosamente unisce un giovanissimo talento come il canadese Xavier Dolan, premiato per Mommy, e un mostro sacro della storia del cinema, ovvero Jean-Luc Godard, autore di Adieu au Langage.

Se l’americano Bennett Miller ha portato a casa il premio per la regia, con l’acclamato Foxcatcher, è stata votata miglior sceneggiatura quella del film russo Leviathan, ad opera di Andrej Zvjagintsev e Oleg Negin.

Il grande Timothy Spall ha vinto infine il premio come miglior attore per la sua interpretazione in Mr. Turner di Mike Leigh, mentre è stata proclamata miglior attrice Julianne Moore per Maps to the Stars di David Cronenberg. Di seguito, l’elenco completo dei premi:

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LE MERAVIGLIE di Alice Rohrwacher (2014)

locandina-le-meraviglieAccolto da dodici fantomatici minuti di applausi alla proiezione ufficiale di Cannes ma disprezzato dalla stampa francese, che lo ha relegato all’ultimo posto nella classifica che somma tutti i voti assegnati dalle testate d’oltralpe, Le Meraviglie  di Alice Rohrwacher era atteso con una certa curiosità sulla Croisette. L’opera precedente della regista toscana, infatti, era quel Corpo Celeste che, nel 2011, pur con una certa programmatica ridondanza, aveva lasciato intravedere i frutti, ancorché acerbi, di un possibile giovane talento autoriale made in Italy. Un esordio che dimostrava una discreta forza visiva, dove forma e contenuto dialogavano con sicurezza, e che, nonostante qualche simbolismo di troppo, denotava  un innegabile coraggio registico da parte della minore delle due sorelle Rohrwacher. Un coraggio totalmente assente in questa sua seconda prova, che sancisce, purtroppo, un decisivo passo indietro nella breve carriera della regista.

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