UNA PROMESSA di Patrice Leconte (2013)

locandina-promessaL’eclettico sceneggiatore e regista francese Patrice Leconte, reduce dalla sezione “fuori concorso” di Venezia 70, arriva in sala presentando una pellicola sentimentale di stampo classicoUna promessa segna il ritorno dell’autore al cinema classico dopo il film di animazione La bottega dei suicidi, che suscitò non poche polemiche. Basato sul romanzo Le Voyage dans le passé (1929) dello scrittore austriaco Stefan Zweig, il film narra la vicenda di un giovane laureto che, nella Germania di inizio ‘900, prova un sentimento di amore puro verso la bella moglie dell’anziano industriale che gli ha garantito protezione e sicurezza economica, assumendolo come segretario privato nella sua acciaieria. Fugaci esplosioni di passione e lunghi periodo di lontananza tra i due si risolveranno nel tanto desiderato happy ending.

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PASOLINI di Abel Ferrara (2014)

Presentato in concorso a Venezia 71 e destinato a suscitare polemiche infinite, sia per il regista che per l’oggetto filmico: Pasolini di Abel Ferrara racconta gli ultimi giorni di vita di uno dei personaggi più importanti e controversi del XX secolo. Scrittore, poeta, saggista, regista: Pier Paolo Pasolini ha dato un contributo fondamentale alla vita artistica e intellettuale di un paese sull’orlo del baratro (i cosiddetti anni di piombo), denunciandone le contraddizioni e l’immobilismo. Le difficoltà nell’affrontare la biografia (seppur nel senso non tradizionale) di una personalità così strutturata erano evidenti ma, certamente, nessuno poteva aspettarsi lo scempio che in effetti è stato realizzato.

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LE DUE VIE DEL DESTINO di Jonathan Teplitzky (2013)

Nell’Inghilterra del 1980, il timido e taciturno Eric Lomax (Jeremy Irvine da giovane, Colin Firth da adulto), appassionato di treni e coincidenze ferroviarie, incontra, si innamora e sposa Patricia Wallace (Nicole Kidman). Ma il matrimonio si rivela detonatore di una serie di traumi del passato: Lomax, catturato dai giapponesi durante l’invasione di Singapore del 1942 e costretto a lavorare alla ferrovia della morte, collegamento tra Thailandia (Bangkok) e Birmania (Rangoon), non riesce a superare il ricordo della prigionia e delle torture subite dall’ufficiale Takashi Nagase (Tanroh Ishida da giovane, Hiroyuki Sanada da adulto). Per ritrovare la pace, andrà in cerca del suo aguzzino.

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TRANSFORMERS 4 – L’ERA DELL’ESTINZIONE di Michael Bay (2014)

locandina-transformers-4Estate, tempo di sole, mare e sale cinematografiche deserte. La bella stagione, si sa, non favorisce uscite di richiamo: a spezzare la monotonia e il piattume, però, ci pensano i Transformers di Michael Bay, ormai habitué del grande schermo. Le aspettative per Transformers 4 – L’era dell’estinzione, quarto capitolo di una saga ormai consolidata (dopo Transformers del 2007, Transformers – La vendetta del caduto del 2009 e Transformers 3 del 2011; e non dimentichiamoci della serie animata e del film di animazione del 1986 ad opera di Nelson Shin), erano decisamente considerevoli: e il risultato non delude.

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LE ORIGINI DEL MALE di John Pogue (2014)

locandina-origini-del-male1974. Joseph Coupland (Jared Harris), docente presso l’università di Oxford, indaga sull’origine delle malattie psichiatriche. Per approfondire e dimostrare le sue teorie decide di usare come cavia Jane Harper (Olivia Cooke), schizofrenica con tendenze autolesioniste convinta di essere posseduta da uno spirito che lei chiama Evey. Nell’esperimento sono coinvolti due studenti, Krissi (Erin Richards) e Harry (Rory Fleck-Byrne), e il cineoperatore Brian (Sam Claflin). Ben presto la situazione degenera pericolosamente.

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MAPS TO THE STARS di David Cronenberg (2014)

Più che alle storie di Don DeLillo (già fonte di ispirazione per il precedente Cosmopolis) o di James Ellroy, Maps To The Stars rimanda mirabilmente ai vaporosi universi creati dall’autrice britannica Jackie Collins in romanzi come Seta e diamanti. Il film di David Cronenberg, chiaramente, ne rappresenta una deriva iperbolica e malata: ma negli intrecci del plot, che scannerizzano e distruggono gradualmente i già precari equilibri di una attrice un po’ agée (Julianne Moore) e di una famiglia composta da padre santone (John Cusack), madre apparentemente  inflessibile (Olivia Williams) e child star tredicenne (Evan Bird), si intravede una goduta superficialità che non disturba e che rende formidabile la prima parte del film. I due nuclei sono accomunati dalla presenza disturbante del personaggio interpretato da Mia Wasikowska (figlia disconosciuta della coppia e assistente della diva), dalla residenza in quello che è forse il posto meno attraente di sempre – Hollywood – e dalla visione di spettri legati al passato, che famelicamente divorano ogni loro residuo di serenità.

