TAKE SHELTER di Jeff Nichols (2011)

Nel desolante panorama delle uscite estive, interrotto solo sporadicamente da qualche attesissimo blockbuster (quest’anno è la volta di The Amazing Spider-Man e The Dark Knight Rises) può capitare, forse per la distrazione degli accaldati distributori, che spunti fuori qualche titolo curioso e interessante del panorama indipendente.

È questo il caso di Take Shelter, opera seconda di un giovane cineasta dell’Arkansas, Jeff Nichols, che pare aver eletto come attore feticcio l’altissimo e inquietante Michael Shannon, già protagonista dell’esordio Shotgun Stories
(2007)

Qui Shannon è chiamato, accanto all’eterea Jessica Chastain (talento ormai rivelato ai più grazie alla bella performance in The Tree of Life), a impersonare Curtis, tranquillo operaio e padre di famiglia premuroso nei confronti della figlia affetta da sordità.

 

 

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La vita apparentemente piatta, come il paesaggio circostante, di Curtis viene improvvisamente turbata da una serie di incubi apocalittici in cui tempeste e altre sciagure minacciano la vita dei suoi cari.

Convinto che si tratti di autentiche premonizioni, Curtis diventa ossessionato dalla costruzione di un rifugio anti-tornado, isolandosi da tutti e arrivando ad essere licenziato: tutto fa pensare che l’uomo stia iniziando a mostrare i segni della schizofrenia che aveva colpito la madre, ma a volte le apparenze ingannano.

Sono molti gli elementi di interesse della pellicola, a cominciare proprio dalla recitazione allucinata di Shannon che stravolge lo stereotipo del “good american boy”, dell’operaio con la tuta e il lunchbox di latta, trasformandolo sapientemente in un autentico alienato contemporaneo, lacerato dal conflitto tra la preoccupazione per i propri familiari e il desiderio maniacale di essere creduto.

Il tema apocalittico viene poi sviluppato con soluzioni visive sobrie che ben si addicono al respiro indie del film senza rischiare di scivolare in pacchianate dal valore esclusivamente riempitivo, mentre la riflessione sulla labilità del confine tra follia e normalità si situa in un contesto familiare tradizionale, indagandone anche le dinamiche e le possibili mutazioni.

Un prodotto che sicuramente non avrà in sala il riscontro che merita, ma già il fatto che abbia trovato una distribuzione italiana è buon segno.