Tinger’s Pond di Natesh Hegde, la recensione

di Giulia Pugliese

Film thriller che mette in scena un intreccio di potere nell’India rurale, Tinger’s Pond racconta la storia di una famiglia che detiene il potere e il gioco d’azzardo in un piccolo villaggio dell’India e lo fa a ogni costo.

All’inizio l’opera non riesce a delineare bene i personaggi, che sono troppi, e le relazioni che hanno tra di loro. Lo spettatore rimane confuso perché non riesce a capire cosa sta vedendo: un film di denuncia sociale? Un racconto documentaristico sui villaggi dell’India? Un film antropologico sull’India rurale? Un film sulla condizione di genere? Ma quando Tinger’s Pond prende la svolta gialla e, purtroppo, il potere si manifesta in tutta la sua cupidigia, allora il film diventa avvincente e con una visione chiara.

La storia denota una crudeltà incredibile, mettendo al centro una ragazza disabile, ma anche una coppia d’innamorati appartenenti a due classi sociali diverse. Situazioni impossibili in un’India moderna, dove vince sempre il più forte. L’opera denuncia proprio questo: la bramosia del controllo delle ricchezze. Prabhu non è solo bieco, è crudele, vorace nella sua sete di controllo del potere e pronto a tutto pur di rimanere al comando. Un personaggio che non solo fa quello che fa per sete di ricchezza, ma anche solo perché lo può fare, forse rappresentando l’India moderna di Modi, un leader che sta trasformando il paese in un regime totalitario, dove chi fa parte della sua cerchia ha tutto il potere e la ricchezza.

L’India è un paese che può essere crudele, e quest’opera si schiera dalla parte degli ultimi e delle donne, raccontandoci una storia molto umana. Con una fotografia dalla grana anni ’60 e una regia documentaristica, il film non solo è riuscito, ma riesce a dare una completezza estetica alla trama, rievocando film come Stazione Centrale di Youssef Chahine e Letter to Angel di Garin Nugroho, opere che, come questa, sono portatrici di un messaggio forte, ma che nella loro semplicità erano anche grandi opere di cinema.

Il film porta in scena anche interpreti molto convincenti, in primis la protagonista, che interpreta una ragazza disabile, ma tutto il cast fa un ottimo lavoro. La disabilità è un tema molto difficile da portare al cinema, ma questo film riesce a usarla come metafora di chi è inerme e di una condizione di vulnerabilità, che viene usata contro di lei.

In certe cinematografie, questo tipo di cinema è importante, tanto più se il messaggio va di pari passo con la messa in scena.

Presentato alla Berlinale 2025 nella sezione Forum.

Voto: ★★★/☆☆☆☆