THE ZERO THEOREM di Terry Gilliam (2013)

 

È da un po’ di tempo che Terry Gilliam va cercando “il senso della vita”. Perché viviamo? Dove andiamo? Qual e’ il nostro significato? Il visionario autore britannico torna a chiederselo con una sfavillante riflessione, che contiene molto della nostra contemporaneità emozionalmente bloccata, ma allo stesso tempo rivolge all’umanità uno sguardo dal respiro universale.

The Zero Theorem arriva nelle sale italiane con incredibile ritardo, a ben tre anni dalla presentazione alla Mostra del cinema di Venezia, e racconta, tra sorci e scorci di pura poesia, scintille dal gusto circense tanto caro a Gilliam, angosce esistenziali e sublime ironia, il male di vivere di Qoen Leth, misantropo, terrorizzato dal contatto con l’esterno e intrappolato in un eterno dialogo con se stesso, in un’oscura cattedrale che gli fa da casa.

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MOEBIUS di Kim Ki-duk (2013)

locandina-moebiusSabato 05/04/14, ore 1.20, RAITRE

 

“I am the father, the mother is I, and the mother is the father.” La disgregazione di una famiglia analizzata dall’occhio spietato di Kim Ki-duk.

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PHILOMENA di Stephen Frears (2013)

locandina-film-philomenaQuando un prodotto audiovisivo è in grado di mettere in scena una storia di sentimenti primigeni come se fosse una elegia poetica merita sicuramente un plauso speciale. È il caso questo di Philomena, il nuovo film del britannico Stephen Frears, presentato in concorso alla 70esima edizione del Festival di Venezia dove ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura.

Per questo suo ultimo lavoro, Frears, decide di basarsi su una storia realmente accaduta, raccontando con la consueta classe registica la storia di Philomena (Judy Dench), un’anziana donna irlandese alla quale durante la giovinezza, le suore del convento di Roscrea, portarono via il figlioletto di quattro anni per farle scontare la punizione di essere rimasta incinta da adolescente, etichettandola come “donna del peccato”. Dopo 50 anni la donna, che nel frattempo ha avuto un’altra figlia, non ha mai dimenticato quel bambino tenero e sensibile che aveva visto crescere fino ai quattro anni di vita e del quale custodisce gelosamente l’unica fotografia che possiede. Nonostante Philomena abbia cercato in tutti i modi nel corso degli anni di mettersi in contatto con il figlio, le sue ricerche si sono sempre concluse con una nulla di fatto. Quando però sua figlia conosce ad una festa Martin Sixmith (Steve Coogan), giornalista deluso dal mondo della politica dal quale proviene e propenso a raccontare una storia diversa, l’agognato sogno di Philomena di ricongiungersi con il figlio torna prepotentemente a riprendere forma.

 

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IL SALARIO DELLA PAURA di William Friedkin (1977)

locandina-il-salario-della-pauraMartedì 10/12/13, ore 23.00, RAI MOVIE

 

Proiettato allo scorso Festival di Venezia in occasione del Leone d’Oro alla carriera conferito a William Friedkin, Il salario della paura rappresentò un passo falso nella carriera del regista americano, reduce dai successi di Il braccio violento della legge e L’esorcista: costato 22 milioni di dollari, ne incassò poco più di 6.

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ZORAN, IL MIO NIPOTE SCEMO di Matteo Oleotto (2013)

zoran-il-mio-nipote-scemo-locandinaEl vin xè la salute,

l’acqua xè il funeral.

Chi lassa il vin terran

xè propri un fiol de un can”

Sbarca in sala quello che è stato il vero fenomeno italiano della scorsa Mostra di Venezia (dove ha vinto la Settimana della Critica), almeno a giudicare dall’incredibile seguito di pubblico riscosso durante la presentazione al Lido: parliamo di Zoran, il mio nipote scemo, coproduzione italo-slovena diretta dall’esordiente Matteo Oleotto e interpretata da un gigantesco (in tutti i sensi) Giuseppe Battiston e dal mitico caratterista Teco Celio.

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GRAVITY di Alfonso Cuarón (2013)

locandina-gravity“I hate space.”

