SILENCE di Martin Scorsese (2016)

 

Silence (2016) - Kritik - FilmKult.ch

Non è un mistero che la Fede e la religione siano temi molto cari a Martin Scorsese, che con L’Ultima Tentazione di Cristo aveva già toccato tematiche tanto delicate quanto a lui familiari. Con Silence, il regista declina queste tematiche in maniera potente e intensa, non deludendo le aspettative. 1643. Due missionari gesuiti portoghesi, padre Sebastian Rodrigues (Andrew Garfield) e padre Francisco Garupe (Adam Driver) partono per il Giappone alla ricerca del loro mentore, padre Christovao Ferreira (Liam Neeson), scomparso dopo essere stato catturato dai persecutori buddisti.

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Venezia 71: ONE ON ONE di Kim Ki-duk e 99 HOMES di Ramin Bahrani

ONE ON ONE di Kim Ki-duk (2014)

one-on-oneFilm di apertura della rassegna Giornate degli autori, sezione autonoma promossa dalle associazioni dei registi e degli autori cinematografici italiani Anac e 100autoriche che si affianca alla programmazione ufficiale della Mostra del cinema di Venezia, One on One è l’ultima opera di Kim Ki-duk, presente al Lido per il terzo anno consecutivo, dopo il Leone d’Oro ottenuto nel 2012 per lo stupendo Pieta e il clamore suscitato l’anno scorso con il controverso Moebius, presentato nella sezione Orizzonti. Questa volta, però, ilfurore artistico del cineasta coreano appare subordinato ad una vicenda dal taglio così esplicitamente politico da risultare didascalico, appesantito da una fitta rete di dialoghi che fa rimpiangere l’ascetica geometria silente della sua opera precedente. Proseguendo una poetica sulla ferita e la tortura del corpo probabilmente giunta al capolinea, Kim mette in scena una storia in cui parossistica violenza e desiderio di vendetta si compenetrano per denunciare gli orrori della sopraffazione derivante dal comando dittatoriale praticato da un gruppo di militari ai danni di (presunti?) innocenti in seguito allo stupro di una ragazza. Le insostenibili efferatezze che si susseguono sullo schermo turbano senza sconvolgere, il ricorso morboso allo shock-a-tutti-i-costi appare ormai logoro, la noia dilaga. L’ambiguità di fondo nel denunciare la corruzione presente nella Corea contemporanea colpisce nel segno ma certo non basta a risollevare le sorti di un film in cui l’espiazione delle proprie colpe e il ribaltamento di prospettiva vittima/carnefice suona come l’ultimo, disperato appiglio a cui un grande regista cerca di aggrapparsi prima di affogare nel mare delle proprie stantìe ossessioni.

Voto: 2/4

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THE AMAZING SPIDER-MAN 2 di Marc Webb (2014)

Il ragno cresce: non sono più solo volteggi tra i palazzi appeso a flebili fili di ragnatela fra l’Empire State Building e il Flatiron, non più solo le vampate adolescenziali e i primi timidi appuntamenti: adesso è anche il diploma, i piani per il futuro, le responsabilità crescenti. Un capitolo della vita alle spalle, uno nuovo di fronte: Peter Parker (Andrew Garfield) è ancora quel ragazzo confusionario e affaccendato, divertente ma combattivo che avevamo lasciato alla fine di The Amazing Spiderman, il primo capitolo del nuovo trittico cinematografico sull’Uomo Ragno, intessuto dalle abili mani di Marc Webb, il regista del fortunato (500) Giorni Insieme. La trilogia (o meglio, il “reboot”) aveva chiarito fin dal principio una linea di ben altra natura alla base del film: quell’”Amazing” del titolo non sta lì a caso, così come il dinamico Marc Webb e i tanto apprezzati Andrew Garfield e Emma Stone fanno tutti parte dello stesso piano d’azione: creare uno Spider-Man più frizzante ed energico, più umoristico ma anche più incentrato sulle origini (non a caso la partner non è ancora Mary Jane, bensì Gwen Stacy), sui traumi della crescita e l’incontro con la cruda realtà della vita.

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