GOOD KILL di Andrew Niccol (2014)

 

Good Kill è quell’espressione gergale, un po’ cameratesca e piuttosto aberrante, con cui i militari americani si scambiano i complimenti dopo un colpo andato a bersaglio. Quasi una pacca sulle spalle tra giocatori di videogame. Ad un gioco virtuale somiglia la guerra che Tommy Egan (Ethan Hawke) è costretto a combattere. La sue trincea è una comoda poltrona in una base militare del Nevada, le sue armi sono droni invisibili telecomandati in grado di colpire obiettivi sensibili a migliaia di chilometri di distanza. La CIA vuole utilizzare questa strategia anche per le missioni più controverse, dove il rischio di colpire civili innocenti è molto elevato. Per Tom il prezzo da pagare è una lenta ma inarrestabile deriva psicologica, che mette a repentaglio l’equilibrio della sua vita familiare.

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Venezia 71: GOOD KILL di Andrew Niccol e THE SOUND AND THE FURY di James Franco

good-killGOOD KILL di Andrew Niccol (2014)

Chiude il concorso di Venezia71 Good Kill, sesto lungometraggio di Andrew Niccol, regista e sceneggiatore neozelandese celebre per aver scritto The Terminal di Steven Spielberg (2004) e, soprattutto, il bellissimo The Truman Show di Peter Weir (1998). Opera di scottante attualità che cerca di offrire un punto di vista inedito sul post 11 settembre e sulle infinite contraddizioni dell’impegno miltare a stelle e strisce sul suolo mediorientale, il film si concentra sullo “sporco” lavoro di un ufficiale americano (Ethan Hawke) che, abbandonato l’impegno sul campo per volere dei suoi superiori, ha il potere di sterminare lo sfuggente nemico a 11.000 chilometri di distanza, pilotando quegli ipertecnologici droni che stanno ormai sostituendo i bombardieri tradizionali. La riflessione moraleggiante su un “etica” della guerra segnata da codardia e senso di colpa annacqua completamente un film che si ostina a percorrere il sentiero minato della facile retorica, proponendo il consueto approccio bellicoso made in USA in contrapposizione al doloroso destino di un popolo destinato ad uscire sconfitto a causa del proprio fanatismo. Accattivante dal punto di vista visivo, con lo sfavillante skyline di Las Vegas a far da controcampo “occidentale” alle aride pianure mediorientali esplorate con i visori satellitari, Good Kill colleziona tutti i cliché del cinema di denuncia americano più ricattatorio, proponendo la parabola esistenziale di un uomo costretto ad un esame di coscienza per arrivare ad un fastidioso quanto irritante lieto fine.

Voto: 1,5/4

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THE HOST di Andrew Niccol (2013)

“Nessun ospite mi aveva mai fatto sentire così in colpa per ciò che ero. Ma d’altronde, nessun altro ospite si era trattenuto per lamentarsi della situazione.”

Era inevitabile.

Dopo l’enorme, planetario successo della Twilight Saga (Twilight, New Moon, Eclipse, Breaking Dawn), un’altra opera della scrittrice statunitense Stephenie Meyer è stata adattata per lo schermo: trattasi di The Host, fedelissima trasposizione dall’omonimo romanzo datato 2008. E francamente non se ne sentiva il bisogno.

 

In un futuro prossimo venturo la Terra è stata colonizzata da una razza aliena, le “Anime”, il cui scopo primario è eliminare ogni tipo di violenza per far regnare pace e serenità sul pianeta rendendolo un posto migliore. Nobile intento, se non fosse per l’annientamento di migliaia di umani i cui corpi sono stati occupati dagli invasori: tra questi c’è Melanie Stryder (Saoirse Ronan), ribelle facente parte della resistenza insieme al fratello Jamie (Chandler Canterbury) e al fidanzato Jared (Max Irons). L’anima a lei assegnata, Viandante, ha il compito di sondare i ricordi dell’ospite per ottenere informazioni utili a catturare i sopravvissuti ma, ben presto, viene influenzata e plasmata da emozioni e pulsioni umane, schierandosi sul fronte opposto.

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