Rebel Moon – Parte 1: Figlia del fuoco di Zack Snyder, la recensione

di Valeria Morini

Il sottotitolo di Rebel Moon, film diretto Zack Snyder uscito direttamente su Netflix, è Parte 1: Figlia del fuoco, ma potrebbe tranquillamente essere “O dell’abuso del ralenti nelle scene d’azione”. Uno dei registi più divisivi del cinema mainstream hollywoodiano torna dopo il turbolento periodo passato dei film DC e la delusione di Army of the Dead (un ottimo soggetto sviluppato male), con l’ambizione di creare un nuovo universo cinematografico: di Rebel Moon è stato girato anche il sequel Parte 2: la sfregiatrice (in piattaforma ad aprile 2024), ma l’idea è di realizzare una trilogia, senza dimenticare lo sviluppo di un videogioco, un corto animato e una graphic novel, nonché una versione estesa dello stesso Figlia del fuoco. Insomma, quello che è stato già definito “lo Star Wars di Snyder” è un progetto a dir poco complesso: peccato che questo capitolo iniziale sia un disastro evidente sotto diversi punti di vista.

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Questo mondo non mi renderà cattivo, la recensione della serie di Zerocalcare

 

Su Netflix

Questa serie ci renderà buoni ed equanimi e metterà tutti d’accordo sul talento di Zerocalcare? La risposta è no, perché il fumettista di Rebibbia, con il suo secondo prodotto seriale Netflix Questo mondo non mi renderà cattivo, ha creato qualcosa destinato a essere divisivo e, insieme, paradossale. Perché da una parte c’è il colosso dello streaming che dopo il successo della precedente Strappare lungo i bordi ha messo in cantiere un’operazione di marketing eccezionale, con tanto di anteprima a Roma davanti a un pubblico numeroso quanto quello di un concerto rock, in un vero e proprio parco tematico fatto di cartonati giganti che hanno ricreato l’universo di Zerocalcare e di questa serie in particolare.

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Una serie di sfortunati eventi: L’Ostile Ospedale tra atmosfere horror e un intreccio che cambia

Ostile Ospedale

Il Vile Villaggio, coppia di episodi che copriva il 7° romanzo di Una serie di sfortunati eventi, ci ha lasciato in eredità i fratelli Baudelaire in fuga, ancora una volta, con il Conte Olaf ad inseguirli. Ma questa volta il loro perfido avversario ha un vantaggio: tutti lo credono morto e, soprattutto, l’accusa di omicidio è ricaduta su Klaus, Violet e Sunny. Riusciranno a trovare rifugio all’ospedale Heimlich?

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Una serie di sfortunati eventi: Il Vile Villaggio in cui dark comedy e western si incontrano

Il Vile Villaggio Harris

L’ormai triste viaggio senza tregua dei fratelli Baudelaire questa volta li ha portati in un piccolo villaggio in mezzo al deserto, disperso nel nulla, un luogo dove esistono regole ferree e in cui sono banditi libri e macchinari, ossia tutto ciò che potrebbe portare ad uno sviluppo culturale e ad un’emancipazione. Ma, come sostiene il deleterio Poe, “Ci vuole un villaggio per crescere dei bambini”, e quindi perché non affidare i tre fratelli agli abitanti di VF? Certo, se non fosse che il conte Olaf (Neil Patrick Harris) li stava seguendo da molto tempo e sa già dove si trovano.

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Una serie di sfortunati eventi: i Baudelaire alle prese con “L’ascensore ansiogeno”

 

La Prufrock school è ormai acqua passata, anche se resta il grande caso irrisolto dei fratelli Quagmire: dove sono? Dove li ha portati il Conte Olaf? Intanto, i tre orfani Baudelaire sono stati affidati a una coppia benestante, i coniugi Squalor, che vivono in una cittadina in cui tutto è superficialmente regolato da ciò che è “in” e da ciò che “out”, ma naturalmente il Conte Olaf è pronto con il prossimo travestimento.

