HUMANDROID di Neill Blomkamp (2015)

 

All’idea che Neill Blomkamp sia una delle voci più rilevanti della fantascienza mainstream anglofona, ormai, nessuno storce il naso più di tanto. O meglio: se District 9 (2009) si era imposto all’attenzione come opera anomala, interessante e incisiva, giocando con la storia e il passato del Sudafrica (luogo d’origine di Blomkamp), il successivo Elysium(2013) preferiva arenarsi in un sottobosco distopico e para-hollywoodiano abbastanza ordinario.

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ELYSIUM di Neill Blomkamp (2013)

elysiumEsiste un genere  chiamato fantascienza che ha delle potenzialità enormi. Sia in fase autoriale che commerciale. Spesso la fantascienza viene abusata da Hollywood per attrarre le masse al cinema e incassare al botteghino. Basta infatti inserire qualche nave spaziale, qualche mega robot, effetti speciali a non finire e il gioco è fatto. Altre volte invece capita di entrare in contatto con registi più sensibili. Che si appassionano alle regole del genere per sfruttare al meglio le sue potenzialità. Blomkamp si era già rivelato un cultore del genere, uno che ama la sci-fi e la usa per parlare del presente. Elysium eccelle per quanto riguarda questo aspetto, proprio come ci aveva sorpreso 4 anni fa District 9. Entrambi non sono film ambientati in un futuro irraggiungibile, ma molto prossimo, sia come coordinate temporali che come innovazioni tecnologiche: poca fanta, molta scienza, con, al centro dei loro drammi, personaggi comuni che vivono una crisi della società e dei valori molto attuale. 

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