Venezia 71: GOOD KILL di Andrew Niccol e THE SOUND AND THE FURY di James Franco

good-killGOOD KILL di Andrew Niccol (2014)

Chiude il concorso di Venezia71 Good Kill, sesto lungometraggio di Andrew Niccol, regista e sceneggiatore neozelandese celebre per aver scritto The Terminal di Steven Spielberg (2004) e, soprattutto, il bellissimo The Truman Show di Peter Weir (1998). Opera di scottante attualità che cerca di offrire un punto di vista inedito sul post 11 settembre e sulle infinite contraddizioni dell’impegno miltare a stelle e strisce sul suolo mediorientale, il film si concentra sullo “sporco” lavoro di un ufficiale americano (Ethan Hawke) che, abbandonato l’impegno sul campo per volere dei suoi superiori, ha il potere di sterminare lo sfuggente nemico a 11.000 chilometri di distanza, pilotando quegli ipertecnologici droni che stanno ormai sostituendo i bombardieri tradizionali. La riflessione moraleggiante su un “etica” della guerra segnata da codardia e senso di colpa annacqua completamente un film che si ostina a percorrere il sentiero minato della facile retorica, proponendo il consueto approccio bellicoso made in USA in contrapposizione al doloroso destino di un popolo destinato ad uscire sconfitto a causa del proprio fanatismo. Accattivante dal punto di vista visivo, con lo sfavillante skyline di Las Vegas a far da controcampo “occidentale” alle aride pianure mediorientali esplorate con i visori satellitari, Good Kill colleziona tutti i cliché del cinema di denuncia americano più ricattatorio, proponendo la parabola esistenziale di un uomo costretto ad un esame di coscienza per arrivare ad un fastidioso quanto irritante lieto fine.

Voto: 1,5/4

 

 

the-sound-and-the-furyTHE SOUND AND THE FURY di James Franco (2014)

L’eclettico James Franco torna a confrontarsi con la pagina scritta del grande scrittore, poeta e drammaturgo statunitense William Faulkner (1897-1962) a un anno di distanza dal successo di critica ottenuto con As I Lay Dying, trasposizione cinematografica del romanzo Mentre morivo (1930) proiettata alla 66ª edizione del Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard. Presentato fuori concorso, The Sound and the Fury rappresenta un’ulteriore conferma del talento artistico del bad boy di Palo Alto. Dimostrando una notevole padronanza del mezzo cinematogrfico, James Franco riesce a comporre un racconto intimista capace di restituire la complessità dell’omonima opera di Faulkner da cui il film è tratto. Impresa coraggiosa, superata grazie ad un approccio personale che riporta sullo schermo una prosa innovativa e complessa caratterizzata da una narrazione libera che rifiuta la linearità del racconto attraverso uno stream of consciousness basato su punti di vista multipli e salti temporali. Ambientata nel Sud degli Stati Uniti all’inizio del ‘900, la pellicola mette in scena le (tragiche) vicende di una ricca famiglia bianca ormai in decadenza, rispettando lo spirito fascinoso e selvaggio del romanzo, grazie a suggestioni poetiche di matrice letteraria che procedono per analogia nel descrivere la complessa psicologia dei tre fratelli Compson [Benjy (James Franco), affetto da ritardo mentale, Quentin (Jacob Loeb), sconvolto dalle vicende sentimentali che coinvolgono la sorella Caddy (Ahna O’Reilly) e l’aggressivo Jason (Scott Haze)]. Suddiviso in tre capitoli che seguono il punto di vista dei tre protagonisti (a differenza del libro che si chiude con un quarto capitolo narrato dalla serva nera al servizio della famiglia), The Sound and the Fury colpisce per la ricercata bellezza delle immagini naturali, complemento necessario al romanticismo fosco di un’opera che eccelle nel catturare le pulsioni più autentiche dell’animo umano.

Voto: 3/4