Ex-Husbands di Noah Pritzker, la recensione

di Valeria Morini

Viene da chiedersi, guardando Ex-Husbands, per quale motivo il cinema americano non abbia saputo utilizzare maggiormente un attore del calibro di Griffin Dunne. Nel film di Noah Pritzker, passato al Torino Film Festival, è un dentista newyorchese che deve fare i conti con un divorzio (la moglie è Rosanna Arquette, che Dunne ritrova a quasi 40 anni da Fuori orario), con la malattia del padre anziano e con l’addio al celibato di uno dei figli, in una famiglia in cui drammaticamente tutti i membri maschili sembrano destinati a diventare degli ex.

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The Holdovers – Lezioni di vita di Alexander Payne, la recensione

di Valeria Morini

Sono sempre impegnati in un viaggio, reale e/o dentro se stessi, i protagonisti dei film di Alexander Payne. Un tema che impregna film come Sideways, The Descendants e Nebraska, e che è presente anche in The Holdovers, diviso in una prima parte letteralmente in unità di luogo – tra le mura di un prestigioso liceo americano all’inizio degli anni 70 – e in una seconda che vede i protagonisti lasciare l’interno – rassicurante ma anche soffocante – per spostarsi prima in altri spazi attigui e poi iniziare un percorso on the road.

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The Animal Kingdom, la recensione del film di Thomas Cailley

di Valeria Morini

Bisogna dirlo: il cinema francese di questi tempi ha una marcia in più. S’impone ai festival, sorprende nelle opere d’autore, rischia affrontando con originalità il genere rendendolo metafora dei nostri tempi. Così, ormai, non stupisce neanche più che venga proprio da Oltralpe un prodotto bizzarro e coraggioso come The Animal Kingdom, conferma di una capacità di affrontare territori nuovi senza perdere di vista lo sguardo autoriale.

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A dire il vero di Nicole Holofcener, la recensione

di Valeria Morini

Siamo disposti a stare con una persona che, al di là dei sentimenti, non apprezza quello che facciamo? L’interrogativo è al centro di A dire il vero (You Hurt My Feelings) di Nicole Holofcener, regista e sceneggiatrice americana indipendente. Presentato già in anteprima fuori concorso al Torino Film Festival, vede al centro la coppia formata da Julia Louis-Dreyfus e Tobias Menzies. Scrittrice lei, psicoterapeuta lui: una vita e una relazione che sembrano perfette, con un figlio 23enne e una stabilità affettiva e professionale. Ma tutto si incrina quando lei scopre una verità che la ferisce: lui, semplicemente, detesta il romanzo che la moglie sta scrivendo.

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Il mio amico robot di Pablo Berger, la recensione

di Valeria Morini

Se Philip K. Dick si domandava se “gli androidi sognano pecore elettriche”, Pablo Berger non ha dubbi e ci mostra il mondo onirico di un automa nel tenerissimo Il mio amico robot (decisamente più calzante è il titolo originale, per l’appunto Robot Dreams), presentato già a Cannes 2023 e fuori concorso al 41° Torino Film Festival. Il regista spagnolo conferma il suo eclettismo a undici anni da Blancanieves (anch’esso passato sotto la Mole), che era una curiosa e sperimentale rilettura della fiaba dei Grimm girata come un film muto contemporaneo.

Il mio amico robot è la sua incursione nell’animazione, un cartoon per adulti e bambini che stupisce per la sua estrema delicatezza e poesia. In una New York degli anni 80 abitata da animali antropomorfi, un cane si sente così solo da acquistare un robot da compagnia, ma la loro amicizia è messa a dura prova da un beffardo destino.

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Soleils Atikamekw di Chloé Leriche, la recensione

La storia dei nativi americani è costellata di tragedie, prevaricazioni e crudeltà commesse dai bianchi. Ce lo ha insegnato bene Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese, che ricostruisce la strage degli Osages ad opera di uomini avidi e interessati al loro petrolio e alle loro ricchezze negli anni ’20. Purtroppo un’altra drammatica storia vera è quella raccontata da Soleils Atikamekw, in concorso al 41esimo Torino Film Festival.

