LA GELOSIA di Philippe Garrel (2013)

locandina-La-gelosiaArriva in sala, dopo la presentazione al Festival di Venezia 2013, il francese Philippe Garrel con il suo La gelosia: protagonisti, il figlio Louis, ormai una costante nella filmografia paterna, e un’ottima Anna Mouglalis. Louis, trentenne in crisi con la compagna Charlotte, da cui ha avuto una figlia, inizia una relazione con una attrice ormai decaduta. L’iniziale coinvolgimento da parte di entrambi lascia ben presto spazio alla noia e all’inquietudine, facendo naufragare il rapporto. Dopo aver tentato il suicidio, forse Louis sarà in grado di ricominciare a vivere.

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LADY VENDETTA di Park Chan-wook (2005)

locandina-lady-vendettaMercoledì 11/12/13, ore 23.15, CIELO

 

“Volevo che la vendetta fosse un atto di redenzione effettuato da una persona che cerchi di salvarsi l’anima. Ed è così che è nato ‘Sympathy for Lady Vengeance’.”

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31° TORINO FILM FESTIVAL: TUTTI I PREMI

31 TFF coverGiunge al termine anche quest’anno la prestigiosa kermesse cinematografica torinese, confermandosi un festival di altissimo livello qualitativo, non solo per quanto riguarda le opere in concorso. Le lunghe file anche alle proiezioni del primo mattino, il fermento durante tutto il periodo della manifestazione, l’entusiasmo degli addetti ai lavori e, soprattutto, la calorosa risposta del grande pubblico, sono la dimostrazione tangibile di un pieno successo di cui il direttore del festival Paolo Virzì, che quest’anno ha raccolto l’eredità di Gianni Amelio, può sicuramente andare fiero.

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LA PLAGA di Neus Ballús (2013)

 Tra tutti i titoli presentati nel concorso torinese, una posizione di rilievo la occupa sicuramente La plaga (la piaga), pellicola d’esordio della regista catalana Neus Ballús (classe 1980). Ritratto sociale di taglio semidocumentaristico composito e sfaccettato che non si presenta come un affresco collettivo bensì come un quadro di esistenze ai margini lineare e toccante, il film mette in scena cinque storie intrecciate nella canicola spagnola di fine estate: un wrestler moldavo che lavora come bracciante, un agricoltore che coltiva cibo organico, una prostituta sola nella campagna alla periferia di Barcellona, un’infermiera filippina e l’anziana Maria (alla cui memoria il film è dedicato), donna con gravi malformazioni fisiche attaccata alla vita e alle proprie radici.

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LA BATAILLE DE SOLFERINO di Justine Triet (2013)

È il 6 maggio 2012, una data epocale nella recente storia francese: François Hollande viene eletto Presidente e l’elettorato socialista, dopo aver atteso il risultato delle votazioni davanti alla roccaforte del partito in Rue De Solférino, esplode in tutta la sua gioia. Ma per Laetitia (Laetitia Dosch), cronista televisiva inviata tra la folla a documentare l’evento, nonché donna e madre incasinatissima, la giornata avrà risvolti personali ben più complicati. Il turbolento ex marito Vincent (Vincent Macaigne) cercherà in tutti modi di far valere il suo diritto a vedere le due figlie, finendo con lo scatenare un guaio dopo l’altro.

La regista Justine Triet, già documentarista e autrice di corti, esordisce con La Bataille de Solférino nel lungometraggio di finzione, mescolando sapientemente la storia di una famiglia in frantumi con la Storia, cosa pubblica e fragilità private. Il risultato è un’opera davvero riuscita, intensa, matura e ben recitata da un cast in stato di grazia.

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A WOMAN AND WAR di Junichi Inoue (2013)

Nel Giappone brutalizzato dalla Seconda guerra mondiale tre personaggi incrociano le loro esistenze. Una prostituta frigida cerca il piacere che non ha mai conosciuto; uno scrittore fallito non riesce a concepire la desolazione in cui è precipitato il suo Paese e profetizza la fine della guerra e la sua morte imminente; un reduce mutilato del braccio destro è perseguitato dagli orrori commessi al fronte. Junichi Inoue, dopo svariate collaborazioni in veste di assistente alla regia e un episodio del film antologico A Hole in Underpantsesordisce in concorso al 31 Torino Film Festival con il lungometraggio A woman and war, ritratto di una nazione martoriata e inconsapevole che ha perso i suoi punti di riferimento, identificati dal mondo occidentale nel decoro, nel pudore e nell’adamantino codice d’onore che regola la sfera civile e quella militare.

