WARM BODIES di Jonathan Levine (2013)

-Cosa sei?

-Non lo so.

-Puoi essere quello che vuoi.

Cos’è R? Uno zombie. Le sue giornate trascorrono monotone e sempre uguali, ciondolando da una parte all’altra di un aeroporto di cui lui e un gruppo di “colleghi” hanno preso possesso. Ma R pensa e si dispera per la sua condizione immutabile. Soffre perché non conosce la vita e, soprattutto, non conosce l’amore, che si presenta inaspettato, un giorno, sotto forma di Julie, una ragazza con un padre assente, interessato solo alla lotta per la salvezza del genere umano, e un fidanzato che vive nell’emulazione del suddetto genitore. R si innamora a prima vista. Sarà l’inizio di una rivoluzione.

 

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50 E 50 di Jonathan Levine (2012)

Sempre di più al giorno d’oggi, quando si parla di “cinema indipendente americano” (connotazione che fino a qualche tempo fa era sinonimo di prodotto, in un certo senso, di qualità), si rischia di prendere in considerazione un’etichetta, costruita su specifiche convenzioni, piuttosto che uno spontaneo modo di fare cinema: come invece l’indie dovrebbe essere.

Senza generalizzare troppo, dato che lo spirito più puro sopracitato è ancora presente in diversi film, si pensi paradossalmente (tra i più recenti) al francese Tomboy di Celine Sciamma, c’è comunque da sottolineare come dietro alla facciata dell’indipendenza si nascondano pellicole costruite ad hoc per rientrare, sfacciatamente e a tutti i costi, in questa categoria.

 

 

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