Venezia 71: i documentari su Penn, Bogdanovich e Altman

arthur pennMISE EN SCÈNE WITH ARTHUR PENN (A CONVERSATION) di Amir Naderi (2014)

Nel mare magnum della kermesse veneziana ogni anno si alternano piacevoli sorprese e cocenti delusioni, incontri fortunati e disastrosi harakiri. Una ancora di salvezza nel caos calmo di Venezia71 la offre la sezione Venezia Classici, densa di titoli che hanno segnato la storia del cinema. Nell’ambito di questa sezione collaterale 3 documentari inediti, dedicati a 3 grandissimi cineasti, innalzano il tasso cinefilo della Mostra.

Il primo ad irrompere, con la forza di un martello pneumatico che instancabile inchioda il suo interlocutore, è stato l’iraniano Amir Naderi, portando a Venezia le 3 ore e mezza di una intervista fiume ad Arthur Penn. Pochi anni prima di morire, il regista di storiche pellicole come Gangster Story (1967) e Il piccolo grande uomo (1970), ha concesso a un entusiasta Naderi il privilegio di filmare una lunghissima chiacchierata con lui. Sulle prime schivo e quasi intimidito dalla macchina da presa, Penn si è via via concesso alle incalzanti domande dell’iper-cinefilo Naderi con sempre maggiore naturalezza, mettendo a nudo la sua vita personale e il suo mestiere di cineasta. Il materiale che Naderi ha presentato a Venezia, non sottoposto a nessun intervento di montaggio, restituisce in presa diretta tutta la spontaneità di quegli incontri. Compresi i deliziosi gap di comunicazione tra l’inglese a volte approssimativo di Naderi fuori campo e lo sconcerto filmato sul volto di Arthur Penn. Mise en scène with Arthur Penn (a Conversation) ci offre la rara opportunità di vivere l’incontro tra due uomini di cinema da distanza ravvicinata e senza alcun filtro, rendendoci testimoni privilegiati di un’intesa che trascende ogni diversità.

Leggi tutto

VEGAS: BASED ON A TRUE STORY di Amir Naderi (2008)

 

Luci scintillanti, cappelle matrimoniali aperte 24/7, contanti che viaggiano a velocità supersonica: questa è la mecca del divertimento americana per il grande schermo, meta di lisergici pellegrinaggi (Paura e delirio a Las Vegas) o di addii al celibato dagli esiti tanto sboccati quanto demenziali (Una notte da leoni). Eppure esiste anche un altro, ben più dimesso, risvolto della medaglia, che non viene quasi mai raccontato perché privo di appeal, squallido, deprimente. È il vero volto di Las Vegas, quello fatto di disperazione umana centellinata in silenzio a ogni tiro di slot-machine, quello della povertà estrema, della dipendenza e della desolazione assoluta dei prefabbricati a schiera, che infestano la città al di là della celeberrima e ultrapacchiana Strip, sede di quei monumenti alla falsità cartonata che sono i casino tematici.

 

 

Leggi tutto

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial