TFF 2014: BIG SIGNIFICANT THINGS di Bryan Reisberg, THE IMMORTAL SERGEANT di Ziad Kalthoum e LA SAPIENZA di Eugène Green

BIG SIGNIFICANT THINGS di Bryan Reisberg (2014)

Le grandi cose che contano: l’amore, la famiglia, la creazione del nido domestico. Craig (Harry Lloyd) sembra aver raggiunto la piena realizzazione, dal momento che si appresta a comprare casa a San Francisco con la fidanzata. Ma, evidentemente, qualcosa si è inceppato nel meccanismo della sua vita perfetta, poiché decide di lasciare sola la ragazza nella ricerca dell’abitazione, inventare inesistenti impegni di lavoro e imbarcarsi in un bizzarro viaggio in solitaria tra Mississippi e Virginia per andare alla scoperta di ben altre “grandi cose” (la più grande sedia a dondolo del mondo, la più grande stella al neon, ecc.).

Profuma di puro cinema indie made in Usa l’esordio del giovane Bryan Reisberg, in concorso al 32esimo TFF, che ci mostra (per l’ennesima volta?) il ritratto di un trentenne disorientato di fronte all’arrivo dell’età adulta e del relativo carico di responsabilità. Il momentaneo spiraglio di libertà della frivola fuga on the road, comprensivo della possibilità di “evasione” all’incontro con l’altrettanto spaesata Ella (Krista Kosonen), finisce però per lasciare il ragazzo ancora più confuso e amareggiato. Calato in un’America di provincia mai folkloristica, il piccolo film di Reisberg si giova di un protagonista con cui si entra facilmente in empatia e del suo efficacissimo interprete (proveniente dal cast di Il trono di spade), ma, nonostante qualche bel momento, non riesce a entusiasmare realmente e si ferma un attimo prima di diventare un vero manifesto generazionale, o il possibile nuovo gioiellino del cinema off-Hollywood.

Voto: 2/4

THE IMMORTAL SERGEANT (AL-RAKIB AL-KHALED) di Ziad Kalthoum (2013)

Nell’autunno del 2012, Ziad Kalthoum, sergente dell’esercito siriano, decide di filmare con un telefonino un’intera giornata della sua vita a Damasco. Oltre che essere un militare, Ziad si occupa di cinema (è collaboratore del noto regista Mohammad Malas), così segue una troupe impegnata in riprese in esterni, intervistando i suoi membri e persone incontrate per strada. C’è chi dichiara la sua totale fedeltà al regime di Assad, chi piange i figli e gli amici perduti, chi impreca contro gli arresti indiscriminati, chi confessa di essere sull’orlo della follia a causa dello stress emotivo.

Girato come un prodotto amatoriale da un autore al suo esordio (che nel finale confessa la propria diserzione dall’esercito regolare e la volontà di combattere per la libertà attraverso l’unica sua vera arma: la videocamera), The Immortal Sergeant, già passato al Festival di Locarno e qui presente nella sezione TFFDOC, non ha certo la potenza cinematografica di un prodotto per certi versi analogo come l’egiziano The Square. Eppure, in tutta la sua semplicità, riesce a scaraventare chi guarda nella realtà dura e assurda di una nazione martoriata, di una comunità traumatizzata in maniera probabilmente irreversibile.

Documento prezioso perché è testimonianza diretta di ciò che succede in un angolo del mondo ormai trascurato dalle cronache giornalistiche, è interessante anche dal punto di vista artistico: parte come puro esempio di citizen journalism, di filmato found footage in cui immaginiamo non sia intervenuto alcun montaggio in post produzione, ma, a un certo punto, il regista vi inserisce elementi di linguaggio cinematografico  come ralenti, musica extradiegetica e manipolazione dell’immagine.  Facendoci capire che anche questo, dopo tutto, è cinema.

Voto: 2,5/4

LA SAPIENZA di Eugène Green (2014)

Dopil passaggio al Festival di Locarno, arriva anche al TFF, nella sezione Onde, l’ultimo lavoro del regista svizzero Eugène Green. Alexandre (Fabrizio Rongione) e Aliénor (Christelle Prot) – lui architetto, lei sociologa – coniugi francesi in crisi, compiono un viaggio tra Svizzera e Italia. A Stresa, conoscono un’altra coppia, fratello e sorella adolescenti (Ludovico Succio e Arianna Nastro). Aliénor rimane sul lago ad assistere la malata (?) Lavinia, Alexandre parte con Goffredo per Torino e Roma, alla scoperta del barocco di Bernini e Borromini e in cerca di una salvezza dal suo tormento interiore.

La sapienza è una strana operazione di cui si fatica a comprendere il senso dietro la pesante struttura filosofico-esistenziale; in compenso, è ben visibile, sotto la patina del tipico prodotto festivaliero, la sua sconcertante amatorialità.

Filmato in francese e italiano, vanta una sceneggiatura a dir poco ridicola. Viene il forte sospetto che chi ha curato i dialoghi italiani conosca ben poco la nostra lingua (nonché la nostra geografia), ma è soprattutto la recitazione degli interpreti a lasciare basiti: penoso il protagonista, imbarazzanti i giovanissimi attori nostrani, appena salvabile la Prot, mentre sul breve cameo del regista è meglio stendere un pietoso velo. Performance simili (considerando, peraltro, l’arroganza del film nel voler affrontare i massimi sistemi del mondo) fanno sembrare i protagonisti delle fiction tv, al confronto, delle star da Oscar.

Resta la grandiosità delle architetture accarezzate dalla macchina da presa, ma l’impressione è che il regista abbia visto La grande bellezza e Viaggio in Italia senza capire granché del Belpaese, né di come si fa cinema.

Voto: 1/4