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GODZILLA di Gareth Edwards (2014)

locandina-GodzillaAnticipato da una campagna pubblicitaria virale tanto invasiva quanto efficace e atteso spasmodicamente dai fan del vecchio Gojira giapponese rimasti delusi dal remake firmato da Roland Emmerich nel 1998, ecco arrivare nelle sale di tutto il mondo Godzilla, reboot nato dall’unione delle forze della Warner Bros e della Legendary Pictures. Per sfondare il botteghino americano e asiatico, le due case di produzione si sono affidate, oltre alla macchina dell’hype e ai 160 milioni di dollari di budget, a Gareth Edwards, giovane regista britannico autore di un unico film, Monsters (2010), disaster movie “intellettuale” francamente ignorabile ma con qualche estimatore sparso qua e là in America e in Europa.

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NEED FOR SPEED di Scott Waugh (2014)

locandina-need-for-speedTobey Marshall (Aaron Paul) è un meccanico che gestisce l’officina di famiglia e partecipa alle corse clandestine d’auto. Quando viene incastrato per un crimine che non ha commesso, è costretto a due anni di prigione: al suo ritorno, il suo unico obiettivo è la vendetta contro chi l’ha imbrogliato. Associando motori ed alta velocità nel cinema moderno, la mente non può che andare alla saga di Fast & Furious. Ma Need for Speed, primo film tratto dalla celebre serie di videogiochi della Electronic Arts, possiede una propria indipendenza dai film con Vin Diesel.

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MR. PEABODY E SHERMAN di Rob Minkoff (2014)

Locandina-mr-peabody-and-shermanLa Dreamworks Animation, ormai lungi da essere una succursale minore di mamma Pixar, ha scelto la sua strada per il futuro: abbandonare la via sicura della narrazione tradizionale e lasciarsi andare allo sperimentalismo visivo.

Dopo gli psichedelici e visionari I Croods e Turbo, arriva Mr. Peabody&Sherman, ispirato a una serie di cartoon degli anni ’60, in stile Hanna&Barbera. E anche in questo caso, la sceneggiatura si preoccupa poco di rispettare passaggi logici e una reale progressione di eventi, preferendo invece concentrarsi su pirotecniche fughe e paesaggi caleidoscopici.

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LEI di Spike Jonze (2013)

her-la-locandina-del-film-282425Lei ha nettamente diviso la nostra redazione. Per questo vi proponiamo due recensioni, differenti nel giudizio.

 

Spike Jonze la brillantezza, Spike Jonze l’intelligenza. Nel nuovo film del regista de Il ladro di orchidee, dopo la parentesi solo in apparenza estranea e spiazzante rispetto al suo stile di Nel paese delle creature selvagge, queste due qualità si respirano in quantità industriale.

Il merito è soprattutto di una scrittura di grazia e freschezza sopraffine che dimostra l’eccellente qualità della penna di Jonze, il cui sguardo è qui sgravato da ogni influenza a lui esterna, dall’arzigogolato e tormentato aplomb cervellotico di Charlie Kaufman. Trionfa allora la delicatezza, il brio sarcastico di un’effervescenza romantica che sa divertire con un mix efficace di semplicità e raffinatezza, sposando l’arietta da commedia sofisticata alla ” grevità” irriverente – giusto per fare un esempio – di un robottino sboccato e parolacciao con cui il protagonista interagisce in sede virtuale.

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VIJAY – IL MIO AMICO INDIANO di Sam Garbarski (2013)

locandina-vijayPrendiamo una metropoli occidentale al giorno d’oggi e mischiamola a un Fu Mattia Pascal in salsa curry: il regista Sam Garbarski, che ricordiamo per Irina Palm, segue questa ricetta, speziando il più possibile una commedia del grande equivoco iniziale. Il ruolo di Mattia Pascal è di Will Wilder (Moritz Bleibtreu), attore disincantato che trascorre un quarantesimo compleanno d’inferno e sfrutta un generale malinteso per fingersi vittima di un incidente mortale. L’intento però non è scappare: con l’aiuto di un amico indiano, Rad (il Danny Pudi che ci siamo abituati a conoscere come Abed in Community), Will si prepara a impersonare il ruolo più difficile della sua carriera, creando un personaggio indiano, Vijay, e tentando di renderlo credibile per potersi avvicinare alla sua famiglia e spiare dall’esterno le reazioni alla sua presunta morte.

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LO SGUARDO DI SATANA – CARRIE di Kimberly Peirce (2013)

locandina-carrie“Quasi nessuno scopre mai che le sue azioni feriscono davvero gli altri. La gente non migliora, diventa solo più furba. Quando diventi più furbo, non smetti di strappare le ali alle mosche, cerchi solo di trovare dei motivi migliori per farlo.” (Stephen King, Carrie)

La povertà di idee a cui le superproduzioni made in U.S.A. ci hanno tristemente abituati si accanisce contro il bistrattato genere horror. Veicolo supremo di questo scempio, la pratica del remake: da Freddy Krueger a Jason Vorhees, passando per Leatherface e arrivando ai demoni sumeri di Sam Raimi, le icone del terrore sono state sistematicamente e programmaticamente fatte a pezzi e snaturate da registi inetti, sferrando duri colpi ad un tipo di cinema da tempo sull’orlo del baratro (nonostante alcune eccezioni). Ed ecco arrivare Lo sguardo di Satana – Carrie, rifacimento del film di Brian De Palma (1976) basato sul romanzo di Stephen King.

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