VENEZIA 70. Fuori Concorso. Giorni 4, 5, 6 e 7

arnstrong lieTHE ARMSTRONG LIE, di Alex Gibney (2013) – Fuori Concorso

Presentato nella sezione Fuori Concorso Proiezioni Speciali, quello di Alex Gibney è un riuscitissimo documentario. Una storia che sfiora l’incredibile, soprattutto per la sua importanza sportiva, viene messa sotto la lente d’ingrandimento del regista che da primo tifoso del ciclista americano, è anche il primo a rimanere scotto dalle interviste rilasciate dal suo beniamino. Lance Armstrong vinse 7 Tour de France consecutivamente. Paladino dello sport in quanto risultato sempre positivo ai controlli anti doping e in quanto esempio umano da seguire (Lance uscì vincitore dalla lotta contro il cancro prima di iniziare a vincere in pista). Il film segue passo per passo le sue avventure sportive e non, intervistando le persone che più gli sono state vicine. Ma lo fa prendendo le mosse dalle dichiarazioni shock di qualche mese fa in cui il campione affermò di essersi sempre “drogato” per riuscire a vincere. Dottori, giornalisti, compagni di squadra, amici e Lance in prima persona si mettono a nudo nel film. Un mosaico toccante e riuscito che sarà apprezzato sia dagli appassionati di ciclismo sia dai neofiti. Infatti un altro pregio della pellicola è quello di spiegare per filo e per segno ogni singolo aspetto delle corse (tattiche, visite mediche, allenamenti) senza dare nulla per scontato. Si racconta di Armstrong, ma si racconta anche di tutta una macchina politico-organizzativa che sta dietro le quinte di quello che da molti è definito lo sport più facile del mondo. Unica pecca, la durata un po’ eccessiva.

Voto: 3/4

 

 

PALO ALTO, di Gia Coppola (2013) – Orizzonti

Ennesimo film sull’adolescenza. Ennesima banalità. Sesso, droga, alcool, feste, piscine, macchine, sigarette, musica, licei, primi amori, primi tradimenti. Gia Coppola è imparentata con Sofia e da lei riprende le tematiche, ma le banalizza in maniera crudele, senza mostrare un minimo di poesia o di stile cinematografico. Rimane poco negli occhi, ma soprattutto rimane poco nel cuore, dopo la visione di questo lavoro che non fa altro che puntare su un pubblico della stessa età dei suoi personaggi. Mancano persino le parole per commentarlo. Un luogo comune dietro l’altro di cui non si sentiva minimamente l’esigenza. James Franco interpreta e produce giusto perchè il film è tratto dai suoi racconti, ma poteva tranquillamente farne a meno.

Voto: 1/4

 

WE ARE THE BEST!, di Lukas Moodysson (2013) – Orizzonti

Ci hanno provato in molti a mettere in scena la prima adolescenza e questo film fa parte di quei molti, però fa anche parte dei molti che non sono riusciti nell’intento. Prendendo le mosse da una vicenda più leggera, interessante e originale (3 ragazze che vorrebbero formare una rock band) il film sbava spesso, riproponendo luoghi comuni quali alcool, prime cotte, ribellioni scolastiche e familiari, senza perseguire l’obiettivo nè tematico di fotografare quell’età, nè narrativo abbandonando ben presto le vicende della band per poi ripescarle nel finale. Il tutto accompagnato da uno stile frenetico, in continuo movimento con la macchina a mano, montaggio serrato e inquadrature brevi per sottolineare il disagio e la frenesia delle protagoniste (tra l’altro molto convincente la loro prova, e trattandosi di attrici così giovani c’è da stupirsi positivamente). Alla lunga però il film stufa e soprattutto non rinnova minimamente il genere, incastonandosi in una sorta di limbo tra l’immedesimazione nei confronti dei personaggi e il ripudio per le loro azioni deprecabili, senza schierarsi da nessuna parte e continuando a confondere le carte in tavola.

Voto: 2/4

 

IL TERZO TEMPO, di Enrico Maria Altare (2013) – Orizzonti

Dispiace dover criticare negativamente un esordio, ma difendere questa pellicola è missione dura se non impossibile. Potremmo accusare le interpretazioni fuori luogo, la regia piatta, i buchi di sceneggiatura e le trovate narrative davvero banali e irritanti, ma il fattore più dolente della pellicola rimane la voglia di puntare a livelli cinematografici davvero di medio livello e non solo non raggiungerli, ma scivolare in una baratro profondissimo. La morale dei perdenti che si riscattano nell’ultima partita e in contemporanea nella vita, i ralenti infiniti e scontatissimi della sequenza finale, l’happy ending forzato, e chi più ne ha più ne metta, sono tutti fattori di una fantasia scarna, di una scarsissima inventiva e cultura cinematografica e di un’operazione studiata a tavolino per piacere. E infine perdonatemi, ma un film che parla di rugby, che prende il titolo da una pratica sportiva proprio di quello sport che avviene al termine di ogni partita e che sbaglia a spiegarla, proprio non dovrebbe suscitare il minimo interesse.

Voto: 1/4

 

STILL LIFE, di Uberto Pasolini (2013) – Orizzonti

Un’opera molto interessante quella dell’italiano Uberto Pasolini, noto produttore italiano qua alla sua seconda regia. Un film con al centro un uomo solo con una bizzarra professione, gestire i funerali di persone che sono sole come lui e che dunque non avrebbero nessuno che organizzerebbe la cerimonia per loro una volta passati ad altra vita. Pasolini opta per uno stile delicato, lento nei suoi tempi ma non prolisso e si concentra molto sulla direzione degli attori che lo ricompensano più che degnamente. Nel finale purtroppo si condensano tutti gli errori di questa pellicola che cresce bene ma poi si banalizza un po’ sia per la scelta narrativa che per l’ultima inquadratura piuttosto semplice e retorica. Ma comunque i minuti precedenti non si cancellano e non si dimenticano. Sicuramente non è l’enorme capolavoro che in monti hanno annunciato al Lido, ma rimane un’opera più che sufficiente, delicata e spiazzante.

Voto: 2,5/4

 
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