LA FORESTA DEI SOGNI di Gus Van Sant (2015)

 

L’edizione del 2015 del Festival di Cannes ha segnato il ritorno sulla Croisette di uno dei migliori cineasti americani contemporanei: Gus Van Sant, accompagnato da un cast d’eccezione composto da Matthew McConaughey, Naomi Watts e Ken Watanabe. Il film era attesissimo dalla critica e dal pubblico e tutti i giornalisti, dai più blasonati ai meno, non si sono lasciati scappare l’occasione di dire la loro, anche perchè il film esce nelle sale italiane a quasi un anno di distanza dalla presentazione al Festival. Nel frattempo, è stato distribuito negli States e in altre nazioni, da noi l’uscita era prevista per ottobre dello scorso anno, ma per alcuni controversie la Lucky Red ha dovuto posticipare fino ad ora.

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Cannes 2015: THE SEA OF TREES di Gus Van Sant

 

Sinora, la notizia più scandalosa del Festival di Cannes sono stati i fischi più che sonori rivolti alla proiezione stampa di The Sea of Trees, ultimo film di Gus Van Sant con Matthew McConaughey, Naomi Watts e Ken Watanabe.

La pellicola segue le avventure in solitario di un uomo depresso e disorientato, e del suo peregrinare nei meandri di una foresta giapponese famosa per essere luogo di numerosissimi suicidi. La strada lo condurrà all’incontro con quella di un altro individuo smarrito a sua volta, non solo all’interno del bosco, ma all’interno della sua vita. Inevitabilmente il contatto avrà delle conseguenze sulla loro visione esistenziale.

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PROMISED LAND di Gus Van Sant (2013)

locandina-film-promised-landDa diversi anni Matt Damon avrebbe voluto esordire alla regia e Promised Land sembrava l’occasione giusta: aveva scritto la sceneggiatura insieme all’amico attore John Krasinski (che pagò di tasca propria Dave Eggers per trasporre una sua storia) e tutto sembrava pronto per il suo debutto dietro la macchina da presa. Alcuni problemi di “pianificazione d’impegni” lo hanno costretto però a rinunciare e l’onere è stato affidato a Gus Van Sant, che aveva già diretto Damon in Will Hunting-Genio ribelle (1997) e in Gerry (2002), dei quali l’attore aveva firmato anche la sceneggiatura (vincendo addirittura l’Oscar per la prima, insieme a Ben Affleck).

 

Non sappiamo quanto Van Sant credesse o meno in questo progetto, che ha dovuto far suo soltanto in corsa, quello che però appare piuttosto evidente è che il suo tocco registico si vede davvero poco.

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GERRY di Gus Van Sant (2002)

Due giovani amici con lo stesso nome, Gerry, affrontano un viaggio nel deserto americano, senza il minimo bagaglio né una meta chiara. La macchina da presa li segue ossessivamente attraverso il loro cammino ostinato ma confuso, sempre più disperato, che può approdare solo a una conclusione estrema e tragica.

Il nono lungometraggio di Gus Van Sant è uno dei più insoliti e antinarrativi film americani degli ultimi anni: puro cinema minimale, spogliato di ogni orpello scenografico e visivo, incorniciato in perfette unità di luogo, tempo e azione. Due attori (gli ottimi Casey Affleck e Matt Damon), qualche comparsa, l’infinito di una landa desolata e nient’altro. Dedicato alla memoria dello scrittore Ken Kesey (morto nel novembre 2001) e presentato al Sundance Film Festival e al Toronto Film Festival nel 2002, il film è stato distribuito in patria solo nel 2003 in pochissime copie. In Italia, e la cosa non deve stupire, non è mai arrivato.

 

 

 

 

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