The Ugly Stepsister di Emilie Blichfeldt, la recensione: Cenerentola incontra il body horror
di Valeria Morini
Il body horror non passa di moda ed è anzi più vivo e palpitante che mai. A portare avanti questo sottogenere sono spesso registe europee, come le francesi Julia Ducornau in Titane e Coralie Fargeat con il fenomeno The Substance e anche la norvegese Emilie Blichfeldt. Classe 1991, nel suo lungometraggio d’esordio ci parla di ossessione per la bellezza e accettazione del proprio corpo con una versione nerissima e dai contorni pulp (le scene crude sono poche, ma decisamente ripugnanti) della fiaba forse più celebre di tutte. The Ugly Stepsister è infatti una rivisitazione di Cenerentola, dal punto di vista della sorellastra.
Elvira (la giovane Lea Myren, bravissima) si trasferisce in una sontuosa magione con la sorella e la madre quando quest’ultima si risposa. Alla morte improvvisa del patrigno, si trova a competere con la bellezza della sorellastra, tanto da accettare terribili modifiche al suo corpo per conquistare il cuore del principe al ballo in cui lui sceglierà la sua sposa.
La storia è molto simile a quella della fiaba resa celebre da Perrault e dai Grimm ed è fedele allo spirito originario, riprendendo gli elementi più orrorifici che erano stati espunti dalle ben più edulcorate versioni Disney. L’ambientazione è il Settecento, dove la cura di costumi e scenografie d’epoca contrasta con le musiche contemporanee, a ricordare un po’ la Marie Antoinette di Sofia Coppola. Insomma, ci sono tutte le carte in regola per un cult generazionale, ma il film non è fino in fondo un prodotto mainstream, quanto piuttosto un teen drama d’autore per stomaci forti.
L’ossessione per la bellezza, la magrezza come standard assoluto e fondamentale che piega milioni di adolescenti a un conformismo spietato sono deviazioni assolutamente attuali, alimentate dal proliferare di foto perfette (o presunte tali) che ogni giorno ci scorrono davanti sui social. The Ugly Stepsister le porta all’estremo, mostrandoci tecniche di dimagrimento a dir poco radicali e, immancabilmente, arcaici interventi di chirurgia estetica disturbanti e quasi cronenberghiani. Si legge chiaramente una critica al mondo contemporaneo così schiavo delle apparenze tanto da perdere di vista la vera bellezza, sepolta ormai sotto chili di botox e punturine.
Fiaba punk cattivissima tra erotismo e disgusto, quello di Emilie Blichfeldt è un film profondamente disturbante, che ci porta a non fare il tifo per Cenerentola e a vergognarci di quanto della sorellastra c’è dentro di noi.
Presentato alla Berlinale, film di chiusura del Milano Film Fest 2025.
Voto: ★★½/☆☆☆☆