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LA MOGLIE DEL POLIZIOTTO di Philip Gröning (2013)

la-moglie-del-poliziotto-veneziaPremio speciale della giuria alla 70ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, La moglie del poliziotto è un affascinante dramma psicologico destinato a definire nel tempo la poetica radicale di Philip Gröning, autore interessato alla medicina e alla filosofia noto principalmente per il documentario sulla vita dei monaci certosini in un convento francese Il grande silenzio del 2005 (di cui curò regia, soggetto, sceneggiatura, fotografia e montaggio) che riscosse un notevole successo di critica, aggiudicandosi il Premio speciale della giuria al Sundance Film Festival, dopo essere stato presentato nella sezione Orizzonti alla kermesse veneziana.

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2 AUTOMNES 3 HIVERS di Sébastien Betbeder (2013)

 Se c’è una caratteristica peculiare che abbraccia tutto il cinema d’Oltralpe, quella è senza dubbio la riconoscibilità. Un gusto tipicamente francese nel sondare le impercettibili sfumature del sentimento amoroso è evidente anche in 2 Automnes 3 Hivers, terzo lungometraggio di Sébastien Betbeder, autore transalpino già presente l’anno scorso al Torino Film Festival con il film Les nuits avec Théodore, presentato nella sezione Onde.

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RED FAMILY di Lee Ju-hyoung (2013)

 Red family, la famiglia rossa. Ovvero quattro spie nordcoreane che fingono di avere legami di consanguineità, infiltrate nella Corea del Sud per punire i disertori in fuga dal loro paese. Costretti dal governo di Pyongyang ad uccidere, pena la morte dei loro cari, si ritrovano ad avere rapporti di vicinato con una famiglia vera e disgraziata, minata da debiti e continui e feroci litigi, libera però di provare sentimenti e lasciarsi andare alle emozioni. Il contatto provoca la crisi: in preda ai dubbi, i punitori saranno costretti a fare i conti con le loro coscienze e con la presunta “giustizia” veicolata dai capi.

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LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE di Pif (2013)

 “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.”

Paolo Borsellino

         – Papà, ma la mafia è pericolosa?

         – No, figliolo, la mafia è come un cane. Se lo lasci stare, non ti morde.

La nascita di Arturo (Pif) coincide con l’elezione di Vito Ciancimino a sindaco di Palermo: da quel momento la sua vita è legata a doppio filo agli avvenimenti che vedono il dilagare della mafia in Sicilia. Tra l’amore per l’irraggiungibile Flora (Cristiana Capotondi) e l’ossessione per Giulio Andreotti, unico apparente baluardo di stabilità in un contesto dominato dal caos, la consapevolezza di Arturo crescerà giorno dopo giorno fino agli attentati ai danni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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LE DEMANTELEMENT di Sébastien Pilote (2013)

 Dopo essere stato presentato alla “Semaine de la critique” del 66° Festival di Cannes e al Toronto International Film Festival, approda in concorso al Torino Film Festival il secondo lungometraggio di Sébastien Pilote (classe 1973), autore canadese il cui talento è emerso già dopo il suo lungometraggio d’esordio, Le vendeur (2011), che ha riscosso consensi unanimi al Sundance Film Festival e a Torino, dove vinse il premio Fipresci. Cineasta sensibile alle problematiche sociali contemporanee, portate sullo schermo in quasi cento reportage televisivi di grande pregio, Pilote, con la sua ultima pellicola, ha confermato una rara sensibilità nel comporre un toccante ritratto esistenziale segnato da una vibrante identità cinematografica, sospeso tra desolazione del presente e speranza nel futuro.

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BLUE RUIN di Jeremy Saulnier (2013)

 Tra i primi titoli presentati in concorso al 31 Torino Film festival, Blue Ruin, già a Cannes 2013 nella sezione Quinzaine des Réalisateurs dopo vari passaggi ai festival internazionali (Toronto, Locarno), è il secondo lungometraggio del direttore della fotografia Jeremy Saulnier, statunitense che ha esordito alla regia nel 2007 con Murder Party, commedia horror già cult nel circuito indipendente americano.

I fasti non si sono ripetuti.

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L’INTREPIDO di Gianni Amelio (2013)

locandina-lintrepidoEra il 1998. Gianni Amelio vinceva il Leone d’oro per Così ridevano.

1998, l’ultimo anno in cui trionfava un film italiano alla kermesse veneziana.

Quei tempi sono ormai lontani. Oggi Amelio si ripresenta in concorso con L’intrepido, opera su cui è stato mantenuto strettissimo riserbo durante la lavorazione. Protagonista assoluto, Antonio Albanese nei panni di Antonio Pane, precario che per vivere fa il rimpiazzo: sostituisce lavoratori assenti finendo per essere, di volta in volta, manovale, fattorino, conducente di autobus, e così via. Sullo schermo scorrono la sua quotidianità, i suoi incontri e il rapporto con il figlio.

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