“Gravity è una storia semplice, ma con dietro molti significati.” (Alfonso Cuarón)

Presentato fuori concorso in apertura alla 70ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Gravity, scritto e diretto da Alfonso Cuarón (habitué della kermesse, vincitore nel 2001 dell’Osella per la miglior sceneggiatura con Y tu mama también), non smentisce le doti del regista messicano (già ampiamente dimostrate in opere precedenti: vedi alle voci Harry Potter e il prigioniero di Azkaban e I figli degli uomini) e incanta per la tecnica magistrale con cui è girato.

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VIA CASTELLANA BANDIERA di Emma Dante (2013)

Recensione Via Castellana Bandiera - Everyeye Cinema

Sbarca in sala sulla scia della partecipazione alla 70^ Mostra del Cinema di Venezia, dove ha portato a casa una meritatissima Coppa Volpi conquistata dalla grande Elena Cotta: opera prima della regista e drammaturga teatrale Emma Dante, Via Castellana Bandiera è uno degli esordi più interessanti e promettenti del recente cinema italiano.

Talento viscerale del palcoscenico con le opere spiazzanti e controverse della sua compagnia Sud Costa Occidentale (all’estero la adorano quanto da noi resta ancora poco conosciuta), nonché regista di una splendida edizione della Carmen di Bizet messa in scena alla Scala di Milano, la Dante porta sul grande schermo l’omonimo romanzo da lei scritto. E sceglie di debuttare dietro la macchina da presa con l’universo a lei più congeniale: i quartieri popolari della sua Palermo, con i muri abbacinati dal sole e un’umanità spicciola e carnale.

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IL SUPERPAGELLONE DI VENEZIA 70

veneziaAnche la 70esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è giunta al termine. Un’edizione che riservato cocenti delusioni, ma anche piacevoli sorprese e qualche colpo di fulmine. In ogni caso, sono stati dieci giorni intensi e bellissimi per la redazione di i-FILMSonline, sbarcata al Lido quasi al completo. Leggete tutti i nostri voti e dite la vostra!

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VENEZIA 70 – Il Leone d’oro va a SACRO GRA di Gianfranco Rosi

sacro-gra-il-teaser-poster-283778Dopo quindici anni (l’ultimo Leone d’oro era stato nel 1998, con un Gianni Amelio allora in forma), l’Italia torna a trionfare a Venezia. Complici il settantesimo compleanno della Mostra del Cinema e la presidenza di giuria affidata a Bernardo Bertolucci, era nell’aria che il premio più importante potesse andare a un film di casa nostra.

Si profilano discussioni all’orizzonte, perchè Sacro GRA è un documentario (sul Grande Raccordo Anulare romano) che racconta un intreccio di storie, secondo alcuni troppo costruite per essere vero.

In attesa di ascoltare le tradizionali polemiche del giorno dopo, vi salutiamo dal Lido con un elenco di tutti i premi assegnati.

Arrivederci a Venezia 71!

 

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MOEBIUS di Kim Ki-duk (2013)

moebius locandinaSpesso il cinema si è interrogato sul valore feticistico del filmare, powellianamente concepito come attrazione scopofila verso la morte al lavoro o inscritto dentro dinamiche di innocenza/colpevolezza nell’opera di cineasti come De Palma o Haneke. L’ultima devastante opera di Kim Ki-duk, fuori concorso a Venezia e già in uscita nelle sale italiane, rielabora molte di queste ossessioni alla luce di una poetica, come quella del regista coreano, unica nel panorama cinematografico internazionale.

Moebius è il tassello più estremo all’interno di una filmografia già tra le più radicali del cinema contemporaneo. Loop allucinato di incendiaria intensità, parabola di soppressione/sublimazione del desiderio sessuale che continuamente si riavvolge su se stessa, catartico e violentissimo itinerario verso una ridefinizione profonda del senso ultimo del filmare, amputazione di qualsiasi linguaggio verbale dal corpo del film, che scopre di poter vivere soltanto di gesti, rumori, sguardi.

