LA NAVE DOLCE di Daniele Vicari (2012)

LaNaveDolce 35x50 ott2012 okIn Italia, paese in cui la pesante eredità del neorealismo sembra aver schiacciato ogni tentativo di rinnovata presa diretta sul reale, raramente il film documentario ha conosciuto grandi fortune. Daniele Vicari, reduce del successo di “Diaz”, con un documentario ha scelto di proseguire l’ideale percorso, inaugurato dal film sul G8 di Genova, su alcune sospensioni “chiave” dei diritti umani, politicamente autorizzate, nella nostra recente storia nazionale. “La nave dolce”, presentato a Venezia e in uscita in alcune sale italiane, racconta il drammatico sbarco della nave albanese Vlora nel porto di Bari, avvenuto l’8 Agosto del 1991. 20000 persone si imbarcarono su quella nave cargo, carica di zucchero, nel porto di Durazzo la sera precedente e, dopo un viaggio notturno in condizioni proibitive, giunsero nel porto di Bari portandosi dentro un enorme bagaglio di aspettative sul paese che li avrebbe ospitati. Su quella nave grondante di corpi, biblica Exodus balcanica, viaggiavano i destini di centinaia di uomini, donne e bambini. Per loro l’Italia era la Terra Promessa, Lamerica, un immaginifico paradiso dorato costruito a immagine e somiglianza di un gioco a premi televisivo. Ad accoglierli, sulle coste pugliesi, avrebbero trovato una realtà molto diversa da quella a lungo sognata.

 

 

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LA NAVE DOLCE di Daniele Vicari (2012)

Non si può certo dire che quest’anno a Venezia siano mancati i documentari. Dopo Enzo Avitabile Music Life di Jonathan Demme, Stories We Tell di Sarah Polley e Bad 25 di Spike Lee, è arrivato, anche per questo “genere”, il momento dell’Italia.

Daniele Vicari, dopo il successo di Diaz, torna alla modalità registica che ha contraddistinto gli inizi della sua carriera con La nave dolce, importante documento di una pagina recente della storia del nostro paese.

Il 7 agosto 1991 la nave Vlora salpa dall’Albania per raggiungere le coste pugliesi. A bordo ci sono circa ventimila persone, molte delle quali stavano prendendo il sole in spiaggia quando la comparsa dell’enorme imbarcazione li convincerà ad abbandonare ogni cosa (senza passare da casa) nella speranza di raggiungere una vita migliore. La nave, un vecchio mercantile, era appena arrivata al porto di Durazzo, da Cuba, con un carico di diecimila tonnellate di zucchero. Mentre si effettuavano le operazioni di scarico, la folla letteralmente impazzita salì sopra costringendo l’equipaggio a fare rotta verso l’amata Italia.

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DIAZ di Daniele Vicari (2012)

Ci sono film fatti per il grande pubblico, che pensano a come sfruttarne gusti ed esigenze con il chiaro scopo di conquistare il botteghino. E ci sono film fatti dall’autore per l’autore stesso, che non si pongono come obiettivo il favore delle masse ma il riconoscimento estetico e che spesso si rivelano esercizi autoreferenziali. Due categorie ugualmente rispettabili, ovviamente.

Ma esistono, altresì, dei film, fatti più con il cuore che con la testa, il cui scopo trascende la dimensione cinematografica stessa. Diaz è uno di questi. Ecco perché vale la pena di riparlarne, specie ora che, grazie a una delle poche manovre distributive intelligenti viste in Italia da molti anni a questa parte, il film è tornato nelle sale in seguito alla sentenza della Cassazione, che ha confermato le condanne per i responsabili delle violenze del luglio 2001.

 

 

 

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