…E ORA PARLIAMO DI KEVIN di Lynne Ramsay (2012)

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D’accordo, nessuno tocchi Caino. Ma ad Eva chi ci pensa? Se il diktat politicamente corretto della nostra società, autoproclamatasi civile, impone di indagare le ragioni dell’assassino, analizzandone comportamenti e traumi infantili prima di condannarlo, e se, di riflesso, il cinema indugia spesso a raccontarne gesta e fantasmi, non è altrettanto comune soffermarsi sulle motivazioni e le possibili reazioni di chi si ritrova a mettere al mondo, crescere e svezzare un’incarnazione di disumanità, ferocia e violenza. Un mostro, insomma. Perché in fondo Rosemary’s Baby finisce proprio con la nascita della demoniaca creatura. Ma cosa succede quando questa inizia a muovere i primi passi nel microcosmo familiare, preparando il suo futuro e terribile ingresso nel mondo? E quando il suo destino, e quello di molti altri, ignari, è compiuto, oltre al sangue, di cos’è fatta la scia che lascia dietro di sé? Prova a spiegarcelo Tilda Swinton, straordinaria e diafana genitrice del problematico Kevin, fin da piccolo evidentemente disturbato, malato, diverso, attraverso una serie di salti temporali avanti e indietro nella propria vicenda di donna e madre.

 

 

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