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Torino Film Festival 2023, il programma

Ecco il programma del 41° Torino Film Festival, che si terrà dal 24 novembre al 2 dicembre 2023. Ricchissimo l’elenco di film protagonisti: oltre ai titoli in competizione, figurano fuori concorso i nuovi titoli di Takeshi Kitano, Christian Petzold, Radu Jude, Alexander Payne, Lav Diaz. Ad arricchire il tutto, la presenza di un super ospite come Oliver Stone, la retrospettiva dedicata a Sergio Citti e l’omaggio ai classici con John Wayne, protagonista anche del manifesto a cura di Ugo Nespolo.

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Torino Film Festival 2023: il manifesto di Ugo Nespolo rende omaggio a Sentieri selvaggi

Parte il conto alla rovescia della 41ma edizione del Torino Film Festival, che si terrà dal 24 novembre al 2 dicembre 2023. La manifestazione diretta per il secondo anno consecutivo da Steve Della Casa lancia ufficialmente il manifesto dell’edizione, affidato all’arte di Ugo Nespolo: l’immagine cita una celeberrima scena di Sentieri selvaggi con John Wayne, cui quest’anno il TFF dedicherà un omaggio nel 60° anniversario dell’uscita di Donovan’s Reef (I tre della croce del sud).

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TFF 2014: LA CHAMBRE BLEUE di Matthieu Amalric, STORM CHILDREN, BOOK 1 di Lav Diaz e THE THEORY OF EVERYTHING di James Marsh

chambre-bleue-posterLa Chambre Bleue di Mathieu Amalric (2014)

Scritto da Erica Francesca Bruni

“Dis-moi Julien, si je devenais libre, tu te rendrais libre aussi ?
– Tu dis ?…”

Dopo essere stato presentato in Un Certain Regard al Festival di Cannes, arriva anche al TFF la quarta prova da regista di Mathieu Amalric, che porta sul grande schermo il romanzo celebre di Georges Simenon, La Chambre Bleue.

Il film racconta la torbida passione di due amanti, Julien Gahyde (Amalric) e Esther Despierre (Stéphanie Cléau, compagna dell’attore-regista). I due sono entrambi sposati, ma, dominati da un’incontrollabile attrazione reciproca, si abbandonano a una travolgente e passionale storia d’amore. Per otto volte la chambre bleue di un hotel diventa testimone e luogo d’incontro di questa relazione clandestina, fino a quando Julien, spaventato dall’idea di perdere la propria famiglia, preferisce chiudere la relazione. Ma il meccanismo che porta alla tragedia è ormai innescato.

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LAST VEGAS di Jon Turteltaub (2013)

 Curioso pensare come il film che ha aperto l’odierna trentunesima edizione del Torino Film Festival abbia in comune con il suo predecessore (ovvero Quartet, pellicola di Dustin Hoffman che aprì la medesima manifestazione ma l’anno scorso) non solo il genere divertente e rilassato della commedia, ma anche l’età presa in analisi e il numero dei suoi protagonisti. Là venivano raccontate le disavventure di quattro anziani musicisti costretti in una casa di riposo, qua le peripezie di altri quattro anziani amici che si ritrovano dopo diversi anni per festeggiare un addio al celibato a Las Vegas.

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FRANCES HA di Noah Baumbach (2012)

Dopo il passaggio all’ultima Berlinale, il 31 Torino Film Festival ospita il ritorno di uno dei più noti esponenti di quel cinema low budget, molto Sundance style, che ha un pubblico di nicchia ma porta quasi sempre il marchio di “cult” stampato sulla propria carta d’identità. Parliamo di Noah Baumbach, sodale di Wes Anderson (co-sceneggiatore di molti suoi film) e regista di Il calamaro e la balena, Il matrimonio di mia sorella e Lo stravagante mondo di Greenberg. L’universo dell’autore newyorchese, dallo stile meno ricercato rispetto a quello di Anderson – cui viene costantemente associato – è popolato di nuclei familiari disfunzionali (soprattutto nei primi due titoli citati) e antieroi immaturi che non riescono a fare i conti con le responsabilità della vita.
Frances Ha (nella sezione Festa mobile) mette al centro un ritratto femminile a tutto tondo: la deliziosa protagonista interpretata da Greta Gerwig è il contraltare leggero, ottimista e sempre sorridente nonostante la precarietà esistenziale, del nevrotico e instabile Roger Greenberg della precedente pellicola (che vedeva nel cast anche la stessa Gerwig).

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