Tre amiche di Emmanuel Mouret, la recensione

di Valeria Morini

“Mi piacciono i personaggi che sbagliano, ci riprovano e continuano a sbagliare, come Buster Keaton quando ripetutamente cade e si rialza”: così parla Emmanuel Mouret, sintetizzando il percorso delle sue protagoniste in Tre amiche. Non a caso Keaton appare in una scena ambientata in un cinema, strizzatina d’occhio alla cinefilia in un film che nelle premesse potrebbe essere un lavoro di Woody Allen.

Sfortunatamente, però, del Maestro americano, questa dolceamara commedia francese sulle traversie amorose di tre amiche di Lione (Camille Cottin, Sara Forestier, India Hair) non ha lo spirito né l’arguzia, né tantomeno la sincera malinconia di fondo, ma ne risulta una sorta di versione annacquata e anche meno divertente di quanto ci si potrebbe aspettare.

Tre insegnanti sono unite da un’amicizia davvero profonda e intensa: tuttavia, una ha una relazione segreta con il marito di un’altra (destinata a sua volta a cambiare idea sulla sua concezione di storia d’amore), mentre la terza smette d’amare il compagno, provocandone involontariamente il drammatico destino.

Senso di colpa, fato in agguato, nuovi amori, tradimenti, segreti e bugie: il tutto viene raccontato da Mouret con molta leggerezza e un enorme senso di tenerezza nei confronti dei suoi personaggi. Tuttavia, per trasformare in grande cinema la grande tragicommedia che sono la vita e le relazioni umane – soprattutto il confuso e variegato panorama sentimentale contemporaneo, vero centro focale del film – bisogna per l’appunto essere dotati di una capacità di scrittura che solo pochi registi possiedono.

Mouret ci prova, ma allunga il brodo di un film che avrebbe bisogno di essere decurtato di una buona mezz’ora. Restano molti momenti piacevoli, qualche risata e la solita verve di Vincent Macaigne qui nei panni del “narratore”.

In concorso alla 81esima Mostra del cinema di Venezia.

Voto: ★★/☆☆☆☆