Berlinale 2015: EVERY THING WILL BE FINE di Wim Wenders e UNDER ELECTRIC CLOUDS di Alexey German Jr

everything-will-be-fineEVERY THING WILL BE FINE di Wim Wenders (fuori concorso)

Dopo aver realizzato lo splendido documentario Il sale della Terra presentato allo scorso Festival di Cannes, Wim Wenders torna protagonista anche alla Berlinale dove a breve riceverà l’orso d’oro alla carriera. Il Festival ha deciso di rendergli omaggio presentando la sua ultima fatica di finzione nella sezione fuori concorso (oltre che una retrospettiva con i migliori titoli del regista). Si tratta di Every Thing Will Be Fine, lungometraggio girato con l’impiego del 3d e con protagonisti James Franco, Charlotte Gainsbourg e Rachel McAdams.

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Child of God: da McCarthy a James Franco

 Con Child of God, James Franco ha dato dimostrazione della sua bravura, riuscendo a imprimere la sua firma cinematografica. Il regista conferma di saper girare film rischiosi (oltre alle altre infinite attività che svolge nel mentre, come studiare, insegnare, vedere pellicole e criticarle, sceneggiare, recitare, e probabilmente anche respirare), non tanto per la trasposizione di alcuni libri sul grande schermo, ma più per l’argomento in essi trattato. Child of God si basa sull’omonimo romanzo di Cormac McCarthy, e per chi lo avesse letto, ci si rende subito conto di quanto questo romanzo sia un sfida da affrontare.

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Venezia 71: GOOD KILL di Andrew Niccol e THE SOUND AND THE FURY di James Franco

good-killGOOD KILL di Andrew Niccol (2014)

Chiude il concorso di Venezia71 Good Kill, sesto lungometraggio di Andrew Niccol, regista e sceneggiatore neozelandese celebre per aver scritto The Terminal di Steven Spielberg (2004) e, soprattutto, il bellissimo The Truman Show di Peter Weir (1998). Opera di scottante attualità che cerca di offrire un punto di vista inedito sul post 11 settembre e sulle infinite contraddizioni dell’impegno miltare a stelle e strisce sul suolo mediorientale, il film si concentra sullo “sporco” lavoro di un ufficiale americano (Ethan Hawke) che, abbandonato l’impegno sul campo per volere dei suoi superiori, ha il potere di sterminare lo sfuggente nemico a 11.000 chilometri di distanza, pilotando quegli ipertecnologici droni che stanno ormai sostituendo i bombardieri tradizionali. La riflessione moraleggiante su un “etica” della guerra segnata da codardia e senso di colpa annacqua completamente un film che si ostina a percorrere il sentiero minato della facile retorica, proponendo il consueto approccio bellicoso made in USA in contrapposizione al doloroso destino di un popolo destinato ad uscire sconfitto a causa del proprio fanatismo. Accattivante dal punto di vista visivo, con lo sfavillante skyline di Las Vegas a far da controcampo “occidentale” alle aride pianure mediorientali esplorate con i visori satellitari, Good Kill colleziona tutti i cliché del cinema di denuncia americano più ricattatorio, proponendo la parabola esistenziale di un uomo costretto ad un esame di coscienza per arrivare ad un fastidioso quanto irritante lieto fine.

Voto: 1,5/4

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CHILD OF GOD di James Franco (2013)

 Dopo quel ritratto disperato del mondo redneck visto ieri in Joe, Venezia 70 ospita un altro viaggio nel cuore nero dell’America rurale. A guidarci è stavolta l’incredibilmente eclettico James Franco (attore-regista-artista visivo-più varie ed eventuali) che porta in concorso Child of God, tratto dall’omonimo romanzo scritto nel 1973 da Cormac McCarthy e parte di una trilogia da lui dedicata a grandi scrittori americani, dopo As I Lay Dying (da Faulkner) e prima dell’imminente Bukowski.

Tutto si può dire di Franco, ma non che gli manchi l’ambizione. Se McCarthy è probabilmente uno dei più grandi romanzieri contemporanei (sfruttatissimo al cinema, da Non è un paese per vecchi a The Road), Child of God è materia ardua e difficile da far digerire al grande pubblico: la storia di Lester Ballard, pazzo solitario che vive nei boschi del Tennessee degli anni 50 e diventa un serial killer necrofilo, è interamente basata sulle azioni folli ed estreme del suo protagonista, interpretato dal semisconosciuto Scott Haze che si cimenta in una performance di impressionante potenza (Franco si è ritagliato solo un piccolissimo ruolo).

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FACCIAMOLA FINITA di Evan Goldberg e Seth Rogen (2013)

facciamola-finita-locandinaIn principio – era il 2007 – c’era il corto Jay and Seth vs. The Apocalypse: una manciata di minuti in cui gli attori Seth Rogen e Jay Baruchel, nel ruolo di se stessi, si trovano ad affrontare nientemeno che… la fine del mondo. Cinque anni dopo, ne è uscito un lungometraggio scritto e diretto dallo stesso Rogen insieme a Evan Goldberg, che riunisce tutta l’allegra combriccola del cosiddetto team Apatow (ma il diabolico Judd stavolta non c’entra) con l’aggiunta di numerose guest star.
Jay, allergico al jet set hollywoodiano, va a trovare l’amico Seth, che, dopo un pomeriggio a base di dosi elefantiache di marijuana, lo trascina suo malgrado a un party a casa di James Franco. Improvvisamente, il giorno del giudizio piomba sulle colline della città degli angeli con terremoti, fiamme e una voragine che inghiotte quasi tutti i malcapitati festaioli, compresi Jason Segel, Paul Rudd e persino Rihanna. Per non parlare della fine indecorosa che tocca a uno strafattissimo Michael Cera.

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