SIN CITY – UNA DONNA PER CUI UCCIDERE di Frank Miller e Robert Rodriguez (2014)

Nove anni dopo Sin City, tornano sul grande schermo i personaggi di Frank Miller, che dirige ancora insieme a Robert Rodriguez il secondo capitolo tratto dalle sue graphic novel: Sin City – Una donna per cui uccidere. Tre storie: Dwight McCarthy (in precedenza interpretato da Clive Owen, ora da Josh Brolin) si ritrova in balia dell’ex-fidanzata Ava (un’Eva Green più fatale che mai) che lo inganna e manovra per i suoi loschi piani. A tirarlo fuori dai guai ci pensa il granitico e indistruttibile Marv (Mickey Rourke), redivivo dalla prima parte; Il giovane Johnny (Joseph Gordon-Levitt) sfida a poker il malvagio senatore Roark (Powers Boothe), padre di “Quel bastardo giallo” ucciso nel primo capitolo da John Hartigan (Bruce Willis); Nancy (Jessica Alba), intanto,  continua a sognare di vendicare la morte del suo amato Hartigan.

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Cannes 67. Giorno 3 – Atom Egoyan e Dragon Trainer 2

captivesposter CAPTIVES di Atom Egoyan

Dopo la sua ultima fatica, Devil’s Knot, risalente solo ad un anno fa ma presente sui nostri schermi proprio in questi giorni, il regista canadese Atom Egoyan presenta in concorso a Cannes l’ultimo suo lavoro, Captives. La pellicola insiste su trame dal carattere triste e su personaggi portati alla deriva dalla vita, ma, proprio come il penultimo lavoro di Egoyan, anche Captives risulta un’opera superficiale e poco riuscita. Seppur il film parta bene, con una sequenza che connota subito il cattivo di turno intento a spiare le sue prede (il tema del guardone sarà una costante della pellicola), Captives inizia presto a stancare, senza divertire sul piano della narrazione (ennesimo poliziesco basato su una sparizione che metterà in crisi il rapporto dei coniugi protagonisti e il conseguente tentativo di lui di cercare la verità da solo, senza contare sulla polizia) e senza colpire su quello emotivo, non potendo contare nemmeno su un cast che appare piuttosto fuori parte (Ryan Reynolds meglio della collega Rosario Dawson). Riuscita l’ambientazione, in un paese poco abitato e completamente innevato che ricorda la Fargo dei Coen ma per lasciare il segno ci vuole altro.

 

Voto: 1,5/4

 

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