THE HATEFUL EIGHT di Quentin Tarantino (2016)

 

Chiunque attenda un altro Django Unchained rimarrà deluso: The Hateful Eight è una creatura differente, un ibrido proteiforme che incunea con fermezza un nuovo, fondamentale tassello all’interno della già variegata filmografia di Quentin Tarantino. Girato nel gloriosissimo formato da 70 mm, il film merita senza dubbio di essere ammirato in tale, sfavillante versione: un chiaro omaggio al cinema dell’età dell’oro e ai “Roadshow Release” degli anni ’50 e ’60 che vanta 20 minuti aggiuntivi rispetto alla copia digitale, tra cui un’overture e un intermezzo di 12 minuti (gustosa trovata narrativa dal sapore rétro che scinde nettamente il lungometraggio in due parti).

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SERATA GRINDHOUSE

locandina-grindhouseMercoledì 02/04/14, dalle ore 21.05, IRIS

 

Signore e signori, ecco a voi il puro intrattenimento offerto dalla premiata ditta Tarantino/Rodriguez.

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PULP FICTION – DOPO VENT’ANNI CI CHIEDIAMO ANCORA COSA CI SIA NELLA VALIGETTA

 

pulp2

Pulp /’pəlp/ n.1. A soft, moist, shapeless mass of  matter.

2. A magazine or book containing lurid subject matter

and being characteristically printed on rough,

unfinished paper.

American Heritage Dictionary

New College Edition

 

Da quest’introduzione già lo si poteva intuire, e molto probabilmente il genio di Tarantino sapeva benissimo a cosa andava incontro quando ha scritto questo capolavoro: Pulp Fiction era e rimane tutt’oggi, a 20 anni di distanza, un vero e proprio manifesto del postmoderno cinematografico, di cui il regista di Knoxville è forse il primo esponente, senza dubbio il maggiore: troppo studiato in tutti i suoi dettagli per essere frutto del caso, troppo preciso nelle citazioni e nella struttura per non rendersi conto di trovarsi al cospetto di una mente consapevole di ogni singolo movimento dei suoi ingranaggi. L’enormità di Pulp Fiction, però, risiede nella sua semplicità. Non è tanto il cosa (situazioni già viste), ma il come a fare la differenza, in cui a tratti sembra che la trama sia funzionale alle immagini, perché è quello il nocciolo cui Tarantino tenta di arrivare: l’immagine, l’icona, il simbolo.

«In televisione, il modo per scegliere una serie è che fanno un episodio, l’episodio chiamato “pilota”. Poi mostrano quell’episodio a gente che sceglie gli episodi e sul valore di quell’episodio decidono se vogliono fare altri episodi. Alcun vengono scelti e diventano programmi televisivi e invece altri no, e diventano niente. Lei era in uno di quelli che è diventato niente». (Jules a Vincent, Pulp Fiction, Quentin Tarantino, 1994)

 

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JACKIE BROWN di Quentin Tarantino (1997)

locandina-jackie-brownLunedì 17/03/14, ore 23.00, RAI MOVIE

 

La hostess Jackie Brown (Pam Grier) arrotonda il suo stipendio contrabbandando denaro sporco per il mercante d’armi Ordell Robbie (Samuel L. Jackson) che, nei guai con la polizia, la vuole eliminare.

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KILL BILL – VOL. 1 di Quentin Tarantino (2003)

kill bill vol1Lunedì 03/03/14, ore 23.15, RAI MOVIE

 

Il quarto film (escludendo l’episodio girato in Four Rooms) del talentuoso Quentin Tarantino è un distillato di cinema allo stato puro, in cui la proverbiale (con)fusione tra generi cinematografici a lui cari diventa vera e propria cifra stilistica nonché ragione d’essere del film.

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DJANGO UNCHAINED di Quentin Tarantino (2012)

locandina django unchainedCerto è che questa volta Tarantino non poteva concludere la sua pellicola con “questo potrebbe essere il mio capolavoro”. Di fatto, Django Unchained è un piccolo passo indietro rispetto a Inglourious Basterds, ma questo è lungi dall’essere un commento negativo sul film. Anzi. Dopotutto, sempre di Tarantino si tratta.

Django Unchained è un chiaro omaggio allo spaghetti western ma, come Inglourious Basterds nulla aveva a che vedere con Quel maledetto treno blindato di Castellari, così Django Unchained ha un contatto con il suo quasi omonimo film di genere solo grazie ad una chiara citazione iniziale e ad un cameo comico di Franco Nero, il Django del ’66, che dà vita ad un curioso faccia a faccia con il suo alter ego Jamie Foxx. Non può dunque mancare il bounty killer, il Dottor King Schultz (Christoph Waltz), che libera uno schiavo di colore, Django (Jamie Foxx), solo per farsi aiutare a catturare due criminali, per poi istruirlo e farlo divenire a sua volta cacciatore di taglie. Ma Django è alla ricerca di sua moglie Broomhilda (Kerry Washington), schiava di un negriero di nome Calvin Candie (Leonardo Di Caprio), e questa è la vera molla per far scattare tutta la narrazione.

 

 

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