È SOLO LA FINE DEL MONDO di Xavier Dolan (2016)

 

Mommy, a conti fatti, è stato un arma a doppio taglio per il giovane e talentuoso Xavier Dolan: nella sua dirompente e toccante precisione estetica e tematica da un lato ha definitivamente consacrato il regista canadese sul panorama internazionale, dall’altro ha portato il suo cinema ad un livello cui era difficile confermarsi. E infatti, È solo la fine del mondo, premiato con il Grand Prix e il Premio della giuria ecumenica all’ultimo Festival di Cannes, non riesce a raggiungere il livello dell’opera precedente, pur regalando spunti interessanti in una confezione accattivante.

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IL RACCONTO DEI RACCONTI di Matteo Garrone (2015)

 

«Per i miei film precedenti sono partito da fatti reali, e li ho trasfigurati fino ai confini di una dimensione quasi fantastica. In questo caso, invece, abbiamo compiuto il percorso inverso: abbiamo preso spunto da situazioni fiabesche per poi ricondurle su un piano realistico e concreto». (Matteo Garrone)

Se la grandezza di un artista si misurasse con la sua capacità di evolvere la propria opera percorrendo territori inesplorati pur rimanendo fedele a una precisa identità autoriale, allora avremmo un vincitore. Il coraggio di spingersi oltre aggrappandosi al rischio, di percorrere l’impervia via tra il popolare e l’elitario, di affrontare il crudo realismo del presente attraverso il chiaroscuro fantastico di un remoto passato: un azzardo da premiare, assolutamente. Un cinema che si staglia prepotente nel panorama italiano, prendendo le distanze dal morboso attaccamento a un hic et nunc che confina troppo spesso lo sguardo entro visioni standardizzate.

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LA BELLA E LA BESTIA di Christophe Gans (2014)

la belle et la bete promoPresentata fuori concorso a Berlino, arriva nelle sale la versione di Christophe Gans de La bella e la bestia con protagonisti Vincent Cassel e Léa Seydoux. Ci si chiede subito il perché di questa strana scelta, dato che la favola di Beaumont aveva già goduto di due splendide versioni cinematografiche, quella di Cocteau e quella animata della Disney, che non lasciavano nulla da aggiungere alla storia.

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BERLINALE 2014 – GIORNO 9

la-belle-et-la-bete-posterSiamo così giunti alla fine anche di questa 64° Berlinale, senza troppi entusiasmi ma con una conclusione decisamente in salita rispetto al piattume degli ultimi giorni. Ancora un film tedesco, Macondo, va a unirsi alla compagine dei titoli in competizione, dove fa l’ingresso anche il Giappone con l’illustre Yoji Yamada e il suo The Little House. Tra i fuori concorso invece spicca la nuova, e inutile, versione di La bella e la bestia con protagonisti glamour: la neo-diva Léa Seydoux e il neo-single Vincent Cassel. In attesa di scoprire domani a chi andrà l’ambito Orso d’Oro, un ultimo sguardo sui titoli della Berlinale 2014.

 

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Berlinale 64: apre Wes Anderson ma gli occhi sono tutti per Lars

Berlinale-64-posterSi parte in grande stile a Berlino 64. Il festival tedesco, spesso accusato di offrire meno spunti glamour nel programma rispetto alle altre due importanti kermesse europee – Venezia e Cannes – decide di inaugurare la sessantaquattresima edizione con l’ultima opera di Wes Anderson, The Grand Budapest Hotel,in concorso.

Ambientato, come suggerisce il titolo, in un albergo, il film vede intrecciarsi le vicende del portiere Gustave H. (Ralph Fiennes) accusato di omicidio e della solita sarabanda di weirdos andersoniani: oltre ai collaboratori di lungo corso come Bill Murray, Jason Schwartzman e Owen Wilson, si uniscono al cast anche la giovane Saoirse Ronan, Edward Norton, Mathieu Amalric e una serie di altre glorie, vecchie e nuove, del grande schermo.

Tra i nomi conosciuti, il concorso offre anche spazio al leone francese Alain Resnais con Life of Riley e all’americano Richard Linklater (School of Rock, A Scanner Darkly) con Boyhood, già presentato al Sundance Film Festival, storia di un divorzio e degli effetti sul figlio della coppia. Per il resto, tanta Cina, Germania e qualche co-produzione per una kermesse che, come da tradizione, si concentra su produzioni fuori dal mainstream dei soliti noti.

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