THE WALK di Robert Zemeckis (2015)

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Sono gli ultimi tre passi che si fanno sulla fune ad essere decisivi: se si è troppo arroganti, troppo sicuri di sé, si rischia di cadere e vanificare tutto. Questo l’insegnamento fondamentale che Papa Rudy (Ben Kingsley) dona all’aspirante funambolo e suo allievo Philippe Petit (Joseph Gordon-Levitt). Ed è partendo da questo che Robert Zemeckis trasforma la corda su cui cammina l’equilibrista nella vita di ognuno, nelle esperienze che costellano la nostra esistenza.

Da qui muove i passi Zemeckis per raccontare la celeberrima vicenda del funambolo Philippe Petit, che nell’agosto del 1974 camminò tra le Torri Gemelle su un cavo teso, senza protezione, illegalmente. Un vero e proprio colpo che è valso a Petit l’immortalità e che il regista ha voluto raccontare nella sua ultima opera, dopo che già nel 2009 James Marsch ne aveva fatto un documentario, Man on Wire, vincendo anche il premio Oscar.

L’equilibrista Zemeckis muove i primi passi lentamente, delicato, quasi a voler testare la tenuta del cavo su cui poggia tutto il suo racconto, con il primo piano di Joseph Gordon-Levitt (notevole la sua interpretazione) a introdurre le prime sequenze in un incantevole bianco e nero dal sapore nostalgico, con qualche punta di colore, dimostrando una padronanza estetica invidiabile sin dalle prime battute.

Ciò che ne segue, tuttavia, rischia di rimanere nell’anonimato, tra sequenze circensi, amori, progetti visionari per l’esibizione definitiva, irripetibile, il tutto raccontato in maniera fluida, classica, ma forse troppo convenzionale per poterne veramente essere stupiti. E i tre passi sono dietro l’angolo ormai. La traversata sembra ormai fatta, eppure tutto avviene sotto il segno della naturalezza, di una regia consapevole e sapiente ma che non regala nulla più di quanto ci si possa aspettare.

Ma il grande artista è colui che dà il meglio di sé proprio durante quegli ultimi, lunghissimi, tre passi. Ed ecco che la pellicola improvvisamente divampa, un ritmo forsennato, alternato alla quiete poetica sulla fune accompagna l’impresa di Petit coadiuvato dalla splendida colonna sonora di Alan Silvestri: questo è il momento in cui Zemeckis decide che è tempo di regalare cinema, un cinema che è tensione, emozione, intrattenimento, a tratti anche comicità slapstick ad alta quota, elevando tutto a un livello tecnico e artistico che solo i grandi sanno padroneggiare in maniera così impeccabile, tra i pochi ad utilizzare il 3D (indispensabile) come strumento per amplificare l’esperienza visiva e non solo per gonfiare il box office.

Manca ancora un passo: eccole, le Torri, salutate, adorate, onorate e rese ancora più vive dopo questi 123 minuti. Adesso è tempo di inchinarsi e ringraziare il pubblico. Che a sua volta non può che applaudire, meravigliato e, perché no, commosso.

Voto: 3/4

Lorenzo Bianchi