ANOTHER ME di Isabel Coixet (2013)

Faye è perseguitata da un atroce presentimento: il sentore spiacevole che una presenza non meglio identificata si stia inserendo di soppiatto nella sua esistenza spacciandosi per lei, come una sorta di alter-ego malefico che sfugge al suo controllo. Quello che a prima vista sembra solo un delirio adolescenziale da teenager si rivelerà invece un sospetto fondato, direttamente connesso a un passato dai segreti familiari oscuri, che le è stato negato e che è pronto a riemergere senza lasciare scampo.

Difficile non alzare bandiera bianca, dinanzi ad un film per molti versi sconcertante come Another Me, che arriva giusto in coda nel concorso dell’ottava edizione del festival internazionale del film di Roma e francamente non si capisce neanche cosa ci faccia, in una selezione ufficiale. Operazione risibile da qualsiasi lato la si voglia osservare, che gioca col tema del doppio e con l’angoscia di una messa in scena perturbante generando però più un effetto di comicità involontaria che altro. Tutto speso tra ridondanti e inguardabili giochi di specchi e patinati pasticciacci di regia, il film della Coixet, da sempre sopravvalutata ma mai abbassatasi a simili nadir, inanella un almanacco di piccole trovate alimentari che dovrebbero risultare a loro modo fascinose ma non fanno altro che far scempio di ogni buon gusto con reiterato sprezzo del ridicolo.

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