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L’atroce accademia: Una serie di sfortunati eventi torna su Netflix

 

Cosa attende i Baudelaire? Dopo La Sinistra Segheria, che ha chiuso la prima stagione di Una serie di sfortunati eventi con cui Netflix ha portato sul piccolo schermo i romanzi di Lemony Snicket, da oggi è possibile immergersi nuovamente nelle avventure dei tre giovani orfani, alle prese con la fuga dal Conte Olaf (Neil Patrick Harris) e ora rinchiusi in una scuola dall’aria tutt’altro che rassicurante.

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Jessica Jones: deludente seconda stagione per l’investigatrice privata

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Si potrebbe chiamare “fase due della Marvel/Netflix”, parlando di ciò che accade post Defenders, ed è Jessica Jones ad aprire le danze (Punisher merita infatti un discorso a parte). Tuttavia, come accaduto con i “fratelli maggiori” del grande schermo, anche in questo caso si assiste ad un calo nella qualità – che, a dire la verità, già con Iron Fist e Luke Cage non aveva confermato quanto di buono fatto vedere con Daredevil o con la prima stagione di Jessica Jones – presentando un prodotto che non rende giustizia ad un personagio che meriterebbe ben altra attenzione.

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THE PUNISHER: CI SIAMO!

 

La scintilla è scoccata. Decisamente. Punisher accelera nella seconda parte di stagione e arriva ad ul livello qualitativo notevole, che se non mette in discussione il primato di Devil, poco ci manca.

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THE PUNISHER: Chi ben comincia.. Un commento sulla prima parte di stagione

 

Tanto attesa dai fan della Marvel, la serie su Punisher è finalmente disponibile su Netflix, dopo che il suo protagonista, Frank Castle (Jon Bernthal) ha così ben impressionato nella seconda stagione di Daredevil da meritarsi 13 episodi tutti per lui. Il Punitore aveva dato del filo da torcere al Diavolo di Hell’s Kitchen, ora la domanda è: riuscirà la serie a raggiungere il livello di Daredevil, considerata ragionevolmente come il miglior prodotto Marvel degli ultimi anni (su grande e piccolo schermo)?

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STRANGER THINGS 2: Già pronti per la prossima partita

 

Al termine della seconda stagione di Stranger Things si ha, come alla fine della precedente, la sensazione di aver assistito ad un’enorme partita, un gioco di ruolo dal vivo in cui le pedine sono i protagonisti e il mostro finale non è più un semplice Demogorgon, ma una sua evoluzione. In realtà, però, a modificarsi e a crescere è tutta l’opera, che, ora possiamo dirlo con certezza, non poggia più il suo enorme successo solamente sui riferimenti e gli omaggi agli anni ’80 – operazione comunque geniale e più che apprezzabile – ma su una trama solida, su un intreccio fatto di sottotrame e di situazioni più approfondite e complesse.

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STRANGER THINGS 2: Scavare oltre la nostalgia

 

Bentornati ad Hawkins, a tutti coloro che hanno amato la prima stagione di Stranger Things, ambientata in questa città che sta sempre più elevandosi a luogo dell’immaginario comune, quasi mitico, come fosse una Derry o una Castle Rock, per citare Stephen King. Questo grazie anche ad una seconda stagione che, arrivata a metà, conferma quanto visto nella precedente, a tratti superandolo, anche se non è il termine esatto: è qualcosa di differente, pur immerso nella medesima atmosfera.

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MINDHUNTER di David Fincher, recensione episodi 1-2

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“Come possiamo anticipare dei pazzi se non sappiamo come ragionano i pazzi?”

Interrogativo emblematico, pronunciato dall’agente Bill Tench (Holt McCallany) per convincere il suo superiore della bontà dell’idea del suo collega, Holden Ford (Jonathan Groff), il quale ha l’intuizione di interrogare i serial killer per capire come funziona la loro mente, in maniera da poterli studiare e, così facendo, comprenderli. Questa, di fatto, la sinossi di Mindhunter, ultima serie prodotta da Netflix, basata sul libro Mind Hunter: Inside FBI’s Elite Serial Crime Unit, e firmata da David Fincher, che che si occupa anche della regia dei primi e degli ultimi due episodi, sui 10 totali.

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