TFF 2014: GENTLEMEN di Mikael Marcimain e ANUNCIAN SISMOS di Rocio Caliri, Melina Marcow

GENTLEMEN di Mikael Marcimain (2014)

Dopo aver presentato nel 2012 il suo lungometraggio d’esordio Call Girl, il regista svedese Mikael Marcimain torna in concorso al Torino Film Festival con una nuova pellicola che presenta più di un elemento in comune con la sua opera prima. Nella Stoccolma della fine degli anni ’70 uno scrittore, chiuso nel proprio decadente appartamento, rievoca la sua storia passata: dai primi lavori all’ingresso nel mondo borderline degli intrighi spionistici, in cui si intrecciano amori, avventure e la sincera amicizia sui generis con un musicista che l’ha introdotto in un universo tanto scintillante quanto pericoloso.

Come accade in Call Girl, la ricostruzione ambientale curata nei minimi particolari restituisce alla perfezione l’atmosfera vintage di cui si nutre il film ma, come un involucro ovattato, cerca anche di nascondere una macchinosa narrazione che ha l’ambizione di seguire le vicende personali dei protagonisti e gettare luce sul fervente contesto storico dell’epoca. Il risultato è un melodramma spionistico d’antan ben fotografato in cui ogni orpello è cesellato con cura, che però paga un eccesso di maniera nel costruire un affresco affascinante ma troppo contorto nella sua pedante ricerca di parallelismi, incastri e rime interne. Due protagonisti più un pugno di pugno di personaggi principali, un racconto che richiama tre epoche diverse (la più lontana resa con un raffinato b/n) e un tessuto narrativo troppo intricato che finisce per stufare invece di appassionare. Elegante, condotto con mano sicura, ma senz’anima. Peccato.

Voto: 2/4

ANUNCIAN SISMOS di Rocio Caliri, Melina Marcow (2014)

Opera prima di due giovani registe argentine che approdano al concorso torinese con un piccolo film che si basa sugli avvenimenti reali che hanno colpito una piccola comunità nel nord dell’Argentina.

Una provincia sperduta è segnata da un’inquietante sequela di suicidi tra gli adolescenti, i quali compiono questo gesto estremo senza dare la possibilità ai loro cari di capire i motivi che li hanno spinti a rinunciare alla vita. La comunità si affida al sostegno dell’istituzione scolastica e, in particolare, a una piccola banda musicale che cerca di far superare il trauma agli altri ragazzi del paese.

Pellicola minuta, minimale, anche nell’esigua durata (68 minuti). Un’indagine sincera che ritrova una sua efficacia nella descrizione realistica di una situazione dai connotati sfuggenti, misteriosi, in cui l’incapacità degli adulti di comprendere un gesto così radicale, compiuto da chi ancora deve iniziare la propria vita, ha una rilevanza non trascurabile. Nessun intento di dare una spiegazione, nessuna morbosità, nessuna aura di mistero. Un semplice apologo sul tentativo di comprendere l’incomprensibile. Inconsistente a livello narrativo, il film è un’operazione riuscita a metà: interessante il taglio semidocumentaristico attraverso il quale la pellicola si insinua nell’istituzione scolastica, meno riuscito lo sguardo ad altezza bambino che vorrebbe rendere sullo schermo la quotidianità fatta di piccoli gesti e acerbe esperienze esistenziali.

Voto: 2/4