That They May Face the Rising Sun di Pat Collins, la recensione

di Valeria Morini

John McGahern è considerato uno dei più grandi scrittori irlandesi: dal suo ultimo romanzo è stato tratto l’omonimo film, That They May Face the Rising Sun, che è stato il film evento all’Irish Film Festa 2024. Un titolo probabilmente non per il pubblico più distratto e mainstream ma perfetto per chi ama il cinema contemplativo e per coloro che sono affascinati dall’incantevole paesaggio irlandese.

Come il libro di partenza, il film diretto da Pat Collins è ambientato negli anni 80, in un’area rurale e ancora piuttosto isolata dell’Irlanda, e segue una coppia che, in controtendenza rispetto alla fuga dei giovani che migrano in cerca di lavoro, ha deciso di trasferirsi lì da Londra. Joe è uno scrittore originario di quelle parti, a suo agio con i ritmi della campagna e delle stagioni; sua moglie Kate è un’artista e ha una galleria d’arte a Londra, che riesce a gestire da remoto. Seguiamo la routine quotidiana dei due, fatta di cose semplici, momenti intimi e interazioni con la colorita comunità del posto: al centro del film c’è proprio la distanza tra la coppia proveniente dalla città e gli anziani e pittoreschi vicini, distanza che, tra solidarietà e qualche frizione, si fa sempre più sottile, mentre Joe e Kate provano a diventare parte di quel mondo.

That They May Face the Rising Sun è un inno nostalgico e intriso di malinconia, a un mondo perduto fatto di ritualità ancestrali, piccole abitudini, amicizie forti come la pietra, culto dei morti, che trova la sua dignità anche nella povertà più estrema e marginale. È l’Irlanda bucolica, genuina e difettosa che abbiamo visto in tanti film, da Un uomo tranquillo di John Ford a The Banshees of Inisherin di Martin McDonagh. Pat Collins la racconta senza idealizzarla ma con un umanesimo profondo e sincero, affidandosi alle interpretazioni di un gruppo di caratteristi formidabili.

Voto: 3/4