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STRAY DOGS di Tsai Ming-liang (2013)

Stray DogsSarà un altro Leone d’oro? Dopo aver vinto il riconoscimento più importante alla Mostra di Venezia del 1994 con Vive l’amour, Tsai Ming-liang ha conquistato la critica con Stray Dogs, pellicola tra le più applaudite del concorso di quest’anno.
Annunciato come l’ultimo lavoro della sua carriera, il film ruota attorno a una famiglia, composta da un padre e due figli piccoli, che cercano di sopravvivere nella Taipei contemporanea: l’uomo racimola una misera paga come “cartello umano” per appartamenti di lusso, mentre i due bambini tentano di sfamarsi con campioni di cibo distribuiti gratuitamente nei supermercati e nei centri commerciali. Ogni sera trovano riparo in un edificio abbandonato: qui il padre è stranamente colpito da un’ipnotica immagine murale che decora una delle pareti di questa casa improvvisata.

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L’INTREPIDO di Gianni Amelio (2013)

locandina-lintrepidoEra il 1998. Gianni Amelio vinceva il Leone d’oro per Così ridevano.

1998, l’ultimo anno in cui trionfava un film italiano alla kermesse veneziana.

Quei tempi sono ormai lontani. Oggi Amelio si ripresenta in concorso con L’intrepido, opera su cui è stato mantenuto strettissimo riserbo durante la lavorazione. Protagonista assoluto, Antonio Albanese nei panni di Antonio Pane, precario che per vivere fa il rimpiazzo: sostituisce lavoratori assenti finendo per essere, di volta in volta, manovale, fattorino, conducente di autobus, e così via. Sullo schermo scorrono la sua quotidianità, i suoi incontri e il rapporto con il figlio.

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UNDER THE SKIN di Jonathan Glazer (2013)

Under the Skin posterUnder The Skin si guadagna tranquillamente un gradino del podio dei film più brutti del concorso sinora.

Jonathan Glazer, famoso più che altro per i suoi lavori nel mondo dei videoclip, sembra davvero spaesato e poco affezionato alla materia che tratta. Un alieno sbarca sulla terra con lo scopo di studiare gli uomini. Prima li seduce grazie alle sue forme, e poi li uccide. Va da sè che con il procedere dei minuti la nostra protagonista inizierà a provare sentimenti più umani per poi ritornare ancora spietata ecc.

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ZORAN, IL MIO NIPOTE SCEMO di Matteo Oleotto (2013)

zoran il mio nipote scemo locandinaEl vin xè la salute,

l’acqua xè il funeral.

Chi lassa il vin terran

xè propri un fiol de un can”

 

Non è presente in concorso ma viene dalla Settimana della Critica il vero fenomeno italiano di Venezia 70, almeno a giudicare dal suo incredibile seguito di pubblico: parliamo di Zoran, il mio nipote scemo, coproduzione italo-slovena diretta dall’esordiente Matteo Oleotto e interpretata da un gigantesco (in tutti i sensi) Giuseppe Battiston.

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THE ZERO THEOREM di Terry Gilliam [2013]

the-zero-theoremE’ da un po’ di tempo che Terry Gilliam va cercando “il senso della vita”. Perche’ viviamo? Dove andiamo? Qual e’ il nostro significato?

Il visionario autore britannico torna a chiederselo con una sfavillante riflessione, che contiene molto della nostra contemporaneità emozionalmente bloccata, ma allo stesso tempo rivolge all’umanità uno sguardo dal respiro universale.
The Zero Theorem racconta, tra sorci e scorci di pura poesia, scintille dal gusto circense tanto caro a Gilliam, angosce esistenziali e sublime ironia, il male di vivere di Qoen Leth, misantropo, terrorizzato dal contatto con l’esterno e intrappolato in un eterno dialogo con se stesso, in un’oscura cattedrale che gli fa da casa.

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PARKLAND di Peter Landesman (2013)

locandina-parklandCi sono momenti storici condannati a restare indelebili nella coscienza di una nazione: l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, 11 settembre a parte, è probabilmente l’evento che ha influenzato maggiormente la storia degli Stati Uniti. A cinquant’anni esatti di distanza dal quel 22 novembre 1963, arriva in concorso a Venezia 70 Parkland, firmato dall’esordiente Peter Landesman.

