TIR di Alberto Fasulo (2013)

Trionfatore a sorpresa all’ottava edizione del Festival internazionale del Film di Roma, Tir di Alberto Fasulo arriva nelle sale.

Un non documentario (come è stato erroneamente spacciato, anche come sorta di “risposta” romana al Sacro Gra Leone d’Oro a Venezia) che racconta la storia di Branko, un ex professore di Rijeka, che da qualche mese è diventato camionista per un’azienda italiana. Una scelta più che comprensibile, in quanto il lavoro da autista gli frutta il triplo rispetto al suo vecchio stipendio da insegnante. La monotonia delle sue giornate e il suo vagare in solitaria per le strade del nord Italia e del nord Europa vengono interrotte esclusivamente da poche telefonate (alla centrale operativa, al figlio, alla moglie) e ancor meno soste rifocillanti, il tutto corredato da problemi di lavoro, discussioni sindacali e rimpianti per sogni e ambizioni che sembrano essere definitivamente tramontati.

“Il lavoro non nobilita più l’uomo, ma lo umilia”: questo è l’assunto di base intorno a cui ruota la costruzione filmica di Alberto Fasulo. La buona volontà con cui il protagonista Branko si impegna per adempiere al proprio dovere non è sufficiente per compensare lo stanco ripetersi di ritualità lavorative che portano ad una progressiva spersonalizzazione, ad una consapevole e inevitabile alienazione, ad uno smarrimento senza via d’uscita.

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