THE YOUNG POPE di Paolo Sorrentino, ep.1-2

young-pope

 IN ONDA SU SKY ATLANTIC

 Nuntio vobis gaudium magnum. Paolo Sorrentino, almeno per quanto mostrato nei primi due episodi di The Young Pope, esce dal torpore manieristico mostrato con Youth e sembra aver regalato un’altra Grande Bellezza, seppur sul piccolo schermo. Il regista napoletano scrive e dirige una serie tv, come tanti autori stanno facendo (David Lynch e Woody Allen, per citarne due grandi) portando la macchina da presa tra le mura del Vaticano, raccontando di un Papa, Pio XIII (Jude Law), alle prese con i suoi primi giorni di pontificato, poco dopo la tanto attesa fumata bianca. Intenso e provocatorio sin dalle prime battute, Sorrentino dispensa da subito perle di regia e sceneggiatura, con monologhi taglienti e dialoghi forti, incalzanti, in un pilot di rara intensità, colmo di materiale e di una qualità che il cinema nostrano fatica a vedere da anni, forse proprio dal suo ultimo premio Oscar.

“Chi sei tu, Lenny?”

“Sono una contraddizione. Come Dio: uno e trino, trino e uno. Come la Madonna: vergine e madre. Come l’uomo: buono e cattivo.”

Delineare il personaggio di Lenny Belardo, Papa Pio XIII, è molto complesso, ed è questo uno dei primi successi del regista. Un Papa in crisi, che, pur nella sua diversità di stile e clima, vagamente richiama alla mente Habemus Papam di Nanni Moretti, un uomo solo, dal passato travagliato e centellinato tramite alcuni misteriosi flashback che lasciano presagire un segreto nascosto che ha reso il Papa ciò che è. “Accontentarsi equivale a morire in vita”, è la risposta data da Pio XIII, interpretato da un Jude Law raramente così incisivo, quando gli si propone una normalissima Coca Cola Light al posto della Cherry Coke Zero cui è abituato per colazione. I registri si mescolano in questo personaggio che non ama i rapporti amichevoli, prediligendo quelli formali, che portano a riti e a sicurezza, un uomo tormentato, solo, che vede in suor Mary (Diane Keaton) l’unica ancora di salvezza, dopo che lo ha salvato dall’orfanotrofio. Eppure, bastano due episodi perché il Pontefice sembri trasformarsi in Monarca, alternando picchi di dispotico e crudele assolutismo ad altri in cui mette a nudo tutta la sua fragilità e debolezza. Un Papa che non vuole apparire, che non vuole merchandising perché è Dio ad essere al centro ma, nel dubbio tra lo scherzo e la serietà, rivela in confessionale di non essere sicuro lui stesso della sua Fede, nel “Silenzio infinito di Dio”, come lui stesso dice. Ricco di sfumature, ipnotico nell’interpretazione di Jude Law, Pio XIII è il giusto ed equilibrato epicentro attorno al quale ruotano tutte le vicende vaticane.

“Aiutaci tu, Pipita”

Il ritratto che Sorrentino mostra del Vaticano è di sicuro impatto. Un Vaticano dove i cardinali tramano, dove nascondono dei segreti. Un Vaticano che “è uno Stato, dove c’è la politica, la finanza, ci sono equilibri”. E non importa che si sia o meno credenti, che si leggano come verità le situazioni mostrate nelle esteticamente impeccabili sequenze di The Young Pope: Sorrentino lancia dei veri e propri schiaffi all’anima e all’intelletto dello spettatore, provocando domande e riflessioni, cercando di risvegliare da un torpore (culturale, in primis) in cui da troppo tempo siamo caduti. E quando il cardinal Voiello, interpretato da un sorprendente Silvio Orlando, invoca Gonzalo Higuain (il Pipita, appunto) per un aiuto, è il momento in cui Sorrentino ci parla della sua pochezza spirituale, di un uomo agli antipodi rispetto al suo Papa, un cardinale che, ci raccontano, ha quasi pilotato l’esito del conclave per un suo interesse. O per il bene della Chiesa, come lui stesso dice, in lacrime, in una delle emblematiche battute finali del secondo episodio. Un uomo ambiguo e spregiudicato, opulento, con 3 iPhone (con relativa cover di Hamsik, Insigne e Higuain, un po’ al limite della maschera) e un interesse primario per i soldi, parrebbe. Ma attenzione ai giudizi affrettati, sembra essere il monito del regista, perché nessuno è buono e nessuno è cattivo in questa storia decandente.

“Alla fine si finisce sempre qui, davanti alla Madre”

Le parole di Pio XIII di fronte alla Pietà di Michelangelo, ritratta in tutto il suo splendore dalla delicatezza della macchina da presa di Sorrentino, che in questi primi due episodi non manca di sfoggiare tutta la sua abilità tecnica, dando ulteriore prova del suo talento estetico. La bellezza e la perfezione artistica contrapposte alle evidenti crepe morali in seno al clero rappresentato dal regista, ironico e pungente nel dipingere una Chiesa in profonda crisi. Senza pietà, per ora. “Un’enciclica è come La Recherche di Proust: tutti la citano ma nessuno l’ha mai letta”, dice Cardinal Voiello; “Sto pregando… per lei”, risponde Pio XIII. Sorrentino mescola bene sacro e profano, aspettando i prossimi episodi, per capire che piega prenderà il progetto, con impresse nella memoria le parole forti e intrise di verità di sister Mary, che dipingono l’umanità e la profonda solitudine di un uomo scelto per fare il Papa:

“..è dura da dire Lenny, ma te lo devo dire, dovranno passare in secondo piano ora, sono solo cose mondane, capisci di che sto parlando? Conosco le tue pene, ho vissuto le tue pene con te, ci ho pianto sopra insieme a te ma adesso è arrivato il momento di lasciare che queste pene svaniscano e che diventino irrilevanti, ricordi sbiaditi, insignificanti, sconfitti, distrutti e sopraffatti dalla terribile responsabilità che il Signore ha deciso di affidarti. Da oggi in poi tu non sei più Lenny Belardo, orfano di padre e di madre, da oggi in poi tu sei Papa Pio XIII, padre e madre di tutta la chiesa cattolica”.