PERSONAL SHOPPER di Olivier Assayas (2016)

personal-shopper Regista, sceneggiatore e critico cinematografico, Olivier Assayas racchiude al meglio la figura di regista contemporaneo in grado di unire raffinata cinefilia d’essai e capacità di rapportarsi al presente con una idea di cinema assolutamente moderna e per nulla fine a se stessa. Tipicamente francese e snob al punto giusto, Assayas incarna un cinema d’autore liquido e sfuggente, che richiede molto allo spettatore senza per questo risultare oltremodo respingente. Prix de la mise en scène al Festival di Cannes 2016, Personal Shopper rappresenta un ulteriore, imprescindibile tassello all’interno di una filmografia in continuo divenire. Strettamente connesso al precedente Sils Maria (2014) anch’esso presentato sulla croisette, non solo per la presenza di Kristen Stewart, Personal Shopper è un paradigmatico esempio di cinema puramente teorico che incontra le istanze di un genere, il thriller soprannaturale, per portare sullo schermo un racconto concettuale sulla perdità di identità, la paranoia contemporanea nell’era digitale, la scissione del corpo dallo spirito.

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SILS MARIA di Olivier Assayas (2014)

Da sempre interessato a scandagliare il backstage del cinema, Olivier Assayas aveva già raccontato il “dietro le quinte” di un film nel discusso Demonlove del 2002 e, soprattutto, nell’inedito e bellissimo Irma Vep (1996), singolare versione punk e arty di Effetto Notte di Truffaut, dove veniva seguita una giovane attrice hongkonghese per la prima volta alle prese con un film girato in Francia. Con Sils Maria il regista francese compie la stessa operazione, tuttavia abbandonando l’universo del cinema orientale, sua passione giovanile, per spostarsi in Europa, patria del cinema d’autore, portando a maturazione le sue riflessioni sulla settimana arte e, con ogni probabilità, dando vita alla migliore opera della sua carriera.

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Cannes 67. Giorni 9 e 10. Ultimi film in concorso al festival. Spicca il sorprendente Mommy, di Xavier Dolan

Jimmys Hall

 

Jimmy’s Hall, di Ken Loach (2014)

Convince, anche se con qualche riserva, l’ultimo lavoro di Ken Loach Jimmy’s Hall, altro film applauditissimo dalla stampa internazionale. Il regista inglese racconta la vera storia di James Gralton, attivista politico irlandese che, all’inizio del secolo scorso, fu costretto a emigrare negli Stati Uniti prima di tornare in patria per combattere la guerra d’indipendenza. Leader comunista, Gralton sfidò le restrizioni della Chiesa Cattolica nell’Irlanda degli anni ’20 e aprì una sala da ballo dove poter condividere le sue idee politiche. Presentato all’interno del concorso, si tratta di un prodotto più che discreto, un po’ troppo didascalico nella realizzazione ma ugualmente profondo ed emozionante. Grazie al sempreverde tocco ironico del regista, Jimmy’s Hall riesce anche a divertire, inscenando vere e proprie gag fisiche che strizzano, anche se in minima parte, l’occhio al cinema delle origini. Jimmy’s Hall scorre piacevolmente per tutti i suoi minuti, senza mai però toccare vette elevate di cinema o emozione (ma forse non erano questi gli scopi del regista), concludendosi con un finale un po’ retorico e sempliciotto. 

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QUALCOSA NELL’ARIA di Olivier Assayas (2012)

A due anni dal pluripremiato Carlos, imponente miniserie sulla figura del noto terrorista e mercenario degli anni 70, il francese Olivier Assayas torna a confrontarsi con la Storia, affrontando un’epoca cruciale che il grande schermo ha più volte rappresentato, pur se non sempre con risultati eccelsi. Qualcosa nell’aria racconta il post-sessantotto: un ritratto di ciò che accadde “dopo il maggio francese” (decisamente più calzante il titolo orginale francese Après Mai), con tutte le inquietudini, la rabbia e le crisi dei giovani figli della rivoluzione.

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