I vincitori del Festival di Cannes 2022: la Palma d’oro a Triangle of Sadness di Ruben Östlund

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Si chiude il Festival di Cannes 2022, quello del ritorno in grande stile dopo due anni di pandemia. A conquistare il massimo premio sulla Croisette è Triangle of Sadness di Ruben Östlund, che bissa la Palma d’oro già vinta per The Square, mentre c’è un po’ di gioia anche per l’Italia, con il Premio della giuria a Le otto montagne con Alessandro Borghi e Luca Marinelli. Immancabili i Dardenne tra i blasonati, con un premio speciale creato apposta per quest’anno, mentre la Corea festeggia con i premi a Park Chan-Wook e a Song Kang-Ho. Ecco tutti i vincitori:

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MAPS TO THE STARS di David Cronenberg (2014)

Più che alle storie di Don DeLillo (già fonte di ispirazione per il precedente Cosmopolis) o di James Ellroy, Maps To The Stars rimanda mirabilmente ai vaporosi universi creati dall’autrice britannica Jackie Collins in romanzi come Seta e diamanti. Il film di David Cronenberg, chiaramente, ne rappresenta una deriva iperbolica e malata: ma negli intrecci del plot, che scannerizzano e distruggono gradualmente i già precari equilibri di una attrice un po’ agée (Julianne Moore) e di una famiglia composta da padre santone (John Cusack), madre apparentemente  inflessibile (Olivia Williams) e child star tredicenne (Evan Bird), si intravede una goduta superficialità che non disturba e che rende formidabile la prima parte del film. I due nuclei sono accomunati dalla presenza disturbante del personaggio interpretato da Mia Wasikowska (figlia disconosciuta della coppia e assistente della diva), dalla residenza in quello che è forse il posto meno attraente di sempre – Hollywood – e dalla visione di spettri legati al passato, che famelicamente divorano ogni loro residuo di serenità.

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LE MERAVIGLIE di Alice Rohrwacher (2014)

locandina-le-meraviglieAccolto da dodici fantomatici minuti di applausi alla proiezione ufficiale di Cannes ma disprezzato dalla stampa francese, che lo ha relegato all’ultimo posto nella classifica che somma tutti i voti assegnati dalle testate d’oltralpe, Le Meraviglie  di Alice Rohrwacher era atteso con una certa curiosità sulla Croisette. L’opera precedente della regista toscana, infatti, era quel Corpo Celeste che, nel 2011, pur con una certa programmatica ridondanza, aveva lasciato intravedere i frutti, ancorché acerbi, di un possibile giovane talento autoriale made in Italy. Un esordio che dimostrava una discreta forza visiva, dove forma e contenuto dialogavano con sicurezza, e che, nonostante qualche simbolismo di troppo, denotava  un innegabile coraggio registico da parte della minore delle due sorelle Rohrwacher. Un coraggio totalmente assente in questa sua seconda prova, che sancisce, purtroppo, un decisivo passo indietro nella breve carriera della regista.

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GRACE DI MONACO di Olivier Dahan (2014)

locandina-GraceDiciamolo subito, a scanso di equivoci, facendo finta che non lo sapessimo già: Grace di Monaco, proiezione d’apertura all’edizione numero 67 del Festival di Cannes, è un film in larga parte prevedibile, assolutamente manierato nelle sue pose glamour, né più né meno di ciò che ci si potrebbe aspettare da un’operazione del genere. Confezione impeccabile, paillettata ma senza stonare con l’eccesso di lustrini. Sorretta, si fa per dire, da una raffinatezza di sola facciata, che può contare solo sui molteplici tentativi di abbagliare lo spettatori con svolazzi vari, non tutti a dire il vero perfettamente a segno. Un prodotto del quale non si fatica più di tanto ad immaginare le coordinate base, sommando i fattori e facendo due più due. Il problema, in casi come questi, sta nel manico di chi si dedica a un racconto con tali caratteristiche, basato su personaggi d’alto lignaggio e sulle loro questioni più private che pubbliche. Molto spesso si predilige un approccio didattico e superficiale, relativo più alla vulgata comunemente diffusa intorno all’icona di turno che ad un reale approfondimento psicologico e, di riflesso, storico, perfino (magari!) storico-politico. Perché le due tipologie di focus, checchè se ne dica o se ne voglia credere, vanno molto spesso a braccetto, con messe a fuoco di carattere naturalmente differente ma il più delle volte complementare.

