CHILD OF GOD di James Franco (2013)

 Dopo quel ritratto disperato del mondo redneck visto ieri in Joe, Venezia 70 ospita un altro viaggio nel cuore nero dell’America rurale. A guidarci è stavolta l’incredibilmente eclettico James Franco (attore-regista-artista visivo-più varie ed eventuali) che porta in concorso Child of God, tratto dall’omonimo romanzo scritto nel 1973 da Cormac McCarthy e parte di una trilogia da lui dedicata a grandi scrittori americani, dopo As I Lay Dying (da Faulkner) e prima dell’imminente Bukowski.

Tutto si può dire di Franco, ma non che gli manchi l’ambizione. Se McCarthy è probabilmente uno dei più grandi romanzieri contemporanei (sfruttatissimo al cinema, da Non è un paese per vecchi a The Road), Child of God è materia ardua e difficile da far digerire al grande pubblico: la storia di Lester Ballard, pazzo solitario che vive nei boschi del Tennessee degli anni 50 e diventa un serial killer necrofilo, è interamente basata sulle azioni folli ed estreme del suo protagonista, interpretato dal semisconosciuto Scott Haze che si cimenta in una performance di impressionante potenza (Franco si è ritagliato solo un piccolissimo ruolo).

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