È SOLO LA FINE DEL MONDO di Xavier Dolan (2016)

 

Mommy, a conti fatti, è stato un arma a doppio taglio per il giovane e talentuoso Xavier Dolan: nella sua dirompente e toccante precisione estetica e tematica da un lato ha definitivamente consacrato il regista canadese sul panorama internazionale, dall’altro ha portato il suo cinema ad un livello cui era difficile confermarsi. E infatti, È solo la fine del mondo, premiato con il Grand Prix e il Premio della giuria ecumenica all’ultimo Festival di Cannes, non riesce a raggiungere il livello dell’opera precedente, pur regalando spunti interessanti in una confezione accattivante.

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DUE GIORNI, UNA NOTTE di Jean-Pierre e Luc Dardenne (2014)

2 giorni e una notteDopo essere stato presentato in concorso allo scorso Festival del cinema di Cannes, approda sui nostri schermi l’ultimo lavoro dei fratelli Dardenne. Avvalendosi dell’interpretazione di Marion Cotillard, i registi decidono di pedinare (come hanno sempre fatto lungo la loro carriera) le vicende di Sandra che, nell’arco di tempo espresso dal titolo, deve cercare di convincere i suoi colleghi di lavoro a rinunciare ad una parte del loro stipendio per far si che lei possa continuare a lavorare senza essere licenziata. Ad ostacolare il tutto, ovviamente, c’è la feroce e prepotente crisi economica. Due giorni, una notte si avvale di un soggetto potente e stimolante, ma il film convince appieno solo nella prima parte. Infatti, una volta capito il meccanismo, sembra che l’opera vada avanti con il pilota automatico, (ri)presentando sempre le stesse situazioni senza mai uscire dai binari sui quali si colloca. Anche la regia dei Dardenne (sempre devota all’instabilità della camera a mano) sembra meno ipnotica del solito, seppur le sequenze riuscite siano presenti (in primis la scena in macchina con Gloria di Patti Smith nella radio).

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C’ERA UNA VOLTA A NEW YORK di James Gray (2013)

Loc GrayAl di là dei biechi meccanismi adottati dai distributori italiani per tradurre i titoli dei film – in modo da garantire maggiore appeal commerciale – c’è da ammettere che The Immigrant di James Gray, arrivato nelle italiche sale con il titolo C’era una volta a New York , non allontana del tutto la componente fiabesca (sebbene il richiamo principale rimandi a Sergio Leone) dalle proprie priorità stilistiche e narrative. Nel turbolento arrivo a New York City di Ewa Cybulski (Marion Cotillard), immigrata polacca allontanata dalla sorella (e costretta a lavorare nel sottoteatro di Bruno, mecenate e protettore) risiede il cinema di Gray: sopra ogni cosa, la presenza della città.

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