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MISS VIOLENCE di Alexandros Avranas (2013)

locandina-miss-violence“Mi chiedo sempre chi ha il potere: colui che colpisce o chi invece sente il dolore? La violenza più dura è quella del silenzio e del non detto.” (Alexandros Avranas)

 

Dopo l’esordio con Without, presentato cinque anni fa al Festival di Thessalonica, il greco Alexandros Avranas torna con Miss Violence, in concorso alla 70ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia. L’undicenne Angeliki si suicida gettandosi dal balcone durante la festa organizzata per il suo compleanno: lo sgomento iniziale lascia presto spazio alla routine dei genitori che sembrano voler superare il drammatico evento comportandosi come se nulla fosse successo. Gli assistenti sociali, dubbiosi, indagano facendo emergere una verità terribile.

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THE WIND RISES di Hayao Miyazaki (2013)

The Wind Rises Poster-thumb-630xauto-39055La carriera del maestro di animazione giapponese Hayao Miyazaki si chiude con The Wind Rises, in concorso alla 70 Mostra del Cinema di Venezia. Ed è una scelta tanto comprensibile quanto discutibile.

Per il suo addio alle scene Miyazaki decide di abbandonare il registro magico legato alla mitologia giapponese, quello di Totoro, Ponyo sulla scoglierae La città incantata (i suoi titoli migliori) per dare sfogo a due tematiche, comunque ricorrenti nella sua filmografia, a lui particolarmente care: la tragedia della guerra, sullo sfondo, e l’amore spassionato per la tecnologia.

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CHILD OF GOD di James Franco (2013)

 Dopo quel ritratto disperato del mondo redneck visto ieri in Joe, Venezia 70 ospita un altro viaggio nel cuore nero dell’America rurale. A guidarci è stavolta l’incredibilmente eclettico James Franco (attore-regista-artista visivo-più varie ed eventuali) che porta in concorso Child of God, tratto dall’omonimo romanzo scritto nel 1973 da Cormac McCarthy e parte di una trilogia da lui dedicata a grandi scrittori americani, dopo As I Lay Dying (da Faulkner) e prima dell’imminente Bukowski.

Tutto si può dire di Franco, ma non che gli manchi l’ambizione. Se McCarthy è probabilmente uno dei più grandi romanzieri contemporanei (sfruttatissimo al cinema, da Non è un paese per vecchi a The Road), Child of God è materia ardua e difficile da far digerire al grande pubblico: la storia di Lester Ballard, pazzo solitario che vive nei boschi del Tennessee degli anni 50 e diventa un serial killer necrofilo, è interamente basata sulle azioni folli ed estreme del suo protagonista, interpretato dal semisconosciuto Scott Haze che si cimenta in una performance di impressionante potenza (Franco si è ritagliato solo un piccolissimo ruolo).

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VIA CASTELLANA BANDIERA di Emma Dante (2013)

via-castellana-bandiera-la-locandina-283097Ad aprire il concorso della 70^ Mostra del Cinema è il primo dei tre film italiani in gara: opera prima della regista e drammaturga teatrale Emma Dante, Via Castellana Bandiera è uno degli esordi più interessanti e promettenti del recente cinema italiano.

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GERONTOPHILIA di Bruce LaBruce (2013)

gerontophilia-il-teaser-poster-del-film-281678Film di apertura delle Giornate degli Autori veneziane è Gerontophilia, opera di un provocatore per eccellenza. Bruce LaBruce, canadese fautore del porno gay-zombie, abbandona il tema a lui caro degli omo-morti viventi scegliendo un racconto di amour fou tra un ragazzino attratto da uomini anziani e l’eccentrico paziente di una casa di riposo.

Lake, ragazzo disadattato in cerca di una motivazione esistenziale, ha una difficile relazione con la ribelle Desireé e un complicato rapporto con la vivace madre Marie. Proprio quando sta ammettendo a se stesso il proprio feticismo verso i corpi maschili in fase di disfacimento, trova lavoro in uno squallido ospizio. All’attrazione erotica per i pazienti si somma la compassione umana verso i degenti, trattati come fastidiosi oggetti e imbottiti di sedativi dall’insensibile personale della struttura.

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