RE DELLA TERRA SELVAGGIA di Benh Zeitlin (2012)

Mai come in questo momento storico abbiamo avuto bisogno di favole, per riscrivere la realtà, dare un volto alle nostre paure e renderle corporee, possibili da affrontare e battere in duello, oppure da ammansire e addomesticare.

L’esordiente Benh Zeitlin, classe 1982, con Re della terra selvaggia (solito titolo cretino scelto a caso dalla distribuzione italiana senza alcun legame con l’originale Beasts of the Southern Wild) non fa altro che raccontare una piccola favola. Malinconica, sgangherata e colorata, proprio come le baracche sulle rive del Mississippi che furono travolte nel 2005 dall’incubo Katrina. Zeitlin lo conosce bene, perché si è trasferito a New Orleans proprio dopo l’uragano, per girare il suo cortometraggio Glory at Sea. La terrificante immobilità di un velo d’acqua che ricopre il mondo e le storie assurde, commoventi, crudeli della gente di New Orleans devono essersi fissate indelebilmente negli occhi del giovane cineasta, che costruisce il suo racconto proprio a partire da questo immaginario.

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