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LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO di Elio Petri (1971)

locandina-la-classe-operaia-va-in-paradisoMartedì 06/05/14, ore 2.55, RETE 4

 

Ludovico Massa detto Lulù (Gian Maria Volontè), operaio a cottimo in una fabbrica e fervente stakanovista, odiato dai colleghi per la sua abnegazione ed il suo servilismo, perde un dito sul lavoro: l’incidente cambia drasticamente la sua prospettiva, facendolo aderire ad istanze radicali prima criticate.

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UNA GIORNATA PARTICOLARE di Ettore Scola (1977)

una giornata particolareLunedì 31/03/14, ore 21.10, RAI STORIA

 

Presentato in concorso al 30° Festival di Cannes e candidato a due Oscar (miglior film straniero e miglior attore), Una giornata particolare, diretto da Ettore Scola, racconta dell’incontro tra Antonietta (Sophia Loren), moglie e madre cresciuta nel culto del duce, e Gabriele (Marcello Mastroianni), radiocronista dell’Eiar disoccupato e omosessuale, durante la storica visita di Adolf Hitler a Roma, il 6 maggio 1938.

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THE TREE OF LIFE di Terrence Malick (2011)

the-tree-of-lifeMercoledì 19/02/14, ore 21.10, RAI 4

«Ci sono due vie per affrontare la vita: la via della Natura e la via della Grazia. Tu devi scegliere quale seguire». Presentato in concorso al 64º Festival di Cannes, il quinto lungometraggio di Terrence Malick è un’opera totalizzante di abbagliante bellezza plastico-figurativa, da molti considerata un capolavoro della storia del cinema che segna una forte cesura con tutte le produzioni precedenti.

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ANTIVIRAL di Brandon Cronenberg (2012)

“From her body to your body. From her cells to your cells.”

 Cronenberg, Brandon. Agli appassionati cinefili (ma anche ai profani) questo cognome risulterà sicuramente familiare. Ad esordire dietro la macchina da presa con Antiviral (in concorso nella sezione Un Certain Regard del 65º Festival di Cannes) è nientemeno che il figlio del geniale David, profeta della nuova carne ossessionato dal corpo e dalle sue (dis)funzioni, che negli ultimi tempi ha virato la sua filmografia verso qualcosa di più complesso e concettuale (Cosmopolis), rimanendo legato a doppio filo ai suoi comunque rintracciabili feticci.

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IL PIANISTA di Roman Polanski (2002)

locandina-il-pianistaLunedì 14/10/13, ore 21.00, IRIS

 

Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico e diretto da Roman Polanski, Il pianista racconta le vicissitudini di Władysław Szpilman (Adrien Brody), ebreo polacco perseguitato dai nazisti e rinchiuso nel ghetto di Varsavia; scampato alla deportazione nei campi di concentramento, sopravvive nella devastazione del secondo conflitto mondiale, continuamente braccato e in fuga, conservando la sanità mentale solo attraverso la musica.

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SALVADOR – 26 ANNI CONTRO di Manuel Huerga (2006)

locandina-salvadorVenerdì 04/10/13, ore 23.00, RAI MOVIE

 

Storia di Salvador Puig Antich (Daniel Brühl), giovane anarchico militante nel Movimento di Liberazione Spagnolo durante la dittatura franchista, arrestato nel 1973 con l’accusa di aver assassinato un poliziotto e condannato a morte a 26 anni per il clima di tensione causato dall’attentato al primo ministro Luis Carrero Blanco.

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SALVO di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza (2013)

 “Siamo sceneggiatori e i nostri studi sono stati di natura letteraria, non di stretto ambito cinematografico. Nel 2009 abbiamo diretto il nostro primo cortometraggio e Salvo è il nostro primo lungometraggio da registi. Ancora adesso ci consideriamo soprattutto sceneggiatori e pensiamo entrambi che il successo artistico di un film cominci dal copione”.

Allora di strada ne devono fare ancora molta i due cineasti palermitani Fabio Grassadonia e Antonio Piazza.

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