Venezia 71: LA TRATTATIVA di Sabina Guzzanti e LE DERNIER COUP DE MARTEAU di Alix Delaporte

LA TRATTATIVA di Sabina Guzzanti (2014)

Ancora non si sono spenti gli entusiasmi per il folgorante mockumentary di Franco Maresco Belluscone. Una storia siciliana, visto in Orizzonti, che la Mostra di Venezia, con l’ultima opera di Sabina Guzzanti (portata Fuori concorso) ripropone, pur in tutt’altra chiave registica, temi vicini a quelli affrontati dal cineasta siciliano. La presunta e famigerata trattativa tra Stato e Mafia all’indomani delle stragi del 1992-93 e la relativa connessione con l’ascesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994 sono infatti al centro del film della pasionaria Guzzanti, sempre più a suo agio con la forma del documentario di denuncia già sperimentato in Viva Zapatero!, Draquila e Le ragioni dell’aragosta.

In un’edizione scarna di sorprese, va dato atto agli organizzatori del festival di aver fatto una scelta felicemente coerente: portare al Lido un argomento ancora oscuro e controverso attraverso gli sguardi molto differenti di due autori che in maniera diversa hanno lasciato un segno nel mondo dello spettacolo italiano. Ovviamente, siamo lontani anni luce dal grottesco visionario del film di Maresco: la Guzzanti, più che allo sperimentalismo cinematografico, è interessata a una divulgazione cronachistica dei fatti perfettamente in linea con la sua idea di cinema di impegno civile.

Ricorre tuttavia a un artificio che allontana il film dai canoni tradizionali del documentario: oltre a immagini e video di repertorio, la ricostruzione è affidata a un gruppo di attori (regista compresa) che mettono in scena, come su un palcoscenico, i vari tasselli di questo oscuro e complesso pezzo di storia. Proprio tale scelta, se da un lato si dimostra efficace (il ritmo agile e gli elementi satirici rendono godibile la visione e mantengono viva l’attenzione dello spettatore), dall’altro può considerarsi per certi aspetti discutibile. Spesso i “personaggi” appaiono infatti eccessivamente caricati e macchiettistici (immancabile la classica apparizione della Guzzanti en travesti nei panni di Berlusconi) portando a cambiamenti di registro troppo repentini. D’altra parte, si può discutere anche su determinate scelte musicali che, al contrario, fanno virare il film nella direzione dell’enfatico. Detto questo, resta la capacità di snocciolare l’infinita serie di fatti e personaggi in un modo chiaro e coinvolgente, in un film da vedere al di là le sue imperfezioni.

Voto: 2,5/4

 

LE DERNIER COUP DE MARTEAU di Alix Delaporte (2014)

A Venezia 71 arriva il quarto (!) film francese in concorso, diretto dalla regista Alix Delaporte (Angèle e Tony), una delicata storia adolescenziale raccontata dal punto di vista del quattordicenne, Victor, interpretato dall’esordiente Romain Paul. La vita in una squallida roulotte con la madre malata di cancro, le prime tenerezze amorose con la coetanea Luna, la possibilità di riscatto da un futuro incerto attraverso il calcio, la ricerca del padre direttore d’orchestra mai conosciuto: sulle note della Sinfonia n.6 di Gustav Mahler, si dipana il come of age di Victor, protagonista assoluto costantemente pedinato e “accarezzato” dalla macchina da presa dell’autrice. Senza la minima caduta nel patetico o nella trovata strappalacrime, una regia asciutta e sobria (che inevitabilmente strizza l’occhio a Truffaut) valorizza il talento del giovanissimo attore protagonista, il fascinoso paesaggio della Camargue in cui la vicenda è ambientata e il coinvolgente accompagnamento musicale che si fa elemento fondamentale. Niente di particolarmente originale e folgorante, ma la Delaporte gira con una grazia e un’eleganza innegabili.

Voto: 2,5/4