TFF 2018: RIDE – La recensione

 

Esordio alla regia per il celebre attore romano Valerio Mastandrea. Dopo una carriera passata davanti alla macchina da presa per ironizzare con tatto sulle problematiche più complesse del nostro Paese, l’interprete ora lascia parlare il suo personalissimo occhio per raccontare un dramma anomale ma pur sempre scottante. La vita di Carolina (Chiara Martegiani) viene infatti spezzata dall’improvvisa morte del suo giovane compagno. Rimasta sola con suo figlio, la donna dovrà fare i conti con un dolore talmente profondo da non riuscire a palesarsi.

Mastandrea spinge sul pedale dell’acceleratore proponendo un cinema diverso e coraggioso che in Italia fatichiamo a coltivare. Sono molte le intuizioni visive che possono far discutere (in primis il finale e la scena della pioggia tra le mura domestiche), non tutto è sempre al proprio posto e qualche scivolone si palesa durante la narrazione. Tuttavia Ride si lascia apprezzare anche per questo, per la voglia costante e stimabile di ricercare una via di fuga dal dolore (della produzione audiovisiva italiana) senza far rumore, senza scadere in facili compromessi o lasciarsi trasportare dalla retorica. Buona l’interpretazione degli attori.

Voto: 2/4