BELLA ADDORMENTATA di Marco Bellocchio (2012)
“Rassicuratevi, o Re e Regina; la vostra figlia non morirà: la Principessa si bucherà la mano con un fuso, ma invece di morire, s’addormenterà soltanto in un profondo sonno, che durerà cento anni, in capo ai quali il figlio di un Re la verrà a svegliare”. Charles Perrault
Eluana Englaro dorme da diciassette anni, serena, ignara, mentre intorno è il caos. Il dramma di un padre diventa caso nazionale, smuove le coscienze e le convenienze dei politici, che si affannano a cercare di compiacere il proprio elettorato, spinge alla militanza, pro o contro che sia, tormenta, ironia della sorte, i sonni di un Paese che pare sedato ormai da diversi decenni.
Gli ultimi giorni della Englaro, isterici, frenetici, deliranti per tutto il resto del mondo, tranne che per l’involontaria protagonista, vengono presi a prestito da Bellocchio per riflettere, più che sulla questione spinosissima dell’eutanasia in sé, sulla quale comunque il regista esprime chiaramente il proprio punto di vista, su quella più ampia del libero arbitrio.
