Trieste Science+Fiction Festival: la recensione di COMA

 

Nikita Argunov, dopo anni di gavetta nel mondo degli effetti speciali al servizio di pellicole come Guardians, il risveglio dei guardiani e Titanium, si presenta con il suo primo lungometraggio al Trieste Science+Fiction Festival: Coma. Siamo da subito catapultati in un altro mondo seguendo le vicende di un giovane uomo, un architetto, che insieme a uno sparuto gruppo di individui prova a sopravvivere nello spazio oltre il coma nel quale i ricordi degli abitanti si mischiano insieme, ma dove altre creature sono in agguanto.

La pellicola fin da subito si mostra molto interessante e particolare, con effetti speciali davvero strabilianti in un vortice di azione ed esplosioni con una sottotrama attraente. I richiami ad altre pellicole come Inception sono palesi, ma al tempo stesso Argunov ricerca una propria autonomia registica.

Il film indubbiamente attrae lo spettatore che, soprattutto nella prima ora, rimane davvero a bocca aperta; nella seconda si tenta di sviluppare un percorso a tratti filosofico che purtroppo non viene approfondito, ma sfiora appena un progetto narrativo davvero molto stimolante.

Il punto forte sono indubbiamente gli effetti speciali, anche se il rischia è quello di realizzare una pellicola esteticamente affascinante e intrigante che diventa quasi un’opera di maniera, un virtuosismo del direttore degli effetti speciali che qui veste anche il ruolo di regista. Film impeccabile esteticamente ma che non fa riflettere doverosamente sulla tematica di fondo che invece meritava altrettanta attenzione. 

Nonostante qualche critica doverosa, il film è sicuramente una pellicola del genere di azione e fantascientifica interessante e un’opera prima di Argunov capace e intrigante. Da non perdere.

Voto: 3/4