Il mio amico robot di Pablo Berger, la recensione

di Valeria Morini

Se Philip K. Dick si domandava se “gli androidi sognano pecore elettriche”, Pablo Berger non ha dubbi e ci mostra il mondo onirico di un automa nel tenerissimo Il mio amico robot (decisamente più calzante è il titolo originale, per l’appunto Robot Dreams), presentato già a Cannes 2023 e fuori concorso al 41° Torino Film Festival. Il regista spagnolo conferma il suo eclettismo a undici anni da Blancanieves (anch’esso passato sotto la Mole), che era una curiosa e sperimentale rilettura della fiaba dei Grimm girata come un film muto contemporaneo.

Il mio amico robot è la sua incursione nell’animazione, un cartoon per adulti e bambini che stupisce per la sua estrema delicatezza e poesia. In una New York degli anni 80 abitata da animali antropomorfi, un cane si sente così solo da acquistare un robot da compagnia, ma la loro amicizia è messa a dura prova da un beffardo destino.

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BLANCANIEVES di Pablo Berger (2012)

locandina-blancanievesMercoledì 25/12/13, ore 23.10, RAITRE

 

“Ho visto Rapacità di Erich von Stroheim con un’orchestra sinfonica dal vivo e mi ha creato sensazioni uniche. Ho voluto ricrearle per il pubblico e per questo sono tornato alle grandi produzioni Anni ’20.”

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La portai al fiume, credendo fosse ragazza, e invece era Serafino Gubbio, operatore

BlancanievesNegli anni avventurosi, eccitanti, della Residencia (studentato madrileno) un imberbe, ma già ruvido, Buñuel, pur adorandolo come amico, non sopportava le poesie di Federico Garcia Lorca, che considerava, didascaliche, “spagnole” ai limiti del folclore. Il comune amico Dalì costringeva il futuro papà di Viridiana ad assistere ai “reading” che il giovane Lorca improvvisava, con la sua calda, bellissima, voce baritonale. Ma appena le sue labbra si serravano in attesa dell’applauso, Buñuel, implacabile, esclamava: “Federico, es una mierda”…

Ora, con l’immaginifico Blancanieves– per una fumisteria degna di Méliès (quindi del Cinema) partendo dalla Goticissima Foresta Nera dei fratelli Grimm – Pablo Berger compie un miracolo: coreografare un immaginifico “paso doble” fra la Spagna “mistica, vertiginosa, commestibile” di Federico Garcia Lorca (per dirla con il coevo Dalì) con la frenetica Spagna surrealista di Don Luis, svezzata a colpi di “humor negro” ed occhi di gallina (ma pur sempre “selvaggi”).

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BLANCANIEVES di Pablo Berger (2012)

Blancanieves: il trailer, la trama e il cast

 Alla sua seconda opera, Pablo Berger si propone di rivisitare in chiave più moderna una tra le più classiche delle fiabe. La cosa non susciterebbe molto interesse, se non fosse per come il regista decide di mettere in scena la sua Biancaneve. Ricordate The Artist? Bè, il procedimento è lo stesso. Girare tutta la pellicola in bianco e nero, senza dialoghi e con didascalie. Cinema muto. La modernizzazione di una fiaba e la regressione di uno stile. Il binomio si prospetta curioso.

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