UPSIDE DOWN di Juan Solanas (2012)

Locandina Upside DownLa fantascienza è da sempre un terreno estremamente fertile per il cinema, che con essa condivide lo sguardo al futuro e il desiderio di dare vita a qualcosa di imponderabile o, comunque, di mai visto. Se questa può essere una sorta di definizione di fantascienza, allora Upside Down si chiama immediatamente fuori da questo termine, in quanto, a parte l’ambientazione e il gioco di luci (che tanto ricordano quelle utilizzate in Minority Report, così chiare e volutamente gelide), sa di già visto e di banale in ogni sfaccettatura possibile.

 

 

Raccontare la vicenda di due innamorati che appartengono a mondi fisicamente opposti, uno ricchissimo e l’altro al limite della povertà, poteva essere interessante, anche se il rischio di scadere in un prodotto piatto e scontato era alto. E infatti dalle prime sequenze ci si catapulta nella stucchevole storia d’amore tra Eden (Kirsten Dunst), abitante del mondo “di sopra” e Adam (Jim Sturgess), che vive al mondo “di sotto”. I due si incontrano un pomeriggio, alzando gli occhi, per caso, si innamorano e sono felici, ma la legge prevede che tra i due mondi non possa esserci contatto…

 

Upside Down potrebbe avere come sottotitolo “Un’occasione sprecata”. Certo, non che l’opposizione tra i due mondi sia una novità, basati pensare ad Alice in Wonderland di Lewis Carroll e ai relativi adattamenti cinematografici per capire che non si tratta certo di qualcosa di sconvolgente o mai visto. Eppure visivamente l’idea era anche intrigante, sia a livello di immagini, sia a livello concettuale, pensando che in entrambi i mondi non esiste il cielo, e quindi una sorta di speranza, in quando alzando gli occhi si può vedere solo l’altro mondo, quasi come fosse un’eterna ossessione. Un film che può anche essere letto come una metafora della diversità, oltre che della situazione geopolitica attuale, con un “mondo di sotto” che viene sfruttato dall’altro più ricco per le sue risorse, fatte poi pagare dieci volte tanto, come oggi accade con i paesi sviluppati e quelli del Terzo Mondo: apparentemente uno spunto interessante, ma sviluppato male e che quindi rappresenta un’ulteriore banalità che si accompagna a quella più grande: la storia d’amore. Stucchevole love story che offenderebbe Romeo e Giulietta, camuffata sotto una patina di facile fantascienza, in cui i due hanno nomi simbolici che dimostrano semplicemente come debbano essere legati, ma la profondità del discorso termina qui, non si va oltre, e questa è, in generale, la pecca più grossa di un film superficiale che si presenta come rivoluzionario. Solanas non riesce a dare ritmo, non c’è azione, e quando c’è è talmente compassata o dall’esito scontato che non riesce a suscitare il minimo interesse, completato da un finale che vorrebbe essere epico ma che più prevedibile e retorico non poteva. In Upside Down si salva solo la fotografia, con immagini meravigliose e affascinanti, ma che restano solo piccoli ricordi in un film che, nel complesso, resta da dimenticare.

 

Voto: 1,5/4

 

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