THE BOY AND THE BEAST di Mamoru Hosoda (2015)

 

Presentato di recente al Future Film Festival, dopo essere uscito nelle sale nipponiche lo scorso luglio, finalmente arriva in sala, anche se solo per due giorni, The Boy and the Beast, ultima fatica di Mamoru Hosoda che, dopo aver commosso con il poetico Wolf Children, se possibile compie un ulteriore passo avanti nella sua maturazione estetico artistica, confermandosi regista di livello elevatissimo.

Le vicende cominciano a Tokyo, dove Kyuta, ragazzino solitario e senza legami familiari, improvvisamente si trova in un universo parallelo. Laggiù incontra Kumatetsu, una creatura bestiale (bakemono), che lo prende sotto la sua ala protettiva, insegnandogli a combattere, e non solo.

Mamoru Hosoda dimostra ancora una volta di poter essere alternativa forte e credibile al dominio dello Studio Ghibli, confezionando un’opera complessa, ricca e visivamente stimolante, in cui porta all’attenzione del pubblico tematiche cui è molto legato, come la famiglia, il rapporto genitore-figlio, la scelta tra il mondo animale e quello umano, ben più bestiale e crudele, e la crescita personale. The Boy and the Beast è tutto questo: una pellicola di formazione costruita in maniera equilibrata, forte di una sceneggiatura solida e ben sviluppata, soprattutto nel rapporto tra i due protagonisti, un crescendo che arriva ad un finale stupefacente. Hosoda focalizza i suoi sforzi per dare vita ad un prodotto che possa essere addirittura superiore al già ottimo Wolf Children o a La ragazza che saltava nel tempo. Riuscendoci.

Il talento visionario è evidente, con chiari riferimenti al simbolismo orientale e alle opere di Walt Disney, ed è lodevole come il regista anche questa volta abbia cercato nuove soluzioni estetiche, dando prova, se ancora ce ne fosse bisogno, di essere Autore a tutti gli effetti. Kyuta e Kumatetsu sono due personaggi che restano nel cuore, sfaccettati e capaci di dare vita a sequenze dal ritmo forsennato come a dialoghi profondi e toccanti, talvolta anche commoventi. Al termine della visione non resta che ripensare, con gli occhi pieni di meraviglia, a ciò che Hosoda ha saputo regalare, aspettando impazienti la prossima opera.  

 Voto: 3/4

Lorenzo Bianchi