THE HIDE di Marek Losey (2008)

locandina-the-hideNipote del maestro Joseph, Marek Losey (classe 1971) fin da giovanissimo ha iniziato a lavorare come assistente alla regia in video musicali e spettacoli televisivi per cimentarsi poi, nel 2006, nella direzione del cortometraggio Killing Me Softly. The Hide, suo lungometraggio d’esordio, ha partecipato a diversi festival internazionali, tra cui quello di San Paolo in Brasile.

 

<<Il falco assale il coniglio. Il coniglio reagisce>>. Sinteticamente, potrebbe essere così riassunta la tesi sostenuta da Losey in questa serrata e claustrofobica pellicola, in cui i due protagonisti (unici interpreti) si sfidano in un sottile gioco al massacro dove l’equilibrio psichico di ciascuno dei due è messo a dura prova nel momento in cui riaffiorano i fantasmi del passato. La violenza sembra l’unico strumento per “sconfiggere” l’intelligenza. L’astuzia sembra l’unico strumento per “sconfiggere” la violenza. Ma, contro le imprevedibili coincidenze del destino nulla è possibile.

 

Roy Tunt, composto e meticoloso appassionato di bird watching, come ogni mattina si rinchiude in un isolato rifugio nelle desolate lande delle paludi del Suffolk, per completare finalmente la sua maniacale catalogazione di uccelli inglesi. Il tempo sembra non scorrere mai, i minuti sembrano ore, le ore sembrano giorni. Tutto è perfettamente predisposto: il binocolo, il taccuino su cui annotare le varie specie, il cestino del pranzo al sacco. All’immobilità dell’interno, si contrappone il volo degli uccelli all’esterno, liberi di volare nella gelida brughiera britannica. La calma del rifugio è interrotta da un’intrusione tanto inquietante quanto inaspettata. Un uomo, visibilmente sconvolto e dall’aria minacciosa, infrange la rigorosa quotidianità di Roy, disturbato dalla sola idea di dover interagire con un’altra persona. Non tutto, però, è come sembra. La resa dei conti sfocerà in tragedia.

 

Con una messinscena essenziale ed allo stesso tempo accurata in ogni dettaglio, Marek Losey mette in scena uno straordinario studio di caratteri, le cui carte vincenti sono uno script calcolato al millimetro esemplare per capacità di astrazione, ed una perfetta coppia di attori, impegnati in ruoli tutt’altro che banali. Lo scarto con cui la materia narrativa assume via via toni sempre più drammatici spiazza completamente lo spettatore, costretto a ribaltare un punto di vista che sembrava consolidato. Con una tensione sotterranea costante, The Hide solleva interessanti interrogativi, contrapponendo la condizione umana a quella animale, i cui inaspettati punti di contatto coincidono con nefasti presagi di morte. Pregiudizi, false apparenze, disagio esistenziale, frustrazioni sentimentali e dolorosi traumi da superare, sono le coordinate essenziali su cui si snoda l’intera pellicola, obbligandoci a un sentito momento di riflessione.

 

I figli (o i nipoti, come in questo caso) hanno l’onore e l’onere di non far rimpiangere i loro illustri predecessori. In questo caso, buon sangue non mente.

 

Voto: 3,5/4

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