Torino Film Festival 2016: ANTIPORNO di Sion Sono

 

Abituarsi al cinema di Sion Sono è impossibile, anche se è lecito aspettarsi incursioni folli e violente in un’esplorazione dei recessi più terrificanti dell’animo umano dove si annidano le pulsioni più luride e animalesche. Continuando il gioco metacinematografico già proposto nel chiassoso e divertentissimo Why Don’t You Play in Hell? (2013) il visionario regista costruisce un colorato gioco di scatole cinesi declinato al femminile, riflettendo in Antiporno, presentato nella sezione After Hours del 34esimo Torino Film Festival, su arte, corpo e società senza lasciare un attimo di respiro.

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TFF 2014: TOKYO TRIBE di Sion Sono e DIPLOMACY di Volker Schlöndorff

TOKYO TRIBE di Sion Sono (2014)

Dopo aver presentato Why Don’t You Play in Hell, divertente opera metacinematografica, alla penultima mostra del cinema di Venezia, Sion Sono torna a lavorare su una pellicola dai toni più leggeri e goliardici ambientando le buffe vicende di Tokyo Tribe in un futuro molto prossimo, attraverso il quale però, il regista cerca di sviscerare il nostro presente. Il film infatti sembra essere una caricatura grottesca dei giovani d’oggi, intenti solo ad aggregarsi in bande, a sfidarsi a colpi di pugni, rime rap, balli hip hop e a fare a gara tra chi è più dotato. Sion Sono intesse un film corale difficile da seguire, ricco di personaggi e svolte narrative che disorientano lo spettatore ma allo stesso tempo lo divertono (sono diverse le scene davvero spassose). Ciò che però non funziona è il riciclo delle situazioni che allungano la pellicola in maniera notevole senza aggiungere mai nulla di nuovo a quanto detto nei primi venti minuti. Infatti la primissima parte di Tokyo Tribe è la più riuscita per la sua carica visiva originale e stupefacente (inquadrature molto lunghe e difficili da gestire, orchestrate in maniera sublime dal regista con un prologo interamente cantato e una fotografia coloratissima e piena di luce). Poi il lavoro non fa altro che ripetersi per il resto dei minuti in cui continua a denunciare l’assurdità di una guerra tra bande e la mancanza di morale presente nei giovani. Tra leggeri richiami ad Arancia meccanica, Kill Bill e Scarface, il film eccede nello stile barocco fine a se stesso di cui si fa portavoce.

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TORINO FILM FESTIVAL 2014: uno sguardo d’insieme

Giunto al suo trentaduesimo anno di vita, il Torino Film Festival ha reso noto oggi il menù della prossima rassegna. 197 titoli, 65 lunghi, 45 anteprime mondiali, 23 anteprime internazionali, 3 anteprime europee, 70 anteprime italiane. Questi sono i numeri dell’edizione che prenderà il via il 21 Novembre nella capitale piemontese. Ma, come da sempre questo Festival ci ha abituato, non è la quantità il suo punto forte, bensì la qualità.

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VENEZIA 70. Fuori Concorso. Giorni 1, 2 e 3

sion sonoWHY DON’T YOU PLAY IN HELL, di Sion Sono (2013) – Orizzonti


Dopo aver riflettuto riguardo al post Fukushima, Sion Sono si concede una piccolo parentesi più leggera e ludica con questa commedia dalle tinte demenziali e metacinematografiche. Il regista nipponico crea un omaggio a un cinema che non c’è più, un omaggio alla pellicola, all’artigianalità di quest’arte e alla passioni di giovani aspiranti artigiani. Lo fa con quest’opera divertente e leggere ma comunque complessa nella sua struttura narrativa (3 diversi piani, 3 diverse storie con altrettanti protagonisti che si intrecceranno nella seconda parte) e nel suo girato. Il regista nipponico dimostra di saperci fare e soprattutto di sapere dove voler condurre la sua flotta. Il film, oltre a rilfettere in qualche modo su se stesso, ha come filone comune di tutte le storie la ricerca di un obiettivo. Ogni personaggio ha un sogno e vuole portarlo a termine. Sembra una morale un po’ da adolescenti, e forse lo è, viste anche le tinte di cui spesso viene ricoperto il film.

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THE LAND OF HOPE di Sion Sono (2012)

 Il cinema di Sion Sono è da sempre viscerale, anticonvenzionale, autentico, pronto a spiazzare, basti pensare alla forte dose di carnalità che possiedono film come Cold Fish e Love Exposure. Ma c’è un evento in particolare che ha scosso il regista giapponese, indirizzandolo verso una nuova genesi della sua poetica: l’11 marzo 2011, al largo della costa della regione di Tohoku in Giappone, un violento terremoto di magnitudo 9.0 causa uno tsunami che semina distruzione e morte: 15.704 i cadaveri contati, miliardi di dollari l’ammontare dei danni alle infrastrutture come la centrale di Fukushima e il pericolo di una apocalisse nucleare che diventa realtà.

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