Tár di Todd Field, la recensione del film con Cate Blanchett

Tàr: Se il predatore sessuale di turno è Cate Blanchett | Wired Italia

“Non conosco nessuno che valga più di me” Gustav Malher

Il film racconta la parabola discendente del direttore di orchestra e compositrice Lydia Tár (Cate Blanchett), donna di successo, piena di sé e capace di reale crudeltà (vedi la scena con la compagna di classe della figlia). Sotto la sua immagine fredda, perfetta e dalla disciplina ferrea si nasconde un personaggio sfaccettato ma imprigionato nella sua convinzione di essere la migliore, incapace di provare sentimenti reali (tranne per la figlia Petra, unico aspetto che la rende umana) e di lasciarsi andare.

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THOR: RAGNAROK di Taika Waititi (2017)

 

Prigioniero sul pianeta Sakaar e privato del proprio invincibile martello, Thor (Chris Hemsworth) si vede costretto a combattere come gladiatore nell’arena dell’edonista e appariscente Gran Maestro (Jeff Goldblum). Riunitosi con l’amico e alleato Avengers Hulk (Mark Ruffalo), il dio del tuono pianifica la propria fuga e il proprio ritorno ad Asgard: qui dovrà sconfiggere la spietata Hela (Cate Blanchett) e impedire il Ragnarok, ovvero la distruzione del proprio mondo.

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CAROL di Todd Haynes (2015)

 

– Sei sicura di sapere quello che fai?

– No, non lo so. Non l’ho mai saputo.

Intrappolata in un matrimonio di facciata e senza amore, la matura e avvenente Carol Aird (Cate Blanchett) conosce casualmente Therese Belivet (Rooney Mara), giovane impiegata con aspirazioni da fotografa. L’iniziale empatia lascia ben presto spazio a un sentimento destinato a sfociare in bruciante passione, ma il marito di Carol, Harge (Kyle Chandler), renderà alle due donne la vita difficile, usando come arma la figlioletta Rindy (Kk e Sadie Heim).

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IO NON SONO QUI di Todd Haynes (2007)

io non sono quiMartedì 01/04/14, ore 21.15, RAI 5

 

Presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, il film, uno dei più originali ed inventivi biopic che siano mai stati girati, ripercorre le tappe salienti della vita del mitico Bob Dylan, attraverso sette distinti momenti della sua vita.

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“La grande bellezza” del cinema italiano. Paolo Sorrentino vince l’Oscar

043011606-be8f47ed-128f-4265-96e7-8cb5ae5d00f5È l’anno di Paolo Sorrentino, è l’anno de La grande bellezza. Quindici anni dopo la vittoria di La vita è bella di Benigni, la nostra cinematografia è finalmente tornata a trionfare grazie al monumentale affresco del regista napoletano, che dopo aver fatto incetta di premi (Bafta, Golden Globe) si è aggiudicato anche il riconoscimento più prestigioso. Immaginiamo e speriamo che questo importantissimo traguardo contribuirà a dare ulteriore vigore al cinema italiano e a riportare l’attenzione internazionale sulle nostre opere, dopo qualche decennio di ombre e nebbia (basti pensare che l’ultimo film candidato, nel 2006, era il non brillantissimo La bestia nel cuore di Cristina Comencini).

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MONUMENTS MEN di George Clooney (2014)

the-monuments-men-poster02Pioggia di stelle alla Berlinale 2014: arrivano in Germania i soldati esperti d’arte di Monuments Men, pellicola presentata fuori concorso e diretta/interpretata da George Clooney. Nel cast, oltre al duttile George, ci sono i premi Oscar Jean Dujardin, Cate Blanchett e Matt Damon e gli eterni Bill Murray e John Goodman.


Tratto dall’omonimo libro di Robert M. Edsel, Monuments Men narra la storia (vera)
del plotone americano, composto da esperti d’arte, che durante la seconda guerra mondiale cercò di recuperare i capolavori rubati dai nazisti (intenzionati a distruggere tutto prima della definitiva resa). L’esperto d’arte Frank Stokes (George Clooney), preoccupato per le devastazioni e i furti che i nazisti stanno compiendo in Europa, riesce a ottenere l’autorizzazione governativa per formare una vera e propria task force di specialisti da impiegare per il salvataggio del patrimonio artistico occidentale. Tra le opere da recuperare, il celeberrimo pollittico dell’Agnello Mistico di Jan Van Eyck e la Madonna di Bruges di Michelangelo.

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Berlinale 64: apre Wes Anderson ma gli occhi sono tutti per Lars

Berlinale-64-posterSi parte in grande stile a Berlino 64. Il festival tedesco, spesso accusato di offrire meno spunti glamour nel programma rispetto alle altre due importanti kermesse europee – Venezia e Cannes – decide di inaugurare la sessantaquattresima edizione con l’ultima opera di Wes Anderson, The Grand Budapest Hotel,in concorso.

Ambientato, come suggerisce il titolo, in un albergo, il film vede intrecciarsi le vicende del portiere Gustave H. (Ralph Fiennes) accusato di omicidio e della solita sarabanda di weirdos andersoniani: oltre ai collaboratori di lungo corso come Bill Murray, Jason Schwartzman e Owen Wilson, si uniscono al cast anche la giovane Saoirse Ronan, Edward Norton, Mathieu Amalric e una serie di altre glorie, vecchie e nuove, del grande schermo.

Tra i nomi conosciuti, il concorso offre anche spazio al leone francese Alain Resnais con Life of Riley e all’americano Richard Linklater (School of Rock, A Scanner Darkly) con Boyhood, già presentato al Sundance Film Festival, storia di un divorzio e degli effetti sul figlio della coppia. Per il resto, tanta Cina, Germania e qualche co-produzione per una kermesse che, come da tradizione, si concentra su produzioni fuori dal mainstream dei soliti noti.

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DIARIO DI UNO SCANDALO di Richard Eyre (2006)

locandina-diario-di-uno-scandaloVenerdì 10/01/14, ore 00.05, RETE 4

 

Londra. Barbara Covett (Judi Dench), arcigna e matura insegnante in un liceo, si lega morbosamente alla nuova arrivata Sheba Hart (Cate Blanchett), sposata e madre di due figli, uno dei quali affetto dalla sindrome di Down.

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DIARIO DI UNO SCANDALO di Richard Eyre (2006)

locandina-diario-di-uno-scandaloVenerdì 10/01/14, ore 00.05, RETE 4

 

Londra. Barbara Covett (Judi Dench), arcigna e matura insegnante in un liceo, si lega morbosamente alla nuova arrivata Sheba Hart (Cate Blanchett), sposata e madre di due figli, uno dei quali affetto dalla sindrome di Down. Scoperta la relazione della collega con un suo allievo quindicenne, Barbara inizia a circuirla sottilmente per avere il suo affetto, dando inizio ad una dinamica che sfocerà